Non una semplice incursione nel giallo, a partire dal ritrovamento di un cadavere, ma il racconto di una realtà allucinata raccolta attorno al fallimento e al dolore. “Quattro presunti familiari” di Daniele Mencarelli è un dramma in cui si sgretolano ogni verità e qualsiasi autorità, con protagonisti genitori lacerati, sorelle sospese tra verità e follia, figli obnubilati, carabinieri corrotti…
Quattro presunti familiari (304 pagine, 16 euro), un titolo, ma anche la circostanza intorno alla quale si raggruma il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli pubblicato da Sellerio. Siamo in provincia di Latina quando viene individuato, oltre una siepe di rovi nel bosco, lo scheletro di un cadavere che non ha nessun indizio per poterlo identificare, tranne l’esame del dna. A occuparsi del caso il comando dei carabinieri di zona, con il maresciallo Damasi e l’appuntato Circosta, che sarà incaricato di controllare e seguire i quattro presunti familiari convocati perché compatibili con altrettante storie di scomparse familiari.
Dentro una realtà allucinata
Non è tanto un caso da risolvere, questo costruito da Mencarelli, ma una realtà allucinata che si raccoglie intorno al dolore, al fallimento, al travalicamento di sé nell’irrisolto dei vari personaggi che, con una sequenzialità da pièce teatrale, sfoderano i loro incubi frustrati, la loro disfatta carica di interrogativi, un dolore fattosi follia. Come in un sogno, lo sguardo che segue le vicende dei presunti familiari e del riconoscimento del corpo è l’appuntato Circosta, carabiniere non troppo alle prime armi, ma nemmeno maturo, un mezz’uomo dominato, forse quasi inconsapevolmente, dai sordi richiami del fallimento e della rivalsa. Nella stasi collosa e malata dei giorni che trascorrono in attesa del verdetto – non è allora forse un caso se l’ospedale è un luogo ricorrente nelle vicende – si dispiega la non-indagine che discosta il velo su una realtà fatta di violenza, sopruso, abusi feroci. Dietro la presunta parentela dei personaggi convocati, dietro le presunte forze incaricate di gestire l’ordine, si spalanca un vuoto oscuro che divora nel suo abisso tanta umanità distorta e ferita pronta a precipitare, trascinando con sé ogni senso, ogni verità, ogni direzione. Mencarelli si introduce nelle menti allucinate di personaggi, indaga i nodi di dolore che non trovano altro sfogo se non la violenza e la deviazione rispetto al piano lineare della realtà. La stasi nera abbraccia ogni possibile scenario relazionale: ci sono genitori lacerati che adombrano segreti, sorelle sospese – o inabissate – sulla linea invisibile di demarcazione tra la verità e la follia, figli obnubilati, carabinieri corrotti.
L’eco della storia
Se è difficile districarsi tra verità e giustizia in questo dramma dalle atmosfere grevi, lo scenario diventa luogo parlante a supporto delle storie di disperazione e devianza raccontate. Siamo a Latina, provincia statica come gli scenari descritti, innervata di corruzione e poverissima di stimoli. Evidenti i retaggi di un passato di prevaricazioni e simboli di quella nota come Littoria, uno spirito che non fatica ad abbandonare i luoghi e chi li abita, non solo per le architetture, evidenti, ma per una forza tellurica che dagli oggetti sembra mordere i personaggi, contagiandoli. La scena non fa che confermarsi innaturalmente ferma e opprimente, ancorata a una storia di violenza antica e irrisolta, eppure ancora innervata da scosse intense di prevaricazione e desiderio morboso di potere che arriveranno a snodi cruciali di nuova violenza efferata. È forse questo il fantasma che visita ripetutamente questa storia, più che l’identità del corpo ritrovato: uno spirito di macerato dolore e frustrazione che non libera nessuno dei personaggi in gioco, anzi scava, corrode, affonda. E così il male che intossica queste umanità riverbera sui luoghi, che diventano specchio perfetto della storia. Le sue vibrazioni distorte rivestono la caserma dei carabinieri, che parla ancora la lingua di un secolo fa, e si insinuano nella pensione dove alloggiano i presunti familiari, luogo topico, dove si espandono l’attesa, fantasmatica e inquietante, lo squallore di esistenze perdute e lo sgretolamento di ogni verità e di qualsiasi autorità, anche quella sulla propria dignità di esseri umani.
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