In libreria da domani “Rosa”, opera seconda della francese Camille Guillon-Verne (qui una sua intervista). Il romanzo “Rosa” (192 pagine, 16 euro) è pubblicato come quello d’esordio, “Ninuzza”, dalle edizioni Kalós. Nella Sicilia degli anni ’60, la giovane Rosa s’interroga sulla sua stessa famiglia, sui rapporti tesi che ha con i genitori, sulla mancanza di sue foto da neonata. Per decisione del padre e della madre deve trasferirsi dagli zii, a S. Giuseppe Jato, nel Palermitano. Un libro sulla crescita tormentata di una ragazza, una storia di coraggio che invita a non perdere mai la speranza. Per gentile concessione dell’autrice e dell’editore pubblichiamo un estratto del volume
Il sole splendeva e nell’aria si sentiva il profumo di una primavera precoce. Rosa amava quel periodo dell’anno; le giornate si allungavano e le foglie degli alberi spuntavano timide, colorando di verde l’intero corso principale di Cinisi. Di ritorno dalla merceria dove aveva fatto compere per conto della madre, camminava lenta godendosi quel raro momento di libertà. Finalmente aveva ottenuto il permesso di uscire da sola. Non pensava di riuscire a convincerli: nell’ultimo periodo spingeva i suoi genitori oltre il loro limite. Eppure, quella mattina aveva letto nello sguardo di sua madre una specie di stanca rassegnazione.
Per placare i tormenti interiori, provava con tutte le forze a tenere impegnata la mente, fantasticando sul suo futuro, sul momento in cui sarebbe stata una volta per tutte protagonista della sua vita. Il suo cuore bruciava per l’eccitazione: era diversa dalle sue coetanee. Quante volte le era toccato ascoltarle mentre si confidavano, tutte prese dal sogno di un marito, dei figli e di una casa tutta loro? Ogni volta le si stringeva il petto: l’idea di finire intrappolata in quella vita logorante le dava il voltastomaco. Come potevano, guardando un uccello in gabbia, desiderare di entrarci anche loro? Come poteva quella prigione rappresentare un sogno?
Lei sognava tutt’altro. In televisione aveva visto che nelle grandi città c’erano le vere opportunità, mentre lì, in quel paese, tutto sembrava immobile da generazioni. Le poche volte in cui aveva provato a parlarne con sua madre, si era sentita rispondere, con tono secco, che fuori da Cinisi non l’aspettavano altro che povertà e solitudine. Ma lei non vedeva l’ora di diventare abbastanza grande per fare proprio il contrario di ciò che i suoi genitori si aspettavano. Voleva una vita fatta di avventure e scoperte: si immaginava a teatro, ad assistere a un balletto o a un concerto di musica classica. Si ripeteva che, se avesse voluto davvero qualcosa, prima o poi sarebbe riuscita a ottenerla. Sapeva però che senza un uomo al suo fianco quell’indipendenza sarebbe rimasta un sogno. Perché quelle erano le regole per le ragazze, e a farle rispettare con più rigore erano proprio le madri e le nonne. (Continua in libreria…)
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