Non un racconto nostalgico, ma riflessione e aneddoto che si mixano per raccontare l’epoca in cui la musica pop funzionava come dispositivo culturale totale, influenzando visioni del mondo e linguaggi. In “Abitavo a Penny Lane” il giornalista e critico musicale Riccardo Bertoncelli, dialogando con la storia del ventesimo secolo, testimonia come l’atto dell’ascolto fosse anche un gesto di formazione critica
Nel memoir Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues (240 pagine, 18 euro), Riccardo Bertoncelli torna sul terreno che più gli appartiene: quello della memoria musicale vissuta in prima persona. Pubblicato da Feltrinelli, il volume è insieme autobiografia intellettuale e documento su un momento decisivo della cultura sonora del secondo Novecento, quando rock, jazz e blues cessano di essere semplici importazioni angloamericane per diventare strumenti di identità generazionale anche in Italia.
La scoperta di un immaginario
Il titolo, evidente omaggio alla celebre Penny Lane dei The Beatles, introduce subito il registro del libro: una memoria privata che si apre però a una dimensione collettiva. Bertoncelli racconta la formazione di un ascoltatore negli anni Sessanta e Settanta, quando il rock arriva nelle province italiane come una vera epifania culturale. Non è solo la scoperta di nuovi suoni, ma di un immaginario: la lingua inglese appresa sui testi delle canzoni, la fascinazione per figure come Bob Dylan, l’irruzione iconoclasta di Frank Zappa, l’orizzonte libertario che la musica sembrava promettere.
Microstoria dell’ascolto
Ciò che rende il libro interessante è la sua dimensione di microstoria dell’ascolto. Bertoncelli ricostruisce con precisione ambienti e rituali oggi quasi scomparsi: i negozi di dischi come luoghi di socialità e di educazione musicale informale, le prime fanzine come laboratori critici, le radio libere come piattaforme di diffusione alternativa. In filigrana emerge il passaggio da una cultura musicale fondata sulla scarsità – pochi dischi, consumati fino all’usura – a una pratica di ascolto intensiva e quasi iniziatica.
Più di un memoir
Lo stile è quello di un narratore esperto, capace di alternare aneddoto e riflessione senza appesantire il racconto. La memoria non diventa mai pura nostalgia: al contrario, Bertoncelli restituisce la complessità di una stagione in cui la musica popolare del secondo Novecento funzionava come dispositivo culturale totale, capace di influenzare linguaggi, comportamenti e visioni del mondo. In questo senso Abitavo a Penny Lane è più di un memoir: è la testimonianza di come una generazione abbia costruito la propria alfabetizzazione musicale attraverso il rock e le sue costellazioni estetiche. Un libro che dialoga implicitamente con la storia culturale del Novecento e che ricorda quanto l’atto dell’ascolto, prima dell’era digitale, fosse anche un gesto di formazione critica.
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