Un romanzo che è una costellazione di racconti. Ne “La rosa nel vento” di Sara Gallardo un’umanità fragile, salti temporali e cambi di prospettiva. Storie dal lessico semplice, ma con immagini potenti e stranianti…
Un treno vuoto in partenza da Mar del Plata inaugura una storia che rifiuta la linearità e si disperde, come petali nel vento, tra voci e geografie interiori.
Inseguendo e innamorandosi
Al centro de La rosa nel vento (136 pagine, 16 euro) di Sara Gallardo – edito da Gran Via con la traduzione di Sara Papini – ci sono diversi personaggi in qualche modo legati tra loro, che raccontano le loro storie tutte secondo scarti temporali e impressioni personali.
Il primo è Andrei Nicolaievich, venticinquenne dai baffi sottili, viaggiatore povero e aspirante scrittore, che riempie un diario metà in russo e metà in francese con l’ambizione di trasformarlo in romanzo. Intorno a lui ha inizio una storia composta da un’umanità fragile: una madre abbandonata con i suoi bambini, odori e rumori che diventano materia narrativa.
Il viaggio di Andrei si ferma a Buenos Aires dove scende dal treno seguendo quella donna che ha appena incontrato, Eleonora, e di cui si è innamorato.
Narrazione in frantumi
Spinto dalla voglia di leggere la corrispondenza di famiglia, cerca Olga Katkova, depositaria di quel passato epistolare. Tra dichiarazioni amorose respinte, ambizioni giornalistiche e racconti sulla Patagonia, terra di cercatori d’oro e visioni, Andrei si muove sospeso tra desiderio e illusione.
La narrazione però si frantuma subito: salti temporali, cambi di prospettiva e nuovi personaggi trasformano il romanzo in una costellazione di racconti.
Lina, un’adolescente rabbiosa, che vive con Olga, ci racconta della sua fuga con Andrei verso la Patagonia inospitale.
Olaf, figura quasi mitica, compagno di Andrei in una capanna misera, attraversa territori dove realtà e leggenda si confondono, fino a sfiorare un’improbabile dimensione imperiale tra Araucania e Patagonia.
Memoria instabile e identità incompleta
Intanto Olga, attraverso lettere e racconti, intreccia memoria, amore e invenzione, dissolvendo ogni certezza.
Il tempo non ricompone ma disgrega il racconto tra dimensioni temporali differenti e mondi opposti. Il lessico semplice contrasta con immagini potenti e stranianti, mentre paesaggi e sensazioni inglobano i personaggi, diventando espressione del loro stato interiore e delle loro allucinazioni ad occhi aperti.
La rosa che nel vento si sfalda lascia volare i suoi petali in una luce bruciata. Pochi petali possiamo raccogliere da questa storia. Alcuni sono volati via, altri si sono persi, altri ancora si alterano nell’angolo di una memoria.
La rosa diventa così la chiave del testo: una storia fatta di petali dispersi, alcuni perduti, altri trasformati. Più che una trama, resta un’esperienza: quella di una memoria instabile, di un’identità incompleta e di una realtà che continuamente scivola verso il sogno.
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