Una favola moderna e una rappresentazione della fragilità è “Passbroken” di Giovanna Giordano. Il passero protagonista crea arte in volo e fa i conti col dolore, che può diventare scoperta, se condiviso. Gli uomini osservati? Ignavi, indifferenti, dediti alla guerra, in confronto a loro anche gli animali più feroci sono puri
Ma guarda che strano” pensava Passbroken “nel paese degli uccelli ero una nullità, sull’isola degli artisti invece sono un filosofo. Qual è la verità? Chi mi può dire la verità su di me? Forse ci sono molte verità su di me.
Passbroken (156 pagine, 14,90 euro) di Giovanna Giordano, questa favola moderna si muove in un territorio profondamente umano.
C’è un passero, un cuore rotto e l’intero mondo.
Passbroken non è soltanto la rappresentazione visiva della fragilità, ma è soprattutto il simbolo delle presenza minima che attraversa la vita senza lasciare tracce evidenti.
La creatura nata dal quasi-niente
La sua esistenza è silenziosa e il suo corpo non è fatto per assorbire i colpi, eppure, con le sue tenere ali, mette in discussione lo sguardo dell’universo.
Passbroken non è grande e nemmeno rumoroso: è una creatura nata dal quasi-niente che è destinata a rimanere tale. E una qualità, tra tutte, lo rende immortale: la curiosità tipica di nasce con il dono della creazione.
Passbroken quando vola crea arte: immagini in cui riconoscersi, parole nuove per gli invisibili e storie che si possono solo sussurrare.
Un piccolo petto
Il cuore rotto è il vero nucleo della narrazione e non appartiene solo a Passbroken, ma a ogni essere che entra in contatto con lui.
Rina preferisce il passero milanese e Passbroken affronta il dolore come l’eroe che, viaggiando, compie un atto di purificazione.
Anche la sofferenza può diventare scoperta se condivisa con altre anime. E sono sempre più misere, quelle anime, e sempre più ricche di stelle.
Ogni compagno di viaggio diventa uno squarcio nel petto di Passbroken; ogni perdita porta via un po’ di fiato e la mancanza di fiato accorcia la vita.
Restare nella propria filosofia, in un mondo pazzo, significa sacrificarsi per seguire un codice d’onore e quello di Passbroken si chiama connessione.
Sotto lo sguardo di un passero
L’uomo visto dal passero è vago, indifferente, e osserva senza comprendere. In questo contrasto il racconto trova la sua forza: ciò che è piccolo può diventare immenso e ciò che è immenso, a volte, desidera tornare piccolo.
Gli umani una volta adorano, poi rubano, poi scappano. Non stanno mai fermi gli uomini, forse perché non hanno ali e per questo sono sempre infelici.
Gli uomini fanno la guerra e si dimenticano di lasciarla andare, sentono freddo e si ostinano a conservare pezzi d’inverno in tasca, parlano con gli animali credendo che siano uguali a loro, ma non è così, perché anche la bestia, nella sua ferocia, è pura.
Giovanna Giordano – in questo volume edito da Apalós – ci regala un sogno che non mira a offrire risposte definitive, ma lascia al lettore una sensazione persistente: la fortuna d’aver incontrato qualcosa di delicato ed essenziale che continua a pulsare anche dopo l’ultima pagina.
E non sono semplici riflessioni strette in didascalie: non è presente nessuna consolazione per chi si lega a Passbroken e proprio in questa assenza di conforto si nasconde forse una forma diversa di vicinanza, quella che costringe a riconoscere ciò che spesso si preferirebbe evitare: la solitudine.
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