Due insurrezioni di un manipolo di popolane che, nel 1964 e nel 1979, infiammarono una borgata marinara di Palermo animano le pagine de “Le Leonesse di Vergine Maria” di Vanessa Ambrosecchio. Un reportage che si affida alle voci delle protagoniste e spiega incidenti stradali con vittime di giovanissima età, impunite demolizioni edilizie, sversamenti in discariche abusive in barba a qualsiasi regola e sotto gli occhi di una politica collusa con la mafia. Un libro che racconta di vittoriose rivoltose, ma di una città che ha perso molto (a cominciare dal suo mare) e che ha dimenticato tutto…
Di morti innocenti e stragi impunite. Di una città sfregiata, di mille scempi firmati dalla mafia e dalla politica collusa. Di una rivoluzione femminile, di donne battagliere capaci di capovolgere destini. Di studenti e insegnanti che trovano assieme la strada giusta. Di un’eco, dell’eco che resterà scritta in un libro, l’eco di voci umili e coraggiose, spezzate dal dolore ma rinate nella memoria. Gli scrittori che ci piacciono sono quelli che sanno misurarsi con storie sempre diverse, che le affrontano con approcci ogni volta inediti, che stanno dietro alle parole, in modo laborioso e ossessivo, alla ricerca delle più adatte. Vanessa Ambrosecchio ha superato i vent’anni dalla prima pubblicazione e, in qualche modo, li festeggia, con una nuova uscita che la riporta esplicitamente a Palermo (proprio quando fisicamente l’ha lasciata per insegnare nell’Italia centrale) e fa i conti con fatti di cronaca e pezzi di storia di una città che dimentica in fretta e che dimentica sempre e che dimentica tutto, morti evitabili, corruzione, malaffare, ignavia. È un libro contro le amnesie di intere generazioni e, dunque, a favore dell’indignazione e di un futuro migliore, Le leonesse di Vergine Maria (157 pagine, 15 euro), che la casa editrice messinese Mesogea ha accolto con entusiasmo, in un catalogo che nulla lascia al caso e ha tante altre frecce da scoprire e riscoprire (qui qualche esempio).
Un progetto didattico, la seconda persona singolare
… convinta come sei che imparare insieme, più che insegnare, sia il modo più incisivo di fare scuola.
Come nel precedente libro, Tutto un rimbalzare di neuroni (a questo link più di un articolo), Vanessa Ambrosecchio ci catapulta in qualche modo in un’aula, in mezzo ad alunni che portano avanti una ricerca nell’ambito di un progetto didattico sulla legalità. Un lavoro che affonda le radici nelle storie che verosimilmente la stessa autrice – nascosta dietro una bella congeniale seconda persona singolare – raccoglie da una borgata marinara di Palermo, l’Arenella, a quella vicina e rivale, Vergine Maria: storie di tragici incidenti, in cui le vittime sono sempre i più piccoli: nel 1964 due cuginetti, Rosaria e Settimo, furono travolti e e uccisi da un tir. Non la sola e non la prima di quelle che è ingiusto ed eufemistico bollare come fatalità. Attraverso testimonianze dei familiari delle vittime e indagini vecchio stile – che fanno de Le Leonesse di Vergine Maria (qui un estratto) un vero reportage, sorretto da una scrittura di alto livello – emergono i collegamenti tra i camion lanciati a gran velocità, le stragi degli innocenti e il cosiddetto “sacco edilizio di Palermo”, la speculazione urbanistica che mafia e politica portarono avanti in barba a qualsiasi regola, ferendo irrimediabilmente il patrimonio artistico e naturalistico di Palermo. Vergine Maria era una discarica a cielo aperto di quel che restava delle demolizioni impunite e diffuse in alcune delle zone più belle della città: sfabbricidi, inerti, materiali di scarto furono a lungo depositati, in terra e in mare, cambiando e avvelenando paesaggi («terra di scarico e munnizza, terra di rapina»), trafiggendo l’anima di Palermo in modo imperituro.
Indignarsi, non rassegnarsi
È una lezione sull’arte del comprendere e del conoscere, del non fermarsi davanti alle apparenze, del non abbandonarsi alla rassegnazione, del non accontentarsi di brandelli di verità o di frammenti di ricordi confusi, di dolori familiari, che finiscono per essere le sofferenze di un’intera città e di varie generazioni. Vanessa Ambrosecchio e la giovane professoressa – quasi la stessa persona – che anima le pagine del suo libro hanno affrontato il difficile compito, per qualsiasi scrittore, di confrontarsi con una storia vera, sebbene misconosciuta o ricordata da pochi. Le donne protagoniste, che danno il titolo al volume, non esitarono a scendere in piazza e ad affrontare a viso aperto i «pirati della strada». Se i mariti devono tornare a lavorare, loro non mandano i figli a scuola, e iniziano a manifestare: bastoni in mano, non temono il confronto con le forze dell’ordine e impediscono il passaggio dei mezzi pesanti. La battaglia sembra vinta una prima volta, nel 1964, ma con l’eterno ritorno di certi uomini della Democrazia Cristiana che non rendono conto agli elettori, ma solo ai padrini mafiosi di riferimento, quindici anni dopo, nel 1979 si rese necessaria una nuova lezione di civiltà da parte delle donne di Vergine Maria, anche contro una maggioranza che resta a guardare: «I pavidi e i cauti sono ammutoliti da quella passione, dalla veemenza di chi, da compagno, invoca la lotta a pugno chiuso, e dal coro di Gisella e dei bambini che non hanno più smesso di cantare». Una guerriglia, fatta di slogan («Mafia carogna, torna nella fogna!»), sabotaggi (come lo zucchero nei serbatoi dei tir) e azioni clamorose (come l’occupazione della sede del Comune), contro cariche e manganellate e ripetuti sbarramenti contro i camionisti, per far chiudere la discarica e provare a recuperare un litorale disastrato. Una sfida condotta da «un manipolo di popolane», una sfida impensabile, per molti, specie per i competitor su quattro ruote.
Un immaginario maschilista e patriarcale: che siano delle donne a ostacolarli li fa arrabbiare ancora di più.
Dignità e resistenza
Arricchite da foto d’epoca, tratte dai giornali, e dalle voci autentiche di ex ragazze (a cominciare da Gisella Taormina, che guidò la rivolta del 1979, nell’anno della maturità) che parteciparono ai moti di protesta e raccontano la loro storia agli studenti di oggi, queste pagine di Vanessa Ambrosecchio ci restituiscono una grande scrittrice, fiducia nella forza delle donne e nel significato di parole come senso d’appartenenza, dignità e resistenza, ci scuotono davanti alle emergenze perenni di una città come Palermo, e di tutte le nostre città.
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