Mark Charitonov si affermò solo grazie alla perestrojka. Fra le sue opere “liberate” nella stagione post-comunista primeggia il magnifico romanzo breve “Una giornata di febbraio”, in cui Gogol incontra se stesso a Parigi. Indagine metafisica, racconto fantastico, labirinto in cui smarrirsi, perché l’arte è un gioco di riflessi…
Ucraino di nascita, ma cresciuto a Mosca, Mark Charitonov è scomparso nel 2024, a 87 anni, lasciando il segno come una delle figure più singolari e appartate della narrativa russa post‑sovietica, che fece anche i conti con un lungo periodo di forzato silenzio editoriale: dopo un esordio negli anni Settanta, la censura sovietica bloccò per oltre un decennio la pubblicazione delle sue opere. Solo con la perestrojka i suoi testi riemersero, rivelando una voce già pienamente formata, distante tanto dal realismo socialista quanto dal dissenso militante. In Italia, grazie alla casa editrice Il Saggiatore, era noto per Linee del destino, libro che ruota attorno a minuscoli frammenti di scrittura – biglietti, appunti, tracce minime, anche ambigue – scritti su involucri di caramelle. Questa attenzione per il dettaglio marginale e per la memoria come costruzione instabile costituisce uno dei felici nuclei della sua poetica e prepara il terreno per un magnifico romanzo breve, Una giornata di febbraio (160 pagine, 18 euro), proposto ancora da Il Saggiatore, grazie alla traduzione di Margherita Crepax
Il doppio e la morte di Puskin
Una giornata di febbraio di Charitonov si apre nel 1837, durante il carnevale parigino. Non c’è una precisa ricostruzione storica, la città è evocata attraverso lampi sensoriali: odori, rumori, luci. È più un luogo mentale, un palcoscenico dove il tempo sembra sospeso. Lo scrittore Gogol, in viaggio in Europa, vaga per la città, perde i compagni e si ritrova in un ristorante dove incontra… se stesso. L’apparizione del doppio è il dispositivo che permette a Charitonov di far collassare i confini tra autore, personaggio e maschera. C’è del grottesco che richiama certe atmosfere di Kafka e dello stesso Gogol. Il carnevale è uno spazio dove la percezione si incrina e la realtà si piega. L’atmosfera è sospesa, quasi febbrile: ogni dettaglio contribuisce a costruire un clima di inquietudine controllata, sono scarti minimi che mettono in crisi la stabilità dell’identità. L’incontro con il doppio, nel volume di uno scrittore di grande originalità come Charitonov, è solo il primo passo di un percorso che conduce Gogol a confrontarsi con la notizia della morte di Puskin durante un duello, come se la letteratura stessa fosse un territorio dove vita e finzione si contaminano senza soluzione di continuità.
Dove si annida la verità
S’interroga sull’illusione dell’arte e sulla natura della creazione letteraria, Charitonov, non solo scrittore in proprio, ma anche traduttore di Kafka, Canetti e Mann, che nella sua scrittura sa miscelare sensibilità mitteleuropea e tradizione russa. Il doppio di Gogol è la materializzazione dell’idea che ogni opera sia una copia che pretende di essere vera, un’impostura necessaria. Chi guarda quando osserviamo il mondo? Chi parla quando scriviamo? L’autore, il personaggio, il narratore e il lettore diventano parti di un unico dispositivo di specchi. Il libro, breve ma imperdibile, procede come un’indagine metafisica travestita da racconto fantastico, come un labirinto percettivo in cui il lettore è chiamato a smarrirsi. L’arte è un gioco di riflessi: ciò che vediamo è sempre un’immagine deformata, in cui si annida la verità.
Omaggio inquieto
Una giornata di febbraio è un buon punto di partenza per addentrarsi e comprendere uno scrittore affascinante come Charitonov. C’è naturalmente un “dialogo” con Gogol, non un’imitazione: se ne riprende la logica del grottesco, ma piegata a una sensibilità contemporanea. È un omaggio inquieto, un confronto con un padre letterario ingombrante, ma anche un modo per affermare la propria autonomia. È un dono quando la letteratura si specchia in se stessa con esiti così alti…
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