L’eterno 1989 di Lutz Seiler, quel che resta della Ddr

Mentre la cortina di ferro cade e i suoi genitori cercano la felicità a ovest, il giovane Carl resta a Berlino est e prova a rinascere come poeta. In “Stella 111” di Lutz Seiler, e nella sua versione del crollo del comunismo, più che l’aspetto storico-politico è quello psico-sociale a prevalere. Un libro che ha le stimmate del romanzo epocale…

Lutz Seiler è autore di rara maestria, che i lettori italiani più attenti hanno conosciuto almeno già nel 2015, anno della pubblicazione del romanzo Kruso, edito in Italia da Del Vecchio. Prima importante prova narrativa di un poeta, Kruso – dal nome dell’enigmatico e carismatico protagonista, un russo-tedesco – è un inno memorabile alla libertà e all’amicizia, tra grottesco e ironico, in cui si raccontano le atrocità del regime comunista della Germania orientale e il 1989 da un particolare punto di vista, un’isola sul Baltico, Hiddensee, meta di artisti, dissidenti, turisti, leggendario angolo di relativa libertà nella Ddr. Il 1989 sembra non essere ancora finito nella mente di Lutz Seiler – classe 1963 – che impreziosisce ulteriormente il catalogo dell’editore Utopia con Stella 111 (488 pagine, 22 euro), altrettanto poderoso romanzo in cui Carl Bischoff, coetaneo dell’autore, forse suo alter ego, studente universitario e tassista abusivo, originario della Turingia, torna alla casa dei genitori, proiettati verso una fuga oltre la cortina di ferro, dopo la caduta del muro.

Generazioni e direzioni opposte

È quel che resta della Ddr che Lutz Seiler racconta da una particolare angolatura. Il suo protagonista, uno dei personaggi più riusciti della letteratura tedesca contemporanea, a differenza del padre Walter e della madre Inge – generazioni e direzioni opposte – compie la scelta forse anticonvenzionale di restare a Est: in una parentesi fatta di rovine e caos, in uno scorcio instabile e senza regole, c’è una generazione disorientata al centro del palcoscenico, Carl si ritrova a muoversi in una scena underground, tra artistoidi e poeti. È un passaggio storico meno roboante, più intimo, una “frattura” che Lutz Seiler affronta con una scrittura sensoriale, lirica e arguta, piena di ritmo, resa molto bene dalla traduttrice Paola Slaviero.

La missione di smarrirsi

Anarchico e instabile e complesso è il mondo in cui si muove l’inquieto Carl, Berlino Est è un sottosuolo di rovine, fra vagabondi e artisti. Lo sguardo storico-politico sul periodo è relativo, sono l’aspetto sociale e quello psicologico, semmai, a prevalere, in un avamposto non più comunista e non ancora capitalista, una zona precaria, febbrile e degradata di Berlino est, una comunità ai margini ma solidale, composta da outsider, punk, avventurieri, bohemien e altre figure eccentriche, la cui missione esistenziale e introspettiva sembra quella di smarrirsi. Carl galleggia, in una comune autogestita, fra un presente incerto e un passato da ricordare (l’infanzia, in particolare, e una radio che dà il nome al romanzo), tra un mondo che crolla e i suoi tentativi di nascere, rinascere come poeta. Fra molto tempo, quando ci volteremo indietro e proveremo a guardare le opere che sono rimaste, Stella 111 ci sarà, ha le stimmate del romanzo epocale.

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