Marta Cristofanini: “La mia Luna è un puzzle incompleto”

«Racconto un’assenza e la frammentazione di un’identità», spiega in quest’intervista Marta Cristofanini, autrice di “Selenide”, raccolta di nove racconti. «Tutto quel che sappiamo della mia protagonista è una raccolta di testimonianze dirette e indirette, che rimettono insieme i frammenti…»

Un debutto che non è passato inosservato, il libro di una casa editrice indipendente che, sovente, si segnala per sorprese di valore, una voce nuova della narrativa italiana che bisogna tenere d’occhio. Genovese di nascita, Marta Cristofanini, ha esordito, per Racconti edizioni, con Selenide (ne abbiamo scritto qui), raccolta di nove racconti con un filo conduttore ben preciso e con una genesi che la stessa scrittrice ligure racconta in questa intervista, concessa a margine del suo incontro con gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Gastaldi Abba” di Genova, nell’ambito del Laboratorio di Lettura che include. «In seguito a un altro racconto che avevo scritto – spiega Marta Cristofanini in questa intervista – c’è stato un incontro, avvenuto con serendipità, con Emanuele Giammarco, che è l’editore di Racconti, abbiamo creato un ponte, un dialogo a distanza, che mi ha portato elaborare il centro dell’idea di Selenide, che è appunto quella di raccontare un’assenza, quindi sono partita da una necessità, comunque da un desiderio e che in qualche modo era inconscio ed è stato portato in superficie grazie all’aiuto appunto di Emanuele Giammarco».

Non solo un’assenza, tra le pagine di Selenide, ma il racconto della «frammentazione di un’identità che in particolar modo riguarda quella
di Luna, protagonista che c’è e non c’è e ho cercato di in qualche modo di inseguire senza aver la pretesa di riempire i vuoti e il vuoto che ha lasciato, ma anzi cercando di lavorare sia un po’, come metodo, per sottrazione, e in ascolto, diciamo, di questi echi, frammenti, riflessi di cui è composta l’identità di Luna. Tutto quello che sappiamo di lei è una raccolta di testimonianze, dirette e indirette a seconda del racconto, che cercano un po’ di mettere insieme i frammenti, di ricostruire il puzzle, benché sia un puzzle incompleto. Non ho voluto fornire risposte univoche, c’è una storia che può essere ricostruita, ma ho lasciato molto spazio al lettore e alla lettrice per poter ricostruire in qualche modo a modo suo anche quello che è il disegno finale. Progetti futuri? Qualche idea sta un po’ cominciando a passeggiare nella testa, quindi spero di sì, di riattivare l’intuito e di seguire il flusso che sento che sta arrivando, qualche idea comincia a far rumore e quindi assolutamente spero di continuare anche perché mi ha dato moltissimo scrivere Selenide, anche dal punto di vista umano. Con questa nuova consapevolezza sono molto curiosa anche io di vedere che cosa succede…».

Qui la videointervista integrale, buona visione

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