Il dolore da attraversare, la scrittura come modo migliore per farlo. Torna in libreria Flavia Todisco, stavolta con una silloge poetica, “Freme”. Versi che trasmettono una voglia di rialzarsi dopo qualsiasi battuta d’arresto…
L’eclettismo è un dono, non è da tutti. Parliamo di Flavia Todisco e del suo nuovo distillato di parole, tra morte e amore, fra riscatto e fede nella scrittura, nell’espressione verbale. Dopo il recente felice debutto nel romanzo con Ringrazio l’inverno (ne abbiamo scritto qui), Flavia Todisco torna alle origini, con una raccolta di liriche. Aveva infatti esordito con una silloge di poesia e torna a questa forma espressiva, che le è parecchio congeniale: concisi, ma pregni i suoi versi.
Abbandono e assenza
Con poche precise parole, nella silloge Freme (70 pagine, 12 euro), pubblicato da La Gru edizioni, prende di petto dolore e morte, non negandoli ma attraversandoli, materie vive con cui bisogna fare i conti, che ferendo, spezzando, non significano necessariamente inabissarsi. L’estrema fine è «materia carne sangue, / ma anche varco, indizio / di nuovo splendore». E non c’è solo la morte, con cui fare i conti, anche l’assenza e l’abbandono sono oggetto della ricerca poetica di Flavia Todisco: «Mi sono girata, / darti un bacio / era l’intento… / non c’eri più».
Venire a capo della fragilità
Quel che colpisce di più di quest’opera è la fede nella parola, in particolare scritta. Si legge: «Scrivo, correggo, / cancello e riscrivo. / Più volte. Ancora». E si legge pure: «pratico la religione / delle parole, ho taciuto / quando a te non restavano / che gesti». Sono pagine esplicite, che pulsano, fremono, che trasmettono un senso di libertà, una voglia di rialzarsi dopo qualsiasi battuta d’arresto, dopo ferite che sì si aprono, ma si cicatrizzano. Non si lascia dimenticare questo libro, per la tensione che scaturisce dalle pagine, per l’onestà, perché fa i conti con la fragilità e cerca di venirne a capo, rinascendo. Flavia Todisco l’ha fatto di nuovo: sorprende, tornando su temi affrontati anche nel romanzo, ma vivificandoli, facendoli nuovi.
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Gentile Arturo,
grazie di cuore per le parole, generose, grazie per la sensibilità e il garbo.
Flavia T., fremente