La favola nera di Mencarelli (con pochi barlumi di luce)

Un delitto e un giovane appuntato dei carabinieri – tutt’altro che integerrimo – che prova a mettersi in luce. In “Quattro presunti familiari” di Daniele Mencarelli, a differenza di molta giallistica italiana, il lettore prova repulsione per chi rappresenta la giustizia…

Norma, provincia di Latina, giorni nostri.

Nei boschi di Norma vengono ritrovati dei resti umani e i carabinieri di Latina sono chiamati ad occuparsi delle indagini.
Il capitano Damasi incarica il giovane appuntato Circosta di tenere d’occhio i quattro presunti familiari del cadavere ritrovato, che sembra appartenere ad una giovane donna.
I parenti, appartenenti a tre gruppi familiari, vengono ospitati a Latina in attesa dei risultati del DNA, speranzosi di poter mettere la parola fine ad anni di interrogativi senza risposta.

Un salvagente contro le nefandezze

Circosta si trova schiacciato da un compito che tutto sommato sembra piuttosto facile, tormentato da come gestire la situazione e dal dare una buona immagine di sé al capitano.
Purtroppo l’appuntato è tutto tranne che un uomo integerrimo, così come la caserma di cui fa parte, un ambiente nero, dove i colleghi traggono soddisfazione dai soprusi perpetrati a carico di chiunque gli capiti sotto tiro: donne indifese, piccoli criminali… Ogni situazione è buona per stabilire il proprio livello gerarchico, sfogare i propri istinti animali e il bisogno primordiale di violenza.
Circosta sguazza nel lordore intorno a sé, combattuto da rimorsi di coscienza e proteso verso l’incarico affidatogli dal capitano, che sembra un salvagente per emergere finalmente da tanta nefandezza.

Repulsione, piuttosto che familiarità

La novità di Quattro presunti familiari (304 pagine, 16 euro) di Mencarelli – che debutta nei libri blu di Sellerio – sta nel descrivere l’ambito delle forze dell’ordine senza quella patina di familiarità e ironia che ricorre in molta giallistica italiana ma piuttosto facendo scaturire nel lettore una repulsione verso i protagonisti che dovrebbero essere l’emblema della giustizia.
Arriviamo quasi ad odiare Circosta e i suoi colleghi e persino a mal sopportare quegli strambi presunti familiari verso cui l’empatia si stabilisce ad intermittenza.
Una favola nera striata di flebili barlumi di luce.
«A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall’esercizio del potere»
Un ringraziamento finale che riassume l’ideologia e l’ambiente rappresentati nel libro.

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