Un’anziana alle prese con i ricordi, la solitudine e la vulnerabilità ne “La vecchia” di Georges Simenon. Una forzata convivenza con una nipote a lungo perduta potrebbe essere una svolta, ma in realtà silenzi e parole tra le due – in una casa in cui ci sono altre due presenze femminili – accendono conflitti, fino a un clamoroso epilogo…
Piccoli, invisibili, insignificanti, sembrano gli uomini e le donne attorno a cui Georges Simenon, spietatamente, imbastisce trame a un ritmo forsennato. Nei suoi romanzi più belli – quelli senza Maigret, il suo personaggio più noto, non se ne abbiano a male gli ultras del commissario – riesce a far praticamente tutto, senza quasi niente. Ogni orpello è bandito, mancano spesso drammi propriamente detti o esibiti, gli bastano lievi tensioni, microcosmi psicologici da cui cavare piccole ossessioni, sottili paure, impercettibili crepe, biechi rancori, intrecciati in un groviglio di conflitti interiori; conflitti che riescono molte volte a fare a meno di espedienti drammatici o addirittura di colpi di scena, ma che finiscono per incrinare una o più vite.
Una donna barricata in casa
Sono questi i dintorni, i sentieri battuti per chi si accosta alla lettura dell’ennesima perla della collezione di Georges Simenon, finora inedita in Italia, La vecchia (167 pagine, 18 euro), romanzo tradotto in italiano da Simona Mambrini, ulteriore tassello delle opere complete portate avanti dalle edizioni Adelphi. Non in un angolo di una provincia, ma stavolta a Parigi Simenon plasma l’ennesima vicenda di raffinata e impeccabile indagine psicologica. Una donna anziana, barricata nel perimetro della propria abitazione, alla vigilia di una demolizione, è l’inizio di tutto; apparentemente non vuole nessuno, non intende essere aiutata né sloggiare, ma ha un estremo bisogno di sentirsi viva. Fragili equilibri, gesti minimi, una solitudine che è una richiesta d’aiuto, la vulnerabilità umana sotto un microscopio, una messe di ricordi della donna, che però non bastano più, non la consolano.
Tensione alle stelle
Juliette, questo il nome dell’anziana, inizierà una forzata convivenza con una nipote che non vede da molti anni. Sophie; quest’ultima è una paracadutista e aviatrice di una certa fama, più che benestante grazie a un’eredità, libera nella mente e nel corpo, ha un’amica, Lélia, ballerina nei night, con cui condivide l’alcol e il letto, e una domestica, Louise. Pause, silenzi, occhiate, dialoghi, confessioni restituiscono grovigli e ferocia d’inaudita potenza. Si arriva al gran finale come sul ciglio di un burrone, nonna e nipote molto s’assomigliano sul piano caratteriale e, dunque, frequentemente vanno in conflitto, si respingono, danno fiato a una perenne tensione. Chapeau.
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