Un giallo che, oltre a sciogliere un enigma, prova a raccontare un mondo. È “La vergogna della fontana” di Michele Ardilio. Attraverso l’umanità dei personaggi, ora buffi ora malinconici, intrattiene senza rinunciare a una certa profondità
Ci sono romanzi gialli che inseguono il mistero e altri che, mentre lo inseguono, raccontano un mondo. La vergogna della fontana. Le indagini disgraziate di Rosario Aquila (197 pagine, 15,99 euro) di Michele Ardilio, pubblicato da edizioni Clandestine, appartiene decisamente alla seconda categoria: è un noir che parte da un enigma, ma finisce per esplorare molto di più — la città, le persone, e quel sottile confine tra verità e apparenza che spesso rende le storie più vive della realtà.
Il titolo, già di per sé suggestivo, richiama un luogo simbolico e un sentimento universale. La “vergogna” evocata non è soltanto quella di un fatto da nascondere, ma sembra alludere a qualcosa di più complesso: una crepa morale, una tensione sotterranea che attraversa i personaggi e le loro scelte. È proprio da questa ambiguità che prende forma la trama, costruita con un passo narrativo agile ma mai superficiale.
Tensione e ironia
Ardilio dimostra di conoscere bene i meccanismi del racconto investigativo. Il mistero si sviluppa attraverso indizi, deviazioni e intuizioni improvvise, ma senza mai ridursi a un semplice gioco di logica. Al centro della storia c’è soprattutto l’umanità dei personaggi: figure imperfette, talvolta buffe, talvolta malinconiche, che rendono la vicenda sorprendentemente credibile. Il lettore si trova così coinvolto non solo nel “chi è stato”, ma nel “perché” e nel “come” ogni scelta sia maturata.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è il tono. Ardilio alterna momenti di tensione a passaggi attraversati da un’ironia discreta, quasi complice. È un equilibrio delicato che evita al libro di scivolare nel cupo o nel didascalico: anche quando la storia si addentra in zone d’ombra, resta sempre una scintilla di vitalità narrativa.
L’immediatezza
Lo stile è diretto, scorrevole, ricco di immagini capaci di restare impresse. Le scene si susseguono con naturalezza, come se il lettore camminasse accanto ai protagonisti dentro la vicenda. E proprio questa immediatezza rappresenta uno dei punti di forza del romanzo: la lettura procede veloce, ma lascia dietro di sé una serie di dettagli e sfumature che continuano a risuonare.
In definitiva, La vergogna della fontana è un noir che sa intrattenere senza rinunciare a una certa profondità. È il tipo di libro che si apre per curiosità e si continua per piacere, spinti dalla voglia di capire dove porterà l’indagine — ma anche di restare ancora un po’ dentro la sua atmosfera. E quando si chiude l’ultima pagina, resta la sensazione più preziosa per un lettore: quella di aver scoperto una voce narrativa con qualcosa da raccontare, e la curiosità di leggere ancora.
Seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads e YouTube. Grazie

