Nessuna ipocrita impalcatura morale in “Notturno elettronico” di Hugo Bertello, che stimola tante domande e offre diverse chiavi di lettura. Protagonisti un gruppo di rivoluzionari che vogliono privare l’umanità di Internet…
TerraRossa edizioni compie una scelta molto utile e attenta alle esigenze dei suoi lettori quando sceglie di inserire insieme alla trama dei libri anche alcuni indizi specifici per indirizzarli verso una scelta mirata. Ci fa così saper che i lettori ideali per Notturno elettronico (186 pagine, 16 euro) di Hugo Bertello sono «gli scontenti, i ribelli, i sognatori; chi teme di smarrirsi nella marea digitale; chi ama leggere per riflettere».
Sta a noi rispondere all’appello.
Rivoluzione digitale
Il protagonista di Notturno elettronico è un uomo di 30 anni, un matematico che dopo aver perso il suo posto di ricercatore universitario, si trova costretto ad accettare un impiego come ingegnere informatico in un’azienda di Helsinki.
Fin da subito è gravato dalla ripetitività e monotonia della vita da ufficio ben lontana dalle sue ambiziose aspirazioni iniziali.
Ma qualcosa arriverà presto a risvegliarlo dal suo torpore quando incontrerà Yana e il suo gruppo di amici “rivoluzionari” che inseguono uno scopo preciso quanto scioccante: privare l’umanità di Internet e della tecnologia.
Vogliono generare un virus capace di distruggere dati, programmi, servizi informatici per tornare ad una sorta di realtà pre-digitale priva di tutto ciò a cui solitamente siamo abituati a delegare la nostra quotidianità, per cercare di limitare i danni già provocati, evitare un catastrofico futuro verso il quale stiamo già inevitabilmente scivolando ed ambire a qualcosa che trascenda il tempo e la morte…
La tecnologia dovrebbe essere al servizio della curiosità umana, invece è sottomessa a un sistema che dilapida le risorse naturali per soddisfare bisogni futili. È ora di invertire la rotta.
Cortocircuito sociale
Con l’alternanza dei capitoli lo scrittore ci fa entrare in punta di piedi e in maniera molto intima nella testa dei protagonisti, permettendoci di capirli un po’ meglio per cogliere quelle sfumature che li hanno condotti verso uno scopo così drastico.
È un libro che sa essere leggero e scorrevole per come è scritto ma non meno profondo per i temi che tratta e soprattutto per come li affronta, presentandoli in modo accessibile ricorrendo a vari livelli espressivi che spaziano dal rievocare il mito greco, religioso, con cenni storici – e ovviamente – scientifici fino a giocare con la pagina inserendo schemi che riproducono algoritmi e codici come se stessimo osservando lo schermo di un computer.
Sono pagine ricche di piccole ma grandi verità, di intuizioni che sorprendono per le verità che ci mostrano su noi stessi e sul mondo in cui viviamo ponendo l’accento sui cortocircuiti di un sistema che ci ha umanamente anestetizzato per iperstimolarci verso la produttività e il consumo.
Alla radice della nostra infelicità vi è una monocultura che si è presentata come una forza civilizzatrice che mirava a estirpare il caos e la fatica, ma che è finita per mappare, addomesticare, meccanicizzare ogni aspetto della nostra esistenza.
L’ambiguità del progresso
Hugo Bertello non costruisce la narrazione su un’ipocrita impalcatura morale, che rischierebbe di oscillare sotto il peso della complessità che un argomento di tale rilievo implica in sé.
Non c’è retorica e non indica al lettore un indirizzo etico verso cui orientarsi.
Ma stimola domande e offre diverse chiavi di lettura per interrogativi tanto attuali quanto delicati:
La tecnologia ha migliorato le nostre vite o le sta progressivamente deteriorando?
Farne a meno può generare un cambiamento che si traduce in beneficio a livello umano o in regressione a livello sociale?
Cosa siamo disposti a barattare in cambio del famigerato progresso?
Ma che significa poi veramente “evolversi”, se si avanza in una certa condizione ma si regredisce in un’altra?
Se qualunque strumento in mano all’uomo è sottoposto alla sua arbitrarietà, come si potrà più distinguere il confine tra giusto e sbagliato?
Ogni conquista porta in seno problematiche e opportunità in egual misura.
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