Un esperimento narrativo che parla di ambiente e natura senza… accennarne. Mettendo al centro l’uomo, però attraverso le fattezze di Blues, una balena che parla, nel 2049. Con “L’onda lunga” di Mariano Rose siamo dinanzi a un’originale architettura narrativa e una voce caustica e strafottente…
E se a prendere la parola in un romanzo fosse una creatura del tutto inaspettata fattasi personaggio? Mariano Rose sceglie la via dell’insolito in L’onda lunga (315 pagine, 16 euro): “un racconto Blues”, come recita il sottotitolo, ovvero il suo esordio nella narrativa per Las Vegas edizioni. Se il richiamo del titolo ha a che fare con il mare e l’oceano, la strada è quella giusta. Del tutto sorprendente è invece la scelta di chi parla, e da qui l’intero congegno romanzesco di un’opera che, coinvolgente e al tempo stesso scomoda, si propone come un libro di grande carattere.
Una balena parlante
C’è una voce che parla, interrogata da un team di sedicenti esperti, all’apertura di questo originalissimo romanzo. È una voce a tratti caustica, strafottente, una voce che è anche profondamente venata di tristezza. È la voce di Blues. Peccato che dopo qualche riga si inizi a intuire che c’è qualcosa di insolito in questo narratore, e che dopo qualche pagina il fatto sia chiaro: chi parla è una balena. La storia di come sia possibile questo fatto assurdo – ma del resto, dentro i romanzi, non è poi tutto possibile? – si scoprirà dopo un bel po’ di pagine. Quello che importa è che il lettore, sobbalzando da subito per la scelta inaudita, viene agganciato dalla trama in una altrettanto originale architettura narrativa. Blues sta subendo una sorta di interrogatorio nell’anno di grazia 2049. Proiettato da subito in un futuro prossimo, il lettore percepisce che qualcosa è accaduto prima. Sulle tracce di questi fatti passati insegue quindi il resoconto della balena parlante, l’unica al mondo, un fenomeno da palcoscenico: l’ennesima risorsa sfruttabile del pianeta.
Una voce che sa di blues
Non si tratta della stessa attrattiva di un acquario. Blues è una distorsione umana in tutto e per tutto, e da questa constatazione il lettore insegue una storia in crescendo, da un laboratorio di ricerca alle luci della ribalta, fino a un crollo radicale nell’abisso, non quello marino. Oltre a essere l’unica balena parlante al mondo, la caratteristica chiave di Blues è che non si pone praticamente filtri. Dell’uomo incarna tutto il peggio: vizi, corruzioni, dipendenze… C’è l’infimo fondo di imbuto della natura umana in questo esperimento animale: un cetaceo carismatico, l’essere più grande del mondo corrotto da tutto ciò che nell’essere umano va contro natura. Sarà per questo che tutta questa storia è narrata sotto una fortissima influenza di blues: dolore, perdita, nostalgia altrimenti inspiegabili e non narrabili. Non c’è solo il blues propriamente detto, ma un richiamo di malinconia e tristezza antico e puro, un inconscio suggerimento da interpretare. È probabilmente questo l’invito per il lettore: se alla natura è attribuito il peggio dell’uomo, e le cose precipitano nel buio finché più nulla sembra funzionare, qual è la soluzione? L’onda lunga può essere classificata come una storia che parla di crisi climatica, fenomeno che appare in tutta la sua soffocante pericolosità, generato dalla miopia umana. Ma non è una storia sulla crisi climatica, e nemmeno sulla natura in senso generale, perché è la natura umana che viene ispezionata qui, attraverso la lente deformante di una balena che percepisce il richiamo profondo a una tristezza che, senza mai manifestarsi per nome, agisce, cresce, divora, fino a intrappolare tutti e tutto.
Una sorprendente chiave narrativa
Voci e tempi sono quelli di un esperimento narrativo che parla di crisi climatica, ambiente e natura senza praticamente parlare di tutto questo, ma mettendo al centro l’uomo. Tombola, direbbe Blues con la sua inconfondibile e graffiante ruvidità. Scostare il punto di vista e il tempo permette infatti di vedere meglio l’oggi, proiettando scenari possibili che naturalmente scongiuriamo. Blues è in tutto e per tutto un essere umano, tranne che nel corpo. Ed è proprio questa la sorprendente chiave narrativa della storia. Forte della sua unicità, l’animale più grande al mondo appare al centro di questo romanzo per scardinare, vivendolo da dentro, il mondo umano. Nessun ragionamento ambientalista o sedicente tale, nessun riferimento all’etologia, ma pure invenzione narrativa, struttura e tecnica, per generare un mondo di carta che, dalle sue distorsioni, ci inchioda al presente reale.
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