Dacia Maraini, amore e giustizia per le madri della letteratura

Un libro lucido, un mosaico appassionante di articoli e interventi contro menzogne e stereotipi affastellati nel tempo sulle donne. “Scritture segrete” è una summa del pensiero di Dacia Maraini, che rende omaggio, con una sorta di mappa del tesoro, a una galleria di donne straordinarie, scrittrici che hanno lasciato il segno…

“Dove sono le madri?”. Questa domanda, semplice e folgorante come un lampo estivo, è il cuore pulsante da cui nasce Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola  (365 pagine, 19 euro), l’ultimo gioiello letterario di Dacia Maraini pubblicato dalla casa editrice Rizzoli.

La scrittrice ci consegna un’opera che è molto più di un saggio: è un diario intimo, una mappa del tesoro, un atto di resistenza e un gesto d’amore.

Immaginate una ragazzina ribelle che, invece di giocare, divora libri: ha letto tutto Conrad, tutto James, tutto Dostoevskij. Ama i “padri” della letteratura con passione assoluta. Ma un giorno si ferma e si accorge di un’assenza assordante. I libri delle “madri” dove sono? Perché in biblioteca faticano a trovare posto? Perché la critica ne parla con sufficienza? Quella ragazzina è Dacia Maraini e questo libro è la risposta che ha cercato e costruito per una vita intera.

Una costellazione di voci ritrovate

Scritture segrete è un viaggio inaspettato e intimo che attraversa secoli di letteratura, intrecciando le vite ordinarie e straordinarie di circa ottanta scrittrici. Si parte da lontano, da Vibia Perpetua, una martire cartaginese che nel III secolo scrisse un diario in latino, e si arriva ai giorni nostri, con un omaggio sentito a Michela Murgia. Tra questi due estremi, Maraini ci guida per mano in una galleria di donne straordinarie: mistiche, cortigiane, monache disobbedienti, rivoluzionarie, romanziere dell’Ottocento e teoriche del femminismo.

Non aspettatevi, però, la fredda architettura di un’enciclopedia. Questo libro è un mosaico appassionato, composto da testi scritti nell’arco di cinquant’anni: articoli, recensioni, ricordi nati per giornali e riviste, e riuniti qui come in un album di famiglia. C’è una chicca del 1968, un’intervista a Natalia Ginzburg, e poi ritratti di Lalla Romano (definita “razionale e geometricamente ordinata come un giardino cinquecentesco”), di Elsa Morante (“barocca e febbrile”), di Anna Maria Ortese (il cui Il mare non bagna Napoli è per Maraini un “capolavoro”), e ancora Matilde Serao, Fausta Cialente, Amelia Rosselli e la poetessa del Cinquecento Isabella Morra, dimenticata e poi riscoperta da Benedetto Croce.

Maraini non si limita a raccontarle: dialoga con loro. Intreccia le loro storie con la propria esperienza di donna e di scrittrice, regalandoci un punto di vista unico e privilegiato.

Lo scandalo della cancellazione

Leggendo Scritture segrete, si prova una duplice e potente emozione. Da un lato, la gioia della scoperta, il piacere di conoscere o rivedere sotto una nuova luce autrici fondamentali. Dall’altro, una rabbia sorda e profonda. Perché queste donne esistevano, erano spesso note e amate nella loro epoca, eppure sono state «dimenticate e cancellate». Come denuncia Maraini, quando si sono stabiliti i canoni culturali per le generazioni future, i loro nomi sono magicamente scomparsi. Basta guardare le antologie scolastiche: “ogni venti scrittori uomini c’è solo una donna” . È uno scandalo culturale, una sottrazione di memoria e di modelli che questo libro prova a riparare, restituendo luce a chi è stato messo ai margini .

Un punto di vista, non uno stile

Uno dei passaggi più illuminanti del libro è il netto rifiuto, da parte di Dacia Maraini, del concetto di “scrittura femminile” come categoria stilistica. Le donne, sostiene, non scrivono in un modo specifico e riconoscibile. La Morante non c’entra nulla con la Romano, così come la Ginzburg non somiglia alla Ortese. Ognuna ha la sua voce inconfondibile. Ciò che condividono non è uno stile, ma semmai un punto di vista: quello di chi per secoli è stato relegato ai margini, costretto al silenzio o a scrivere “di nascosto”, in cucina o in una stanza tutta per sé, quando i doveri familiari lo permettevano. La loro creatività, spesso, era vista come “pericolosa”, perché poteva generare consapevolezza e libertà di pensiero .

Questo libro è un’esperienza che cambia il modo in cui guardiamo alla letteratura. Dopo averlo letto, la vostra libreria ideale avrà nuovi ripiani, nuove autrici da cercare e da amare.

È un vero e proprio antidoto all’oblio. In un’epoca in cui la parità sembra scontata, Maraini ci ricorda che è una conquista recente e fragile. E che la lotta per il riconoscimento passa anche attraverso la memoria. È un libro generoso perché l’autrice condivide con noi i suoi amori letterari, le sue scoperte, le sue ossessioni. Lo fa con la scrittura limpida, elegante e profonda che conosciamo, rendendo accessibili a tutti questioni complesse.

Un invito alla lettura

È un libro per le giovani generazioni. Sapere che ci sono state delle “madri” che hanno aperto la strada, che hanno scritto controcorrente e pagato spesso sulla loro pelle il prezzo della libertà, è fondamentale per capire il presente e costruire il futuro. È un invito alla lettura. Ogni capitolo è un seme. Leggendo di Christine de Pizan, di Madame de La Fayette, di Grazia Deledda viene voglia di correre in libreria a cercare le loro opere .

In conclusione, Scritture segrete è un libro che parla a tutti, uomini e donne. È la summa del pensiero e della passione di una vita di Dacia Maraini, una delle nostre intellettuali più lucide e appassionate. È un libro che illumina, commuove e indigna. È un abbraccio ideale tra una grande scrittrice e le sue “madri”, un abbraccio che finalmente si allarga a includere noi, lettrici e lettori del presente.

Come scrive la stessa Dacia Maraini, l’idea che «le donne non abbiano prodotto niente di buono» è una menzogna che dura da secoli. Questo libro, con la sua scrittura luminosa e la sua profonda umanità, contribuisce a seppellirla per sempre.

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