Giacomo Sartori, guardare dentro le proprie radici…

Un padre malato, tragico e ridicolo, orgoglioso e irriducibile, a lungo tenuto a distanza. Lo racconta il narratore di “Anatomia della battaglia” di Giacomo Sartori, romanzo tornato in libreria vent’anni dopo la prima edizione. Un libro sulle battaglie personali e collettive di ogni famiglia, sul passato sempre presente…

La storia raccontata in Anatomia della battaglia (270 pagine, 17,90 euro) di Giacomo Sartori, alla sua seconda edizione per i tipi di TerraRossa e a distanza di vent’anni dalla prima, prende avvio nel 1986, esattamente subito dopo il devastante disastro di Chernobyl, che ha investito gran parte dell’Europa centrale, tra cui anche l’Italia del Nord. Ci troviamo in Alto Adige con un padre, quello del narratore, che, malgrado gli avvertimenti e le raccomandazioni impartite dalle istituzioni e per temperamento sprezzante di ogni pericolo, coltiva e mangia le verdure del suo orto, malgrado siano probabilmente contaminate.

Una famiglia disfunzionale

Il narratore ricorda questo padre per un motivo contingente alle ormai precarie condizioni di salute. Sente nel suo intimo l’urgenza di conoscere quest’uomo, la sua vita, di scoprire qualcosa che possa restituirgli la ragione del legame che il protagonista sente nel suo profondo nei confronti del padre. Ha un passato nelle fila del movimento fascista e, malgrado gli anni trascorsi da allora, ne continua a incarnare i miti. Ne viene fuori, così, una figura tragica e a tratti ridicola, che malgrado la sua malattia si ostina a mantenere un comportamento autoritario e assolutamente fuori tempo. Da lui, fulcro della narrazione, si dipanano gli altri componenti del nucleo famigliare: una madre ossessionata dall’estetica che cerca in tutti i modi di tenersi occupata pur di non fermarsi a riflettere sulla malattia del marito e su tutto ciò che ne consegue; un fratello, anch’egli ossessionato da una irraggiungibile perfezione e una sorella fuoriuscita dalla famiglia già in giovane età.

Una vita in contrapposizione

Il protagonista, al centro di questa evidente disfunzionalità famigliare, affronta la malattia del padre attraverso un “viaggio” a ritroso, quindi, cercando di recuperare un rapporto che si era sempre basato sullo scontro diretto. Il narratore ricorda tutte le fasi rilevanti della sua vita, sempre in contrapposizione alla figura paterna, vista come un esempio da rifuggire. Ricorda il periodo in cui aveva abbracciato gli ideali del terrorismo rosso, la morte dell’amico. Ricorda la sua fuga in Africa per lavoro e, infine, il suo ritorno a casa, quando si ritrova di fronte un padre malato ma che si ostinata a voler vestire i panni del padre padrone. Ricorda e rielabora, mettendo a fuoco particolari che gli restituiranno verità che fino ad allora non aveva viso o, molto probabilmente, non aveva voluto vedere. Il protagonista si confronta con la sua storia personale, la passione per la scrittura e il suo passato negli ambienti estremisti. E mentre osserva il padre ormai condannato al definitivo spengimento, ricorda il tono sprezzante e offensivo con cui si rivolgeva a tutta la famiglia, eccetto che alla amata sorella. Sembra che, contrariamente a come si sia sempre comportato col resto della famiglia, con lei si sia avvalso della sospensione del giudizio.

Con mia sorella mio padre non è mai stato severo, mai. Non l’ho mai sentito dire una sola frase dura al suo riguardo, non l’ha mai osservata con freddezza. Con tutti gli altri, me compreso, prima o poi era implacabilmente sprezzante: ci trafiggeva con i suoi inappellabili giudizi. Tirava fuori il manganello e l’olio di ricino. Ma soprattutto dava per scontato che lo avremmo deluso…

A un certo punto, però, nei confronti del padre, anche lui sembra avvalersi della sospensione del giudizio. Infatti, se da un lato il padre affronta il cancro, paradossalmente, non come una sconfitta ma come una sfida privata, uno scontro da combattere con lo stesso orgoglio e lo stesso spirito indomito dell’“eterno reduce” di guerra. Dall’altro lato il figlio, davanti a questo padre irriducibile e orgoglioso, inizia a maturare un sentimento di legame e di appartenenza. La repulsione iniziale poco alla volta si affievolisce, trasformandosi in comprensione e affetto.

Un barlume di umanità

Ma è questo, alla fine, quello che cercava il nostro protagonista? La sua spasmodica ricerca d’archivio era finalizzata per caso a mettere a fuoco la figura del padre? Certo che sì, il figlio infatti non si lascia intimidire, ne osserva le posture e vi riconosce se stesso e la propria fragilità.

Se ne sta steso su un lato, con le gambe rannicchiate e la tempia appoggiata alla mano. Riconosco la posizione nella quale mi rifugio quando sono spossato da ore o giorni di mal di testa, quando sono arrivato al punto di recarmi conforto toccandomi la tempia con la mia mano: è approdato al mio stadio di fragilità, ha finito per raggiungermi. Non è più la roccia d’uomo sempre sano, è anche lui una persona estenuata e sofferente.

Finalmente vede nel padre un barlume di umanità. È questo ciò che cercava, mettere a nudo il passato per restituire una verità che, anche se molto probabilmente gli farà male, lo condurrà ad affrontare il distacco con uno spirito e un animo più sereni, consapevole che anche da una “guerra”, combattuta in seno alla famiglia, si può spesso riuscire a recuperare un forte sentimento come quello tra un padre e suo figlio.

Il contrapporsi delle ideologie

Anatomia di una battaglia di Giacomo Sartori è un romanzo potente e senza sconti, che scava nelle pieghe più intime di una famiglia segnata da contraddizioni profonde e da un passato che non si lascia mai davvero alle spalle. È altresì un’opera che sfida il lettore a guardare dentro le proprie radici, a riconoscere le battaglie personali e collettive che definiscono ogni famiglia, e a riflettere su come il passato sia sempre presente in ogni parola non detta e in ogni gesto ripetuto.
La scrittura di Giacomo Sartori è asciutta, diretta, senza fronzoli, e riesce a raccontare come la Storia, con i suoi miti e le sue ideologie, si nasconda nelle abitudini quotidiane di ogni famiglia, influenzandoci più di quanto immaginiamo.
Il messaggio dell’autore è sicuramente di più ampio respiro. Trascende la famiglia del protagonista abbracciando un intero periodo storico, quello che ha visto il contrapporsi delle ideologie all’interno dello stesso nucleo familiare, con il risultato, il più delle volte, di avere sotterrato verità scomode se non addirittura inconfessabili.

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