Dolori, desideri ed emozioni sono proibiti nella società totalitaria in cui è ambientato “Polpa”, romanzo dell’argentina Flor Canosa, è sorprendente su vari fronti. Specie nel racconto di un amore irrefrenabile e liberatorio, osceno e dissidente. Protagonisti una donna, un uomo e il fratello di lui…
Tutto ciò che vogliamo è accostarci al proibito o, al limite, trasgredire nel rispetto delle norme.
Nella carne, nella testa, nel futuro. Se ne stava acquattato dal 2019 un romanzo edito in Argentina, che aspettava solo di essere scoperto, tradotto, lanciato. E adesso che è arrivato in Italia è lecito chiedersi come abbia potuto non imporsi più velocemente un’opera così fulminante e speciale. L’ha scritta Flor Canosa, classe 1978, l’ha tradotta Gianni Barone e l’ha pubblicata Neo edizioni, una sigla che raramente punta oltre confine, ma che stavolta ha fatto una splendida eccezione: Polpa (112 pagine, 16 euro) è, per stessa ammissione dell’autrice, una «puta locura», una «fottuta follia» ed è davvero difficile individuare una definizione più calzante per un romanzo allo stesso tempo tanto realistico, distopico e filosofico, un libro che scortica i lettori
Deriva nella deriva
Non si ferma davanti a nulla, Polpa di Flor Canosa, che certamente tiene conto dei migliori classici della letteratura argentina, ma è decisamente proiettata verso il terzo millennio. Immagina una relazione clandestina ed estrema in un mondo futuro e in uno stato totalitario in cui sono vietate le emozioni, e i desideri e la sofferenza sono proibiti, e in cui qualsiasi sentimento è bandito (gli episodi di dolore vanno denunciati e trattati come una malattia da debellare), una relazione viscerale e disturbante, in cui nulla è lasciato all’immaginazione, che è ribellione pura contro un mondo anestetizzato, che stordisce e toglie il respiro. Non un semplice amore totalizzante, ma un’esplorazione senza limiti, dei sensi e della mente, del dolore e del piacere. Un romanzo breve che avvinghia i lettori, fa trattenere loro il fiato, immaginando anche un’evoluzione abnorme del web, ribattezzato Rack, sistema digitale globale, ben oltre quello che abbiamo conosciuto e che viviamo in questo presente. Deriva nella deriva, di chi vuol controllare le emozioni e scippare l’umanità a ogni individuo.
Bellezza nella bellezza
In scena – il romanzo è diviso in tre parti – c’è una coppia, Irma (il cui piacere passa dal dolore) e il danaroso Lunes, e poi c’è Enero, fratello di lui, sorta di agente, funzionario governativo che spia i loro incontri e si abbevera alla loro passione avvolgente e senza controllo, assaporandola. Prima una, poi l’altro e l’altro ancora sono le voci narranti. Da giovanissima Irma affronta il tabù del dolore e poi, adulta, amando Lunes (la sua fame di proibito e le sue pratiche aberranti ed estreme…) abbatte qualsiasi convenzione, sovversiva più delle parole e di qualsiasi ideologia. Il loro amore è lotta febbrile, sopraffazione sessuale, pulsione irrefrenabile, degrado, sadismo, manipolazione, oscenità selvaggia, liberatoria e… anti-sistema. La lingua densa e incandescente di Flor Canosa, che non lesina mai dettagli, è sempre sopra le righe e si sposa benissimo con quello che racconta, un amore senza freni, esplicito, crudo, dissidente. Come la scrittrice argentina ci riesca è bellezza nella bellezza. Senza nessuna consolazione, senza vie d’uscita.
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