Nuova edizione per il romanzo di debutto di Eshkol Nevo, “Nostalgia”. Libro magnifico fra i fantasmi della storia israeliana, dolori perenni e irrisolte contraddizioni di una guerra permanente, e gli struggimenti di personaggi divorati dal dolore, dalla tristezza, dall’assenza. Un altro appuntamento della nostra rubrica Area 22 (qui tutte le puntate precedenti), dedicata alla letteratura e alla cultura ebraica…
Per un momento avevamo creduto che la pace sarebbe arrivata davvero.
L’odio era intatto allora, ma forse c’era qualche speranza in più di adesso. La letteratura israeliana contemporanea si era già affermata da tempo, ma non si era ancora proiettata nel terzo millennio, nel presente che stiamo vivendo, nel futuro che forse vivremo. Eshkol Nevo, poco più di vent’anni fa, era ancora un debuttante e non la star che scrive libri che diventano film e che in Italia ha cambiato “casacca” per la seconda volta. Il suo esordio, datato 2004, fu tradotto da Elena Loewenthal e pubblicato da Mondadori nel 2007, per tornare in libreria, sotto le insegne di Neri Pozza, nel 2014, ricevendo maggiore attenzione dalla critica e maggiore consenso presso i lettori, sulla scia del successo de La simmetria dei desideri. Adesso il catalogo di Eshkol Nevo sta traslocando ancora, è lui il nome di punta di Gramma Feltrinelli, marchio che sta costruendo il proprio “mondo” e le coordinate di riferimento.
Una poetica polifonia
E poi il mondo, il mondo è malato dalle fondamenta, corrotto. Senza speranza. Che senso ha vivere in un mondo così, dove l’amore non ha rilevanza?
Di famiglia laica ma non indifferente alla dimensione ebraica della vita e della letteratura, oltre che rispettoso della fede altrui, Eshkol Nevo ambientò il suo romanzo di debutto (ormai nei programmi scolastici israeliani) scritto in stato di grazia, Nostalgia (400 pagine, 20 euro), tra il 1995, l’anno dell’omicidio dell’allora primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, e il 1996, fra i fantasmi della storia israeliana e moti privati delle anime ritratte, tra dolori perenni e irrisolte contraddizioni, lo stato di guerra permanente, e gli struggimenti di una serie di personaggi divorati dal dolore, dalla tristezza, dall’assenza: Amir, tirocinante in un centro psichiatrico, e Noa, studentessa di psicologia – che convivono – il piccolo Yoyam (la figura più struggente), che non parla più da quando il fratello Ghidi è morto da soldato, in Libano, ed è trascurato dai genitori, Saddiq, muratore palestinese che individua la sua casa d’infanzia, abitata da due vecchi immigrati curdi, e lì vorrebbe recuperare qualcosa che la madre ha nascosto decenni prima. Capitoli brevi, scene quotidiane, relazioni umane non trascurabili ma neppure eccezionali, sentimenti vivi, contrapposizioni, lutti, vari punti di vista, rimpianti, compromessi, desideri di tornare a un passato sfumato. La poetica polifonia del libro, che si costruisce e capisce poco a poco, è un equilibrio che Eshkol Nevo – critico nei confronti della repressione dei palestinesi – raggiunge felicemente e in modo più che mai credibile, e che si insinua tra i pensieri di chi legge.
A metà strada fra Tel Aviv e Gerusalemme
Lo sguardo allo spaccato storico, politico e sociale si fa spazio tra odio, attentati quotidiani, bus in fiamme, abitazioni diroccate degli arabi, ultraortodossi. A metà strada fra Tel Aviv e Gerusalemme c’è Castel, un agglomerato di case che, prima di essere occupate dai coloni israeliani, appartenevano ai palestinesi; insediamento di una comunità che vive nel suo seno le dissonanze e le sofferenze di due popoli. Una lettura che fa comunque pensare alla vita, all’amore, alla pace, alla felicità. Tutto quello che rimpiangono, ricordano, desiderano i protagonisti di Nostalgia.
Seguici su Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads, YouTube Facebook e X. Grazie

