Un’istitutrice niente affatto docile e rassicurante è la protagonista di “Victorian Psycho” di Virginia Feito. Tra sangue, sbudellamenti e secrezioni, accecata dal male, con un segreto e uno scopo, miss Winifred Notty dà più di uno schiaffo in faccia al perbenismo e al buoncostume borghese…
Il New Yorker lo ha inserito nella lista dei “migliori libri del 2025”.
La rivista Time lo ha nominato tra i “100 libri da leggere assolutamente nel 2025”.
Ha ispirato un film che si preannuncia essere uno degli horror più attesi per il 2026.
Il libro in questione è Victorian Psycho (207 pagine, 17 euro), pubblicato da Mercurio Books. L’autrice è Virginia Feito, già famosa per il suo esordio bestseller “Mrs March. La moglie dello scrittore” tradotto in più di dieci Paesi.
Ma se pensate che come presentazione possa bastare, vi sbagliate, il pegg… cioè il meglio deve ancora venire.
Winifred Notty
Se Jane Eyre fosse stata una psicopatica si sarebbe certamente chiamata Winifred Notty.
«Miss Notty… Posso chiamarti Winnie:»
«Puoi chiamarmi Fred».
«Ma Fred non è il nome di una signora!»
«Fred è il nome del demone che vive dentro di me».
Come in un libro della Brontë infatti, lo scenario che ci viene proposto potrebbe tranquillamente essere ricondotto alla tradizionale dimora di famiglia immersa nella bucolica campagna inglese in età vittoriana, se non fosse che la presenza della nuova istitutrice Miss Notty – ben lontana dalla rassicurante e docile Jane – arriverà a turbare non poco questo sfondo potenzialmente idilliaco.
Winifred Notty giunge a Ensor House tre mesi prima del Natale per occuparsi dell’istruzione dei giovani Pounds, Andrew e Drusilla. In questo periodo che precede le festività si intuisce subito che qualcosa di oscuro sta covando nelle intenzioni dell’istitutrice, un preludio di ciò che raggiungerà il suo apice nel giorno di Natale, durante il quale familiari e amici si ritroveranno per festeggiare.
Delirio organizzato
Victorian Psycho, tradotto da Clara Nubile, è un libro al quale ci si deve approcciare con consapevolezza perché contiene scene molto forti, sangue, sbudellamenti, secrezioni di ogni tipo e da ogni tipo di orifizio immaginabile, ambiguità sessuali e violenza. Eppure non sono le parti che spaventano di più.
Ciò che realmente fa gelare il sangue è il pensiero di cosa potrebbe generare la mente umana se stimolata da un pretesto, un alibi, un movente abbastanza sufficiente da far scattare quella rotellina nel cervello che manda tutto in tilt.
Sì, perché Miss Notty non arriva per caso dalla famiglia Pounds, ha un segreto e uno scopo.
Per quanto tutta la sua vita sia cosparsa di grotteschi avvenimenti di cui lei stessa è artefice, c’è anche una parte di “eredità” a cui non può sottrarsi, ma che anzi sembra accogliere. Infatti proprio a quella parte si rivolge, chiamandola per nome, come se avesse vita propria e fosse imprescindibile da lei: l’Oscurità, che si annida nel suo corpo e reagisce agli stimoli esterni spingendo per uscire.
È questo che accade quando non riusciamo a dominare i nostri impulsi più profondi?
O sono solo attenuanti per giustificarci la follia?
Non mi preoccupo di ulteriori spiegazioni razionali: ho scoperto che, davanti all’inesplicabile, gli esseri umani trovano sempre il modo di spiegare quasi ogni sorta di orrore
Caos sistemico
La narrazione è affidata a Miss Notty, che ci parla in prima persona utilizzando il tempo presente come se tutto stesse accadendo in quel preciso momento.
In questo modo non solo si sottopone il lettore al suo punto di vista ma si contribuisce anche a creare un atmosfera di fatalità, che lo accompagna a piccoli passi verso un qualcosa di progressivo e inevitabile: succede, sta succedendo ed è impossibile da fermare.
Winifred Notty è accecata dal male che alberga in lei, tanto da sembrare vittima di allucinazioni che la fanno (e ci fanno) dubitare se ciò che sta accadendo sia frutto del suo inconscio, in lotta tra ciò che vorrebbe fare e ciò che in realtà fa per rispettare le norme sociali e comportamentali. Con i suoi modi fintamente e forzatamente civili darà poi uno schiaffo in faccia al perbenismo e al buoncostume borghese (anche più di uno schiaffo).
È la tipica antieroina per eccellenza, spudorata, impunita, spregiudicata, capace di un’ironia che alla fine ce la fa risultare anche simpatica.
Non si riesce a voler veramente male a Notty neanche mentre sbudella una governante o lancia dalla finestra un bambino. Avrà avuto i suoi buoni motivi. Empatizziamo con lei, una figura totalmente incapace di empatizzare: la giustifichiamo? La biasimiamo? Ci fa pena, tenerezza, soggezione… o paura?
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