Memoria e desiderio, Jelena Lengold esigente ma appagante

La letteratura non è uno strumento di consolazione ma un luogo in cui l’identità si incrina e si riformula. Sembra dircelo Jelena Lengold col romanzo “Una giornata a passo leggero”, che agisce per sottrazione. Nella vita del protagonista, il noto scrittore Isidor Kraus, irrompono le mail di uno sconosciuto lettore, detonatori di un passato di perdita e desiderio, l’amore giovanile per una donna più matura, che in qualche modo interferisce col presente, ma senza la retorica del rimpianto…

In Una giornata a passo leggero (224 pagine, 19 euro) – tradotto da Elisa Copetti per Voland – Jelena Lengold costruisce un romanzo di ritorni e di scarti, in cui l’evento narrativo non è mai clamoroso, ma agisce per sottrazione, per lievi incrinature. Una storia che intreccia memoria, scrittura e desiderio, mostrando come il passato sappia riaffiorare nei modi più imprevedibili.

Il passato, materia viva

Il protagonista, Isidor Kraus, è uno scrittore di successo giunto a una fase di apparente stabilità: una vita regolata, una scrittura disciplinata, un rapporto difensivo con il mondo esterno. È proprio quest’architettura di controllo a essere minata dall’arrivo di una serie di email firmate da uno sconosciuto lettore, definito un «loquace minuscolista», poiché incapace – o riluttante – a usare le maiuscole.
La scelta non è soltanto un dettaglio stilistico, ma una potente immagine simbolica. La scrittura in minuscolo diventa il segno di una voce marginale, insistente, che si colloca fuori dalle gerarchie del discorso ufficiale, e che proprio per questo riesce a farsi ascoltare. Contro ogni abitudine, Isidor non cancella quelle email: le legge, le subisce, ne è lentamente risucchiato. Da qui, la narrazione si apre a un movimento di ritorno: l’estate dei diciotto anni di Isidor, la morte improvvisa della madre, l’incontro con Irma – allora trentenne – e la sua improvvisa, inspiegabile sparizione. Il passato non è semplice ricordo, ma materia viva che interroga il presente. Lengold racconta il desiderio e la perdita senza indulgere nel sentimentalismo, affidandosi a una scrittura sobria, precisa, capace di suggerire più che di dichiarare.

Le emozioni che sedimentano

Centrale è anche il tema del viaggio: quello fisico, in treno attraverso l’Europa, e quello interiore, che porta Isidor a confrontarsi con le proprie fragilità, con ciò che è stato e con ciò che avrebbe potuto essere. La letteratura diventa così uno spazio di attraversamento, un luogo in cui le domande restano aperte ma acquistano senso.
Lengold lavora con grande precisione sul tempo narrativo: il passato non è nostalgia, ma una zona instabile che continua a interferire con il presente. Il romanzo evita accuratamente la retorica del rimpianto, scegliendo invece una lingua sobria, controllata, quasi trattenuta, in cui le emozioni non esplodono ma sedimentano.
Ciò che emerge è una riflessione acuta sul ruolo della letteratura: non strumento di consolazione, ma spazio di esposizione, luogo in cui l’identità si incrina e si riformula. Una giornata a passo leggero è un romanzo esigente, che chiede al lettore attenzione e lentezza, ma che ripaga con una profondità rara, confermando Jelena Lengold come una delle voci più rigorose e penetranti del panorama europeo contemporaneo.

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