#Top11, i libri stranieri del 2025 che abbiamo amato di più

Ed ecco l’altra metà delle nostre preferenze del 2025. Dopo aver indicato i titoli di autori italiani che abbiamo amato di più (è possibile leggerli qui), ecco le liste dei libri di autori stranieri che hanno ricevuto più preferenze in seno alla nostra redazione. Valida l’avvertenza di sempre: è un gioco, certamente incompleto, mancheranno volumi ritenuti fondamentali; possibilmente non li abbiamo (ancora) letti, magari li recupereremo l’anno prossimo, magari no. Chi volesse sbirciare le liste dei “nostri” autori stranieri degli anni scorsi, può cliccare i link del 2024del 2023del 2022del 2021del 2020del 2019del 2018 e del 2017). Di seguito i top 11(+4), per via di più un ex aequo, in ordine alfabetico, poi menzioni speciali e semplici citazioni…

#Top11

“Hotel Roma” di Pierre Adrian (Atlantide)

traduzione di Maria Sole Iommi

“Il palazzo delle bianchissime moffette” di Reinaldo Arenas (Mar dei Sargassi)

traduzione di Alessio Arena

“Il mio grande bellissimo odio” di Elisabeth Åsbrink (Iperborea)

traduzione di Katia De Marco

“Terra sonnambula” di Mia Couto (Sellerio)

traduzione di Vincenzo Barca

“Nel vasto mondo selvaggio” di Lauren Groff (Bompiani)

traduzione di Tommaso Pincio

“Il mio primo libro” di Honor Levy (Mercurio)

traduzione di Chiara Manfrinato

“La vita dopo Kafka” di Magdaléna Platzová (Voland)

traduzione di Letizia Kostner

“Portnoy” di Philip Roth (Adelphi)

traduzione di Matteo Codignola

“Gli antropologi” di Ayşegül Savaş (Gramma Feltrinelli)

traduzione di Gioia Guerzoni

“Gli amanti di Franz K.” di Burhan Sönmez (Nottetempo)

traduzione di Nicola Verderame

“Nella carne” di David Szalay (Adelphi)

traduzione di Anna Rusconi

“Empusium” di Olga Tokarczuk (Bompiani)

traduzione di Silvano De Fanti

“Rifiuto” di Tony Tulathimutte (e/o)

traduzione di Vincenzo Latronico

“Rosa e mortale” di Francisco Umbral (Medhelan)

traduzione di Marco Ottaino e Claudia Marseguerra

“L’imperatore della gioia” di Ocean Vuong (Guanda)

traduzione di Norman Gobetti

Menzioni speciali

“Il battello bianco” di Činghiz Ajtmatov (Marcos y Marcos), “Polpa” di Flor Canosa (Neo), “Londra” di Louis-Ferdinand Céline (Adelphi), “Disertare” di Mathias Énard (e/o), “Un luogo soleggiato per gente ombrosa” di Mariana Enriquez (Marsilio), “La seconda venuta di Hilda Bustamante” dell’argentina Salomé Esper (Sur), “Victorian Psyco” di Virginia Feito (Mercurio), “La chiamata” di Leila Guerrero (Sur), “Il giardiniere e la morte” di Georgi Gospodinov (Voland), “William” di Stéphanie Hochet (Voland), “Nessun altro posto dove andare” di Thomas Korsgaard (Sellerio)  “Le luci” di Ben Lerner (Sellerio), “Yonnondio” di Tillie Olsen (Marietti), “Vera, o la verità” di Gary Sheyngart (Guanda), “Uomini nella notte” di Ernst Weiss (Medhelan), “Tema libero” di Alejandro Zambra (Sellerio).

Altri libri

“Un lampo di fortuna” di Ayobami Adebayo (La nave di Teseo), “Il mondo che chiama” di Douglas Bauer (Nutrimenti), “La scoperta dell’Olanda” di Jan Brokken (Iperborea), “Le ombre del mondo” di Michel Bussi (e/o), “Il folle di Dio” di Javier Cercas (Guanda), “Presenti” di Paco Cerdà (Mondadori), “Il mio traditore” di Sorj Chalandon (Guanda), “La catastrofica visita allo zoo” di Joël Dicker (La Nave di Teseo), “La fortuna dei Kérambrun” di Hélène Gestern (Neri Pozza), “Geografia della lingua” di Andrea Jeftanovic (Gran Via), “Un mondo altrove” di Barbara Kingsolver (Neri Pozza), “Sorgenti” di Marie-Hélène Lafon (Fazi), “Il caso Poppy Clarke” di Simon Maso (Sellerio), “Mambo” di Alejandra Moffat (La Nuova Frontiera), “Proust, romanzo familiare” di Laure Murat (Sellerio)  “Una linea nel mondo” di Dorthe Nors (Iperborea), “L’impossibile ritorno” Amélie Nothomb, “La vita normale” di Yasmina Reza (Adelphi), “La stagione della migrazione a Nord” di Tayeb Salih (Sellerio), “La Realidad” di Neige Sinno (Neri Pozza), “L’età del disincanto” di Jane Smiley (La Nuova Frontiera), “L’orgia perpetua” di Mario Vargas Llosa (Settecolori), “Estranea” di Yael Van der Wouden (Garzanti), “La città è un fiume” di Can Xue (Utopia).

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