Lansdale, la vita fritta sulla pelle di Hap e Leonard

Passa il tempo e Hap e Leonard, comici prestati all’investigazione, immortali eroi di Joe R. Lansdale, cercano giornate più rassicuranti e i piccoli piaceri della vita. Poi certo se – come nel nuovo romanzo delle loro avventure, “Zucchero sulle ossa” – si imbattono in truffatori e trafficanti d’organi ci sta che riprendano le pistole e non si sottraggano a qualche scazzottata

Rullo di tamburi e ritorna Joe R. Lansdale. Rientra in scena alla propria maniera, come solo lui sa fare, anche se l’ultimo libro Zucchero sulle ossa, tradotto da Luca Briasco per Einaudi, appare tra i meno smaglianti della sua lunga produzione letteraria. Di certo meno rutilante di Rumble Thumbe e di molti altri libri pubblicati in passato. Epperò, nonostante un copione narrativo ben rodato, che prosegue ciclostilato da anni e che, al netto di tutto, non lascia grandi spazi interpretativi su come andranno poi a finire le sue storie, ritroviamo i soliti Hap e Leonard, due comici di fatto prestati all’investigazione, cazzuti come sempre, questa volta alle prese con una banda di criminali che gira per gli Stati Uniti truffando la gente e, quando possibile, trafficando persino in organi umani. Per usare le parole dello scrittore americano, siamo di fronte ad una storia «brutta forte, molto peggio di quanto ci si aspettava, piombata addosso da una angolazione che quasi sfidava la geometria».

Un’ottica quasi crepuscolare

Insomma, una bella faccenda con tutti i crismi del caso, nella quale Lansdale si butta a capofitto, impacchettandoci un’indagine cotta al punto giusto, con tanti bei morti ammazzati, qualche riflessione sul senso della vita e una serie di battute al fulmicotone che, come sempre, trasformano i dialoghi di tutti i protagonisti in una lettura spassosa, ironica e irriverente. Certo, il peso dell’età si sente e anche i nostri due protagonisti appaiono più opachi rispetto a prima, imprigionati in un’ottica quasi crepuscolare: ora cercano le gioie familiari, una vita più tranquilla, l’alba di giornate rassicuranti e senza sorprese. Gli basta sorseggiare una Dr. Pepper o addentare un biscotto alla vaniglia per stare a posto con la propria coscienza e magari declamarci qualche spazzo di poesia autunnale: «Lo sai, sì lo sai, ma vai avanti insieme agli altri, fischiettando nell’oscurità, col sibilo degli esplosivi nelle orecchie, un cavaliere su una specie di destriero bianco che corre a perdifiato con la lancia tesa, dalla quale penzola il velo della Signora Morte, un simbolo del suo favore. Cavalca, idiota. Cavalca». Ma per quanto ci si possano sforzare, dai problemi non riescono a tenersi lontano e malgrado entrambi abbiano sterzato verso una esistenza più casalinga e monotona, di nuovo finiranno per impugnare una pistola, rifilare qualche scazzottata e incastrare il cattivo di turno cercando di portare sana e salva a casa la pellaccia. Perché, in fondo, ad Hap e Leonard la vita piace sentirsela friggere sulla pelle.

Pazzi di mezza età e gente tosta

Per questo ci ricascano e si immischiano nelle questioni altrui: perché quando sentono odore di bruciato, quando capiscono che le cose stanno in maniera diversa da come appaiono, non possono fare a meno di ricordarsi di essere dei detective, dei segugi, dei cani da tartufo. Che di stare sul divano in panciolle proprio non ne vogliono sapere. È la loro natura, è il loro destino. A nulla vale l’amore di Brett o quello di Pookie che li vorrebbero più docili, più addomesticati: loro devono intervenire, loro devono scoprire la verità, a qualunque costo. Accanto a questi due pazzi di mezz’età troviamo anche altri personaggi sui generis, come Vanilla, Jim Bob, Veil: gente tosta, spigolosa, che parla poco e spara tanto. Insomma, ci si imbatte in tutto il consueto ricettario di Lansdale che lo incorona come uno dei geni del crime. Un genere in cui lui detta legge, sebbene forse sia arrivato anche il suo tempo. Lo si capisce dalla minore esplosività di questo romanzo, indubbiamente il più dimesso e, per alcuni versi, anche il più semplice.

Un epilogo aperto

La storia non presenta particolari intrecci e anzi, sul finire, sembra addirittura esaurire la propria spinta emozionale. C’è, però, da giurare che lo scrittore americano non abbia alcuna intenzione di attaccare la penna al chiodo: l’epilogo, infatti, è lasciato aperto e chissà che, fra non molto, non esca il seguito. Chi scrive spera di no perché non ama i sequel, ma alcuni indizi lasciano pensare che questa sia la direzione che si è voluta intraprendere: «Forse questa volta avevamo dato un colpo fatale al sistema e non sarebbe più risorto. Forse, eliminata la testa del serpente, il resto del corpo sarebbe morto». Di nuovo rileggeremo di Hap e Leonard? Magari questa volta alle prese con una spy-story in qualche ospizio? Può darsi, tenuto conto che gli anni passano anche per loro e che il tempo non fa sconti a nessuno. Vedremo. Intanto godiamoci questa ultima lettura, senza nutrire particolari aspettative.

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