I “sette libri per l’inverno” di… Paolo Rodari

Classici italiani e stranieri per un itinerario di lettura tutt’altro che convenzionale. Ecco i sette suggerimenti di lettura di Paolo Rodari, giornalista che ha scritto il suo primo romanzo, “Il mantello di Rut” (ne abbiamo scritto qui). Un nuovo appuntamento con la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)

“Il dottor Zivago” di Boris Pasternak (Feltrinelli), traduzione di Serena Prina

Quando Jurij Andrèevic dice a Lara che fu quando lei, in divisa da scolara, come un’ombra uscì dell’oscurità della camera d’albergo, che, senza sapere nulla di lei, comprese con tutta la forza dell’angoscia che quella ragazza magrolina e fragile era carica, come di elettricità, di tutta la femminilità pensabile al mondo… ecco è stato quando ho letto queste parole di lui a lei che ho compreso che la scrittura può essere arte e dire meglio di te ciò che anche tu vorresti dire.

“I demoni” Fedor M. Dostoevskij

Perché ho scoperto che Stavrogin non è Raskolnikov. E che quindi esiste anche chi nel male non cerca redenzione bensì nulla. Esiste il male apatico, di chi nemmeno sa distinguerlo dal bene. E nelle scrittura può essere rappresentato per guardarlo in faccia e per dire: può essere di tutti, anche mio.

“Il taglio del bosco” di Carlo Cassola (Mondadori)

Il dolore può colpire in qualsiasi momento, e può anche non passare. Spesso non ci sono medicine, soltanto continuare a vivere, a tagliare il bosco come Guglielmo: taglia, ma basta un niente perchè il dolore per la scomparsa della moglie ritorni: “Guardò in alto. Ma era tutto buio, non c’era una stella”.

“Va’ dove ti porta il cuore ” di Jeans Dechanet (Cittadella), traduzione di Clara Virgili

Merita anche solo per questo passaggio: «Un’autentica contemplazione conduce, dopo lunghi anni di riserve e prudenza, a quest’arte di vivere liberi e di superare la legge, non dico di trasgredirla». Venne pubblicato nel 1974, ma rimase fuori catalogo per anni, nonostante sia una delle vette più alte della nostra spiritualità.

“La luna e i falò” di Cesare Pavese

Perché un paese è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Un paese “vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

“La montagna dalle sette balze” di Thomas Merton (Garzanti), traduzione di Alberto Castelli

Le pagine mirabili dell’accettazione di una nuova strada. La traversata verso un’altra terra, che «non è come la terra d’Egitto dalla quale sei uscito». Crocifiggere le vecchie abitudini, la trasformazione a cui ognuno è chiamato.

“La notte” di Elie Wiesel (Giuntina), traduzione di Daniel Vogelmann

Devo tanto a Wiesel. Su tutto che raccontare non è eludere. Ma dire ogni cosa, per quando sia impietosa ed eterna la notte.

 
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