Un ritorno archeologico all’adolescenza con l’uso diretto dei diari e delle lettere d’epoca. Susanna Nicchiarelli in “Paradise City” racconta con lucidità il rapporto tra i genitori, gli anni della scuola, le amicizie nate e spezzate, la letteratura, la musica, la ribellione. Una riflessione sul tempo e sulla conoscenza di sé
Roma, 1988.
Un ritorno consapevole e quasi archeologico dentro l’adolescenza. La narratrice, oggi adulta, regista e madre, recupera i propri diari scritti quando frequentava il liceo e decide di rileggerli e condividerli non per nostalgia, ma per offrire uno sguardo onesto su uno dei periodi più complessi della sua vita.
Tensioni ideologiche
Susanna Nicchiarelli è nata nel 1975 in una famiglia romana attraversata da tensioni ideologiche: la madre, insegnante di lettere, è comunista; il padre, ingegnere, è dichiaratamente anticomunista. Dopo che il fratello maggiore viene picchiato al liceo per le sue idee politiche di sinistra, la madre cambia lavoro e iscrive le figlie ad una scuola americana. Ma il percorso della protagonista prende un’altra direzione: finisce in un severo liceo privato gestito da religiosi, ambiente borghese e conservatore in cui si sente immediatamente fuori posto.
Ci ho messo un po’ a capire le regole non scritte sul vestire: alla scuola dove ho fatto le elementari e le medie c’era la divisa, perciò non facevo mai caso a quello che indossavo la mattina. Ho capito che adesso devo osservare quello che si mettono gli altri e vestirmi anche io così.
L’inquietudine
Paradise City (228 pagine, 20 euro), il romanzo di di Susanna Nicchiarelli, edito da Mondadori, racconta con lucidità questo senso di estraneità. Nella nuova scuola tutti si conoscono, mentre lei rimane l’elemento eccentrico, osservatrice e insieme vittima di dinamiche sociali difficili da decifrare. Le amicizie nascono e si spezzano rapidamente: prima Camilla, poi Giulia, che la introduce in una rete di relazioni più ampia, legata però a un mondo giovanile vicino alla destra neofascista. In questo clima, segnato da feste, rivalità e improvvise esplosioni di violenza, come l’assalto a una festa organizzata dalla protagonista, emerge un ritratto di adolescenza inquieta, in cui la politica esiste ma resta spesso non detta.
Una felicità ostinata
Uno degli elementi più significativi del libro è l’uso diretto dei diari e delle lettere dell’epoca, riportati nella loro forma originale. In quelle pagine la protagonista esibisce una felicità ostinata che, riletta a distanza di anni, rivela invece solitudine e smarrimento. Anche la breve stagione della fede, nata grazie all’influenza di un carismatico insegnante di letteratura, si inserisce in questa ricerca di senso destinata a dissolversi.
Accanto ai conflitti scolastici e ideologici, il racconto mostra che l’arte, la musica, la filosofia e la letteratura sono la bussola culturale che permette la ribellione e apre vie di salvezza oltre la semplice denuncia.
La consapevolezza tardiva
Con uno sguardo maturo e doloroso, Susanna Nicchiarelli riflette su ciò che allora non poteva comprendere: il privilegio sociale dei suoi compagni, l’inerzia di una classe dirigente e il peso delle appartenenze politiche.
Il romanzo diventa così non solo un memoir adolescenziale, ma anche una riflessione sul tempo e sulla conoscenza di sé, dove purtroppo la consapevolezza arriva sempre dopo.
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