Michael Farris Smith, quegli outsider senza via d’uscita…

Una bellissima scoperta è “Lupi nella notte” di Michael Farris Smith, voce che rinnova il Southern Gothic, che con questo romanzo non s’appiattisce mai sui cliché del thriller. In un’atmosfera senza tempo una storia di boschi e chiese abbandonate, di violenza e azioni insensate, di sogni e cadaveri…

Ci restano solo gli scrittori degli States. Passano i mesi e gli anni e l’immagine degli Usa resiste solo perché ci sono tanti scrittori – e tanti non sono ancora stati tradotti e dunque non sono ancora conosciuti dai lettori italiani – che hanno qualcosa da dire e sanno raccontare una storia e innescano riflessioni e accendono passioni (e magari hanno idee dissonanti rispetto all’amministrazione che sognava il premio Nobel e sta seminando guerre in vari continenti). Ci sono ancora territori vergini e gli editori di qualità, quelli che non si accontentano, sanno scavare a fondo. Uno di questi è Jimenez, catturato dal mondo oscuro, inspiegabile e insensato messo in scena in un romanzo, Lupi nella notte (248 pagine, 19 euro), la cui traduzione è a cura di Michela Carpi, ovvero la fondatrice, assieme a Gianluca Testani, della casa editrice. L’ultracinquantenne Michael Farris Smith è l’autore, preceduto da lodi e paragoni illustri. In questa sede si preferisce non scomodare nomi immensi, ma si sottolinea a gran voce che è uno scrittore speciale, capace di lasciare il segno, di raccontare le ferite degli Usa di oggi: un autore che sta rinnovando il cosiddetto Southern Gothic, tra realismo e simbolismo. Uno scrittore a tutto tondo, comunque, Michael Farris Smith, non ingabbiato da etichette. Basti pensare che un altro suo libro, ancora inedito in Italia, è addirittura un prequel de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald: Nick, che indaga e reinventa l’esistenza di Nick Carraway, prima di conoscere Jay Gatsby…

Il sogno della redenzione

Lupi nella notte dimostra quanto Michael Farris Smith, che è anche un musicista, creda nella forza della scrittura, nel ritmo delle parole, in un lirismo senza fronzoli, e perfino quanto sia bravo s scandagliare ciò che è insensato. Figure pure e spezzate coltivano in qualche modo il sogno della redenzione, della serenità oltre la disperazione, in un’atmosfera senza tempo, sebbene facciano capolino oggetti modernissimi. Parole come colpa e destino sono centrali in questa narrazione in cui un’anziana, Wanetah, vaga nella notte, incontrando, seduti attorno a un falò, Burdean e Keal, delinquenti intenti a un crimine, che neanche loro sanno bene dove li porterà, e che in qualche modo l’incontro con la donna interrompe…

L’anziano cinico, il giovane idealista

Si alternano sogni e violenze e, almeno simbolicamente, anche i lupi si prendono la scena (curiosamente come in un altro bel recente romanzo, Altavìa di Sergio Peter, ne abbiamo scritto qui), non mancano misteri e cadaveri, in una scena che di volta in volta si rabbuia e si illumina. Quel che non sempre è comprensibile – come una bimba che sembra avere poteri misteriosi – ha suggestioni metafisiche. Michael Farris Smith, tra boschi e chiese abbandonate, racconta un’America periferica, apparentemente trascurabile, attraverso alcuni outsider senza vie d’uscita, a cominciare dal cinico e più anziano Burdean, abile pistolero, e dal più giovane idealista Keal. Un libro da assaporare, mai appiattito sui cliché del thriller, che si interroga su ciò che è giusto fare, una splendida rivelazione dalle nostre parti…

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *