Un turbinio narrativo con suspense in picco continuo è “Intrighi pericolosi” di Egidio Sproviero. Ci sono politica e trame vaticane, esoterismo e criminalità. E un giovane studente lucano che si trova coinvolto in un intrigo internazionale…
Diciamo che, già dal titolo, Intrighi pericolosi (250 pagine, 19,99 euro) di Egidio Sproviero, edito da Narrazioni Clandestine, condensa in due parole il ricco coacervo di mistero, esoterismo, simbologia e criminalità presente in questo libro. Il quale, per tener fede alle aspettative di una titolatura così volutamente provocatoria, non poteva non essere ambientato a Roma, da sempre crocevia di traffici illeciti, di corruzioni morali e di peccati inconfessabili. Una Roma, però, non violenta nel senso classico, non borgatara, dove non si spara per strada e ci si ammazza in qualche estrema periferia, ma una Roma che comunque si presenta funesta, capace di incutere timore, di annichilire, di travolgere con la sua spiritualità deviata e il suo sguardo rivolto al Male.
Un disegno quasi demoniaco (e la Basilicata)
Un estratto del libro riassume e ben rappresenta quell’atmosfera cupa, carica di incenso vaticano e di parole pronunciate a mezza bocca, che alligna in queste pagine, dove una serie di personaggi, provenienti da mondi differenti, si ritroveranno al centro di un disegno quasi demoniaco, orchestrato secondo uno schema molto più grande di loro:
Il mistero affascina come una fiamma che non puoi smettere di guardare. Le società esoteriche promettono risposte: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Ma il prezzo per scoprire queste verità è alto e non tutti possono permettersi di pagarlo senza subirne le conseguenze. Le società esoteriche non sono solo specchi per le allodole, ma possono essere un portale che ci consente di entrare in realtà parallele dove può essere soddisfatto il nostro desiderio di conoscere ciò che è nascosto. Che si tratti di questa o di altra realtà, ci invitano ad un viaggio.
Non solo realtà parallele, ma anche realtà lontane tra loro. Alla Roma gotica, se vogliamo anche decadente, dove si ordisce all’ombra del Cupolone e dei suoi palazzi sacri e inviolabili, fa da contraltare una Basilicata che, nella narrazione di Sproviero, entra prepotentemente (grazie anche all’utilizzo di alcune espressioni dialettali) con il suo carico di storia e ruralità, con le speculazioni politiche e finanziarie che l’hanno flagellata, con i suoi giacimenti petroliferi elevati a terreno di scippo e scontro tra cuori avidi e affamati di potere.
Contrasti, scoperte, misteri
I personaggi che pascolano in questo romanzo sono legati da amicizie, interessi e passioni comuni: dal loro intreccio, che prende forma sin dalle prime pagine, si costruisce una intera trama strutturata in contrasti, scoperte e misteri, resa ancor più affascinante dal turbinio narrativo dovuto alla clandestinità delle feste, all’occultismo di talune opere d’arte e al groviglio famelico di politica e business. Così ci si imbatte in Marco, giovane studente lucano che, suo malgrado, si ritrova coinvolto in un intrigo internazionale. Accanto a lui, il Maestro Luciano, esperto d’arte e il monaco scozzese Seek, profondo conoscitore di testi sacri, grazie ai quali si comincerà a fare luce su di una vicenda in cui verrà investita anche Viola, archeologa innamorata tanto del proprio lavoro quanto di Hernest, uno scrittore di fama a capo di una organizzazione corrotta e pericolosa.
Insomma, si evince come Sproviero abbia saputo cucinare tutta una serie di ingredienti funzionali tra loro – che attingono persino alla costellazione esoterica e magica – per impacchettare un prodotto culturalmente elaborato e narrativamente accattivante. Nel testo si ritrovano numerosi approfondimenti che riguardano il campo dell’arte ma, più in generale, si riscontra una visione approfondita del mondo e dei suoi complessi funzionamenti nei quali trovano spazio tutte le sfaccettature – e le deviazioni – dell’animo umano. La scrittura è senza dubbio precisa e compita: pur non essendoci tracce di sperimentalità linguistica e pur apparendo, in talune circostanze un po’ ingessata e didascalica, si rivela comunque efficace nel legare insieme persone, circostanze e luoghi molto lontani tra loro sui quali alberga una cappa di misteri e di inganni.
Lettura per tutti (palati fini compresi)
Ne emerge un’opera di sicuro interesse, in particolar modo per quei lettori alla “Dan Brown”, ammaliati dalla suspense in picco continuo; dalla presenza di capitoli brevi al cui termine compare quasi sempre un cliffhanger che spinge il lettore a continuare; dalla disseminazione di indizi nascosti in opere d’arte, simboli, testi antichi. Il tutto amalgamato in un composto dove Chiesa, società segrete e affari loschi convivono perniciosamente insieme.
Intrighi pericolosi garantisce questo e altro. Di fatto una lettura accessibile a tutti, ma che comunque non manca di soddisfare anche i palati più fini, quelli cioè a cui non difetta un certo gusto per la parola elegante, ricercata, pensata con attenzione e in grado, tra le righe, di esprimere un giudizio più o meno velato sulla società, sui suoi attori e sulle loro umane debolezze.
In questi ultimi giorni d’inverno, segnati ancora da un clima rigido e umido che invita a rintanarsi in casa, questa lettura può costituire un buon viatico per accompagnarsi gradevolmente alla notte. Dove tutto può succedere, dove tutto succede.
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