Quattordici scatti fotografici testimoniano l’amore di una coppia, Annie Ernaux e Marc Marie. Attraverso le immagini di quel che resta dopo i loro amplessi e riflessioni che, come sempre, si ampliano dal particolare al collettivo, ne “L’uso delle foto” si rivendica anche il desiderio della sessualità, anche quando il corpo è un campo trasfigurato dalla malattia…
Due amanti, per un intero anno, si amano e, dopo ogni rapporto, fotografano le spoglie dei loro amplessi — vestiario e biancheria sparsi e variamente ricomposti sul pavimento, le scarpe abbandonate in pose ammiccanti, il mobilio, le pareti e i luoghi a fare da cornice —, quindi decidono di annotare ciascuno su un proprio quaderno la descrizione e il commento di ogni scatto, come per fermare nel tempo, attraverso le parole che chiosano le immagini, la passione che di volta in volta li ha travolti e i cambiamenti che li hanno accompagnati, coito dopo coito, come coppia e come singoli individui. Trascorso l’anno, si scambieranno i quaderni e scopriranno, confrontandoli, i commenti, i vissuti, le impressioni dell’altro, ravvisando somiglianze ed eventuali differenze.
Dall’individuale al sociale
L’uso della foto (159 pagine, 18 euro), scritto a quattro mani da Annie Ernaux e Marc Marie, nella traduzione di Lorenzo Flabbi, L’orma editore, è l’ultimo sorprendente libro di Ernaux — almeno in Italia, ché in Francia è uscito nel 2005. Anche in quest’opera, infatti, la scrittrice, Premio Nobel per la Letteratura nel 2022, attraverso la descrizione di alcune fotografie, private e intime, riesce a restituirci vissuti e riflessioni comuni, nel senso più alto del termine, e ad aprirci così varchi per la comprensione, o meglio, la metabolizzazione di fenomeni ed eventi individuali e, al tempo stesso, sociali, che finiscono per segnare e, inevitabilmente, trasformare i nostri vissuti e pensieri.
Amore e malattia
Che cosa si cela dunque dietro l’erotismo, cui inevitabilmente rimandano i quattordici scatti inseriti e commentati nel volume? La passione che nasce e cresce fra i due autori, nel corso del 2003; l’impeto con cui si prendono e amano di volta in volta, stanza dopo stanza, albergo o abitazione in cui si trovino. Una storia d’amore, la loro, che nasce, il giorno prima che Ernaux si sottoponga a un intervento per l’asportazione di un tumore al seno, e prosegue, chemioterapia dopo chemioterapia. E, a latere dell’amore e della passione, foto dopo foto, commento dopo commento, Ernaux fa i conti con la caducità, le paure, i dubbi della nostra esistenza; mentre Marie rielabora il lutto per la fine di una precedente relazione e, soprattutto, per la perdita recente della madre, mentre è travolto dall’inizio di una nuova storia d’amore, quella con Ernaux, appunto, che mese dopo mese, terapia dopo terapia, accompagna nel percorso di cura e guarigione dal cancro.
L’ossimoro
L’aspetto più straordinario di questo libro, donato da Ernaux a noi lettrici e lettori, è che sia un altro libro — l’ennesimo diremmo, considerando tutta la sua produzione letteraria — di rivendicazione e emancipazione femminile, basato tuttavia questa volta sulla sorta di ossimoro esistente tra l’erotismo, che emanano le foto e i commenti dei due amanti, e il corpo “invaso” e “segnato” dalla chemio. A Ernaux riesce proprio questo: rivendicare il desiderio e il diritto alla sensualità e all’eros, nonché alla vita e all’amore tenero e accudente, proprio nel momento in cui il corpo diviene quasi un campo minato, provato e trasfigurato com’è dagli interventi, dal catetere e dai colori lasciati dai pennarelli dei medici che tracciano punti, linee, quasi mappe, per la lotta da condurre contro la malattia.
Nelle sue pagine, Marie ci restituisce la stessa passione, le stesse emozioni, l’unicità dei momenti vissuti insieme, che a stento le foto, a mano a mano che passano i giorni, riescono a restituire in tutta la loro intensità. Anch’egli accenna alle cure, talvolta alle ansie e preoccupazioni per la salute della compagna, il cui corpo tuttavia non smette di attrarlo e non perde fascino, anzi sembra acquisirne altro, sempre nuovo, giorno dopo giorno.
La scrittura e il tempo
A intessere la trama di questa nuova indagine su di sé e, in ultima istanza, su noi, da parte di Ernaux, c’è la scrittura, l’analisi e la riflessione sulla natura, i fini, i possibili esiti dello scrivere, che per l’autrice è sempre al tempo stesso anche occasione di riflessione e fascinazione intorno al tempo, che proprio attraverso la scrittura cerca in un certo senso di fermare e, forse, addirittura rincorre nel suo scorrere e trasmutare cose e persone, per riuscire a coglierne la natura unica e irripetibile.
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Dopo aver letto questa recensione e lo leggerò sicuramente. Deve essere una testimonianza eccezionale per la profondità dei temi che affronta e la sensibilità di chi li condivide con noi lettori. Una scelta coraggiosa degli autori a cui desidero rispondere come penso loro desiderino: leggendoli!
grazie dell’attenzione Silvia, è una lettura coraggiosa e illuminante
Gentile Silvia, grazie per la lettura e l’interesse. Lo legga, è una lettura delicata, ma profonda. Ernaux riesce sempre a parlare di temi importanti con delicatezza ed efficacia. Un cordiale saluto.