Ironia, paradosso, stupore: gli Usa di Israel Singer

In prima edizione mondiale, in Italia, i reportage di Israel Singer dagli Usa, con il titolo di “Viaggi in America”. Un tentativo di comprendere gli States, da Hollywood a New York, alla provincia profonda, agli esseri umani, a quelli soprannaturali. E un occhio vigile sugli ebrei che hanno trovato rifugio oltreoceano prima della seconda guerra mondiale

La bottega fiorentina continua ad avere una cura artigianale, ma ha anche uno sguardo internazionale che fa risplendere la sua storia gloriosa. La casa editrice Giuntina, fondata nel 1980 –  ma in qualche modo figlia della gloriosa tipografia fiorentina Giuntina, nata nel 1909 e oggi chiusa – da allora illumina la conoscenza del mondo ebraico e contribuisce al dialogo, alla tolleranza, alla lotta contro ogni fanatismo. Fondata da Daniel Vogelmann, figlio di Schulim Vogelmann, sopravvissuto al lager, la casa editrice Giuntina è già da un po’ affidata a Shulim Vogelmann (qui un suo articolo), figlio di Daniel, e alterna volumi di storia e tradizione ebraica a testimonianze dell’universo concentrazionario, romanzi di autori israeliani (con una felicissima collana inaugurata nel 2005) e grandi classici della letteratura yiddish. La bottega fiorentina non perde la sua dimensione felicemente autarchica, ma sa anche giocare al tavolo dei grandi, proponendo per esempio, in prima edizione mondiale assoluta, un libro di Israel Singer, fratello maggiore e maestro di Isaac Singer, premio Nobel 1978.

Tutto il mondo nella Grande Mela

Ovest, est. Viaggi in America (381 pagine, 19 euro) di Israel Singer, curato e tradotto da Enrico Benella, sembra per certi versi un libro complementare di Viaggio in Israele, scritto da Isaac Singer (qui l’articolo): quelli del Nobel erano articoli del 1955, scritti per Forverts, giornale in yiddish per gli ebrei di New York; tra sguardo incantato e disincantato, memorie personali e osservazioni quasi profetiche sul futuro di Israele, Isaac Singer non disdegna, nel dopoguerra, di raccontare luoghi, di analizzare gli esseri umani e perfino di avvertire la presenza di esseri soprannaturali, che popolano i suoi racconti e i suoi romanzi. Viaggi in America di Israel Singer è una raccolta di reportage (dai primi anni Trenta ai primi Quaranta) di un autore che avrebbe finito per stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti – raggiunto al fratello minore Isaac – morendo prematuramente nel 1944. Anche la “destinazione” dei suoi articoli erano le pagine del quotidiano Forverts, di cui era inizialmente corrispondente dalla Polonia, pubblico a cui si rivolgeva quando iniziò a scrivere dagli Usa.

Davvero non capisco perché la gente viaggi per il mondo per conoscere paesi e popoli se sarebbe più semplice venire a New York a vedere il mondo intero e tutti i popoli in un unico posto, in un’unica città.

Dalle colline di Hollywood alla caleidoscopica New York, alla provincia a stelle e strisce, Israel Singer prova a capire l’America, approdo di flussi migratori (africani, cinesi, russi, italiani…), limbo lontano dalla guerra e da tutto ciò che la annuncia. E, quando non comprende, o finge di non comprendere, questa terra, le sue pagine si tingono d’ironia e stupore, si accendono di constatazioni surreali, paradossali.

Diseguaglianze e antisemitismo

Le notevoli diseguaglianze sociali, riverbero della Grande Depressione, le contraddizioni evocate con una manciata di parole, un razzismo vivo, un subdolo e latente antisemitismo (con tanto di assemblee di formazioni estremiste). Poco o nulla sfugge al suo sguardo e alla sua scrittura mai seriosa, a una mente che si interroga. Dietro tante uscite brillanti, sotto una benevolenza che mostra in superficie, e un sarcasmo e una falsa ingenuità che affiorano a intermittenza, il polacco Israel Singer prefigura anche i giorni contati del nazismo e di Hitler, impressionato com’è dall’organizzazione e dalla potenza industriale degli States. Ognuno dei quarantanove articoli di questo libro fa aprire gli occhi su un universo, sono cronache vivaci, ora puntate sugli ebrei – approdati nell’ennesimo angolo di mondo a cui li ha condotti la diaspora – ora sui giovani, o anche solo sulla quotidianità per strada, con una convinzione che via via prende corpo, cioè che sia molto difficile capire pienamente le dinamiche degli Stati Uniti, luogo multiculturale e multireligioso per eccellenza, allora terra di luci e ombre, che attrae per tante ragioni, ma anche che respinge. È piuttosto spontaneo chiedersi cosa scriverebbe oggi a proposito dell’anima degli States, un gigante come Israel Singer. Allora il giudizio, tra ironia e spietata fotografia, senza nessuna scorciatoia semplicistica, era sostanzialmente sospeso. Riuscirebbe oggi il grande autore de I fratelli Ashkenazi (qui l’articolo) e di Willy (ne abbiamo scritto qui) a trattenersi su quel che accade in America e sulle conseguenze da un continente all’altro?

Seguici su XInstagramTelegramWhatsAppFacebookThreads e YouTube. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *