“La lettrice impaziente” di Caterina Pusateri è un racconto autobiografico che si nutre di libri, di scrittori e di lettori. C’è grande umanità, ci sono aneddoti mitici del suo lavoro di libraia a Palermo, ma soprattutto una riflessione sull’arte di leggere e incontri fondamentali, che le hanno cambiato la vita…
Vita, passione, professione, e dunque amore, perché ogni storia di libri è una storia d’amore. E poi una miriade di storie struggenti e spassose, e ancora, un nucleo prepotentemente forte, quello dedicato alle relazioni umane, con colleghi, con sconosciuti, spesso diventati amici. La libreria Feltrinelli di Palermo, mi raccontano i beneinformati, non è mai stato un megabookstore, ma proprio una libreria. E Caterina Pusateri assieme a un manipolo di altre giovani libraie (e librai) è sempre riuscita a tenere a galla quell’umanità, quell’affabilità, quella fame di libri, e quella simpatia che fanno la differenza e che, ora come allora, fa sembrare la succursale palermitana di una grande catena come la più familiare delle librerie indipendenti. Questo è il brodo primordiale di un libro che Caterina Pusateri ha scritto a lungo, vincendo dubbi e timori, ed è riuscita a pubblicare.
Più di un libro in uno
Un intreccio di storie di gioventù, di libri scoperti, amati, odiati, consigliati, provando a intercettare i desideri dei lettori, che di Caterina Pusateri si sono sempre fidati. La lettrice impaziente. Storia di una libraia (224 pagine, 17 euro) riesce a inglobare un romanzo di formazione, un “best of” di letture personali, ma in certi casi anche generazionali, e una scanzonata fotografia di lettori improbabili che si aggirano a caccia di titoli… storpiati. Tutto questo è raccontato con un linguaggio apparentemente semplice e colloquiale, ma mai sciatto, mai anonimo, che sa accelerare e brillare di luce propria. Il volume è stato pubblicato da Sem, e dunque da Michele Rossi, già pigmalione di Silvia Avallone quando lavorava alla Rizzoli, dove ha contribuito anche alle vittorie di Walter Siti ed Edoardo Albinati al premio Strega. Un professionista che ha visto le potenzialità di un volume, che non è solo un libro di fatti, ma anche di idee. Una su tutte: «talvolta per apprezzare i libri buoni è necessario leggerne di mediocri».
Borgese, Cabrini e la cliente giapponese
Gli spaccati comici, o anche tragicomici, che si intercettano qua e là fra le pagine sono di livello. Scoprirete così perché Caterina Pusateri ce l’ha a morte con Giuseppe Antonio Borgese (ma noi saremmo pronti a far partire una petizione affinché legga Rubè e anche I vivi e i morti, ne abbiamo scritto qui) e che avrebbe voluto sposare Antonio Cabrini e Simon Le Bon, che ha scoperto Tabucchi grazie a Bajani e John Irving grazie a Valèrie Perrin, che è spesso una specialista di letture inadatte a quel momento o al tal altro, che certe conversazioni in inglese con una cliente giapponese possono essere devastanti, che ha memorabili buffe storie d’infanzia nella bisaccia della sua arte di raccontare storie.
Maestri e genitori
Sono però gli incontri di questa libraia a dare un altro passo al suo volume. Certamente quelli con i grandi autori che sono passati da Palermo, con Inge Feltrinelli, con i suoi maestri Lia Vicari e Salvatore Cangelosi, ma ancora di più altri. Con Livia Manera, giornalista e scrittrice, di cui ormai Caterina Pusateri è diventata amica, e che le ha fatto da “pigmaliona” per tante di quelle fantastiche letture americane, le stesse che spesso consiglia in libreria. O anche l’incontro con Giuseppe Francese – figlio di Mario, giornalista ucciso da mafiosi vigliacchi e ignoranti – di fatto una vittima di mafia, suicidatosi dopo aver trascorso anni e anni a caccia dei colpevoli dell’omicidio del padre e che, in libreria, incrociando quella giovane sensibile libraia aveva avvertito qualche scintilla di gioia. E l’incontro degli incontri, quello con i suoi genitori, raccontati nel fiore degli anni ed evocati nelle loro dolorose scomparse, nel 2007 la madre, quattordici anni dopo il padre. Da ragazza il suo obiettivo era diventare una persona che a loro «non piacesse neanche un po’». Hai fallito miseramente Caterina Pusateri, a loro sei sempre piaciuta e continui a piacere.
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Non so nemmeno se me la merito una recensione così bella! Grazie 🩷