Adrián N. Bravi, cercare il padre in fuga e scoprire…

Un padre che abbandona la famiglia, un figlio che desidera incontrarlo, un viaggio che è nel destino ed è la chiusura di un cerchio, una chiusura a sorpresa. Ne “La nuotatrice notturna” Adrián N. Bravi si avventura con dolcezza fra plurime femminilità e mascolinità, maternità e paternità

Marche e Portogallo. Novembre 2008. Il gentile 45enne Jacopo Bordignola sente squillare il telefono nella vecchia casa marchigiana dei nonni, dove ormai da un decennio vive solo con la gatta Milla. Dall’altra parte, Ingrid gli comunica che la notte prima suo padre è morto annegato in un fiume portoghese. Pietro era andato via decenni prima, aveva lasciato la moglie poco più che ventenne e il figlio piccolo di nemmeno sei anni, non era più tornato, spediva cartoline raramente (dal Mississippi, dal Gange, dal Nilo, dalla Finlandia); con i bei capelli ricci lunghi e basette risorgimentali era salito su una Citroën arancione, un uomo al volante e due o tre ragazze dietro; pur avendo detto che sarebbe rientrato presto, evidentemente aveva poi iniziato altrove una nuova esistenza.

Dalle Marche al Portogallo

Jacopo era nato quando i genitori avevano 17 e 19 anni, da infante si era molto legato al padre e, dopo la sua repentina immotivata partenza, aveva trascorso la vita aspettandone il ritorno, avrebbe tanto desiderato reincontrarlo e starci ancora insieme, magari a suonare l’armonica. La madre Mina non ne parlava mai, non gli aveva confidato o raccontato nulla; si era sposata con Simone, avevano avuto due gemelle monozigoti; la notizia lo immerge nel dolore e nei pochi ricordi, pure nella esigenza di capire da chi, come e perché è stato avvisato, il giorno prima che il padre compisse i sessantré. Ormai da molti anni Jacopo è assunto dal comune per sistemare le tombe al cimitero Santa Maria dei Canti, lui altissimo pesante lento goffo (dislessico) accanto all’iracondo collega muratore necroforo Quinto Ciabattoni. Quinto viene lasciato dalla moglie, Jacopo lo ospita per un po’ e gli presta i soldi; sistemano le faccende e Quinto gli suggerisce di andare di persona a Rio Salgueiro; certo non può organizzarsi da solo, prendono le ferie e partono insieme. Scoprono quasi subito che lì Pietro era Manuela (e che si tratta di un bel segreto).

Un’opera delicata e poetica

L’ottimo scrittore argentino di lingua italiana Adrián N. Bravi (Buenos Aires, 1963) si è trasferito in Italia alla fine degli anni Ottanta per proseguire gli studi, si è laureato in filosofia e lavora da tempo (recanatese d’adozione) come bibliotecario presso l’Università degli Studi di Macerata, pubblicando anche da oltre vent’anni letteratura varia (pure traduzioni e saggi), principalmente una decina di romanzi e alcuni racconti di notevole qualità. L’ultima bella opera è delicata e poetica, La nuotatrice notturna (191 pagine, 18 euro), per Nutrimenti edizioni. Il padre del protagonista aveva un’abitudine: nuotava sempre di sera, quando la luce del sole calava e cominciavano a comparire le prime stelle della notte; gli piaceva fermarsi in mezzo al fiume e fare il morto a galla; se proprio c’era necessità di trovare una sua qualsiasi condivisa identità (“parola escludente”, ovvero costringente) si considerava dunque una nuotatrice notturna (da cui il titolo). In copertina una azzeccata immagine (volto colorato d’intenso genere) di Irene Blasco, sopra un foglio manoscritto dell’autore.

Quattro parti

La narrazione è prevalentemente in terza al passato, con incursioni in prima durante il finale racconto materno e le ritrovate lettere paterne, fra plurime femminilità e mascolinità, maternità e paternità, accanto a innumerevoli citazioni di libri e film, in un mondo in cui siamo tutti trans e queer, poco o tanto. Significativa la scansione in quattro “parti” intitolate ai personaggi principali legati a Jacopo: Pietro, Quinto, Manuela, Mina. Vino e whisky ovvio, ma è la musica a narrare davvero molto: l’armonica risulta intergenerazionale, Tintarella (di luna) il soprannome affettuoso, gli Abba cantati con una mano sul cuore come inno nazionale, poi soprattutto Michel Jackson. Eccolo, eccoci: Jacopo di tanto in tanto frequenta la matura abbondante Rosalia, da lei e dalla relativa madre cerca lo stato mentale appropriato e comincia a muoversi a modo suo, ancheggiando per infervorarsi; adatta una mimica evocativa prima di intonare l’inizio di Billie Jean; prosegue in un inglese approssimativo e inventato, facendo finta di prendere il microfono e ripetendo meticolosamente ma goffamente i passi di danza; affascinante. Affascinante.

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