Saint-John Perse e il privilegio di ascoltare le parole dei viventi

Il vento è il respiro della poesia di Saint-John Perse. Il suo “Venti” è un poema in prosa, di parole potenti e prodigiose, di poesia che raggiunge lo stato eterno e il profilo dell’infinito…

Mario Luzi, nel descrivere Saint-John Perse, fa riferimento alla sua straordinaria capacità di sviluppare idee dalle metafore: è l’idea complessa di un mondo semplice che si pone al di fuori del tempo e dello spazio. Si può parlare dunque di una poesia ossificata, perché spolpata di tutte le sue componenti essenziali, fino a raggiungere un nuovo e perenne aspetto: il profilo dell’infinito. Quando la poesia raggiunge lo stato eterno, allora torna in forma prototipica.

L’esilio e la natura

Franco Marcoaldi invece paragona Saint-John Perse a un animale capace di coniugare «l’ossessività chirurgica del dettaglio di un Melville e la fantasia metaforica di un Ovidio. Nulla gli sfugge e nulla trascura». Che si tratti di sperimentalismo o di linguaggio universale, il filo delle considerazioni si snoda attraverso due punti fondamentali: l’esilio e la natura.

Affrettarsi, andarsene: parole per prendere fiato

E se un uomo accanto a noi viene a mancare al suo viso di vivente, gli si tenga a forza il volto nel vento!

Semi nel terreno

Medhelan propone adesso il suo Venti (248 pagine, 20 euro), tradotto da Nicola Muschitello, con prefazione di Franco Marcoaldi. Saint-John Perse scrive questo poema in prosa nel 1945, durante il suo esilio negli Stati Uniti; si tratta in termini specifici di uno sradicamento forzato dove la penna diventa lo strumento perfetto per stare in equilibrio. La sua infanzia a Guadalupa getta le basi per osservare la realtà con una lente non levigata, come un cercatore che osserva il cielo e che vuole stringere la terra a mani nude. Per questo il vento è fondamentale: è il respiro della sua poesia, l’unica forza che può entrare nei corpi senza fare violenza. Le parole del vivente sono semi nel terreno: germogliano sempre e non marciscono mai; soprattutto, rispondono solo all’anima e alla memoria. Saint-John Perse, possiamo dirlo con assoluta certezza, misura bene il confine dell’effetto che produce: è una prosa potente e prodigiosa che filtra però la verità in piccoli pezzi. I viventi di Saint-John Perse non dicono mai fatti, ma si limitano a lasciare tracce per chi verrà.

Trovare le imperfezioni

Leggere Saint-John Perse permette di riconoscere con pazienza e volontà il canto incastrato in ogni momento, molto spesso trasformandolo. Trovare le imperfezioni è una conquista e il vivente, da creatura muta, diventa testimone di un miracolo. I sussurri creati da Saint-John Perse sono fissi, ma possiedono il coraggio di rompere gli argini e non c’è spiegazione: in questa pura inesperienza che consente al mortale di godere del creato in maniera totale, il creato stesso tende a moltiplicarsi per paura di sparire: ecco perché le immagini di Saint-John Perse si sovrappongono come fogli trasparenti, regalandoci una visione limpida e stratificata; i nuovi occhi consentono di scorgere un paesaggio interno che non si può più separare: proprio qui troviamo l’unità linguistica in grado di interpretare una geografia dei sensi che Saint-John Perse memorizza nel mito; la narrazione diventa autonoma, intatta nei suoi numerosi vocaboli e coerente nei simboli.

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