La fuga, la fine, la luce: Andrea De Spirt incanta…

“Troppo risplendere” di Andrea De Spirt racconta una donna, l’amor perduto del protagonista, costretta in un limbo tra vita e morte, e un viaggio fisico e interiore alla ricerca di chi può salvarla. Una riflessione sulla fine non come tragedia ma come possibilità…

Un’idea di letteratura come quella del veneziano Andrea De Spirt incarna alla perfezione il senso e l’anima del catalogo della casa editrice Il Saggiatore, così come è stata plasmata negli ultimi undici anni da Andrea Gentile, da poco al passo d’addio: ha abbandonato la direzione editoriale, Gentile, ma lasciando un’impronta visibilissima, una somma di libri più ampia delle sue parti, riconoscibile, visionaria, aperta alle forme ibride e alle nuove sensibilità. E il secondo romanzo di una voce originale come quella di Andrea De Spirt, nuota alla perfezione in quel mare unico e affascinante escogitato da Gentile e dai suoi principali collaboratori. Troppo risplendere (160 pagine, 16 euro), con le sue risonanze interiori, i vuoti e i silenzi, cattura e seduce.

Una narrazione non tradizionale

Con questo secondo romanzo, è il caso di dire, De Spirt continua a risplendere, a circa quattro anni dal suo debutto; non una prova fortunata, quella, ma già allora la dimostrazione di una certezza adesso sempre più consolidata. Ogni creatura è un’isola – questo il titolo dell’esordio – era come un diario frammentato, tra solitudine e lutto, che affrontava la ricerca di un fratello scomparso. Anche nel suo primo titolo, come nel secondo, si aspira a una narrazione non tradizionale: i personaggi non hanno nome, i luoghi non si riconoscono, c’è una tensione verso il silenzio, l’idea di un archetipo universale.

Ce ne ricorderemo, di questo libro…

Anche in Troppo risplendere c’è come una specie di scomparsa: H., l’amore perduto del protagonista, è caduta in un sonno inspiegabile, tra morte e vita. La salvezza è cercare il Guaritore, colui che forse può riportare H. alla luce. È un percorso fisico e insieme interiore, una riflessione sulla fuga e sulla fine. Non come tragedia, ma come possibilità. Lasciar andare non significa perdere, ma aprirsi a una forma diversa di luce. Ce ne ricorderemo, di questo libro…

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