Una giornalista libera ed emancipata e una giovane domestica sono le protagoniste di “Prima e dopo” di Alba De Céspedes. Il romanzo racconta cosa significa essere donna in Italia nel dopoguerra, fra contagiose dinamiche di anticonformismo e indipendenza, fra turbamento e incomunicabilità fra i generi…
Nella vita arriva, prima o poi, un momento di presa di coscienza che diventa lo spartiacque fra il “prima” e il “dopo”. Il “prima”, può rappresentare un momento felice, spensierato, leggero, il cosiddetto tempo dell’ingenuità, mentre il “dopo” diventa il tempo della scoperta di sé, la ricerca del posto nel mondo. Questa transizione esistenziale coinvolge Irene, la protagonista del libro Prima e dopo (128 pagine, 16 euro) della scrittrice Alba De Céspedes, disponibile nel catalogo Cliquot. La pubblicazione di Prima e dopo avviene nel 1955, quando Alba De Céspedes (1911-1997), scrittrice italo-cubana è ormai conosciuta e apprezzata dalla critica. L’autrice, infatti, ha già pubblicato nel 1938 il suo primo best seller internazionale, Nessuno torna indietro e poi Dalla parte di lei (1949) e Quaderno proibito (1952). In tutti i libri citati Alba De Céspedes indaga la condizione della donna all’interno della società. In particolar modo, in Prima e dopo, la scrittrice racconta cosa vuol dire essere una donna indipendente nell’Italia del dopoguerra.
Due donne forti, equilibri capovolti
Chi sono le protagoniste di questo libro? Irene ed Erminia, che sembrano essere ai poli opposti e invece, sono donne simili.
Irene viene descritta come libera, emancipata, intraprendente: è una giornalista, vive da sola, si mantiene con il suo stipendio e non chiede aiuto alla famiglia che è di estrazione agiata, rifiutando il benessere borghese. Irene appare agli occhi del lettore solida, forte, risolta, colta e perfettamente affermata nella società. La protagonista è diversa dalle sue sorelle – una è suora e l’altra è una borghese mantenuta dal marito –, dalle sue amiche e dalle altre donne che fanno parte della società patriarcale degli anni ’50 del Novecento. Irene, ha mandato all’aria un matrimonio pochi giorni prima di sposarsi ed è l’amante di Pietro, un giornalista importante, colto e concentrato sul suo lavoro.
Erminia è la giovane domestica che lavora per Irene, originaria di un marginale paese di campagna. Una ragazza semplice, all’apparenza fragile, proveniente da un’altra classe sociale rispetto a quella di Irene, che crede che la massima realizzazione di una donna sia trovare un uomo ricco e vivere una vita di lussi.
Tra le due donne le differenze sono all’apparenza radicali: classe sociale, ambiente di provenienza, età, cultura e visione del mondo. Ed è dentro queste differenze che Alba de Céspedes fa esplodere la sua narrazione in maniera inedita e spiazzante, la scrittrice capovolge gli equilibri perché è la domestica ad avere un potere emotivo e psicologico sulla “padrona”. Irene si sente protetta e supportata da Erminia, le vuole bene e seppur apparentemente è lei che vive nella condizione di dominare la governante, Erminia ha una grossa ascendenza su Irene.
La presa di coscienza
Da un avvenimento insignificante, ossia le dimissioni come governante di Erminia – quest’ultima decide di ritornare a lavorare per la casa della signora Pasinotti, donna algida e crudele – si origina in Irene una profonda riflessione sul senso della vita.
Dopo il suo abbandono sentii quel gelo tornare a invadermi. Avevo paura, nel silenzio della casa deserta; tra le pareti della camera ormai quasi buia era rimasto l’odore giovanile e selvatico di Erminia e i miei pensieri continuavano a ricercare i motivi della sua risoluzione.
Il dopo di Irene, la sua presa di coscienza, è un pretesto di cui si serve l’autrice per descrivere e analizzare la condizione femminile negli anni del Boom economico italiano, il conformismo borghese, il disagio esistenziale, la solitudine dell’individuo e la consapevolezza delle sue scelte. Il romanzo di Alba De Céspedes parte dall’indagine di una figura femminile, ma arriva ad esplorare la precaria condizione umana.
L’abbandono di Erminia
Perché la governante lascia la casa di Irene, luogo sicuro, protetto e con condizioni di lavoro favorevoli e torna a lavorare per una vecchia borghese?
“Ma allora perché non rimani con lei” Le chiesi. “Perché lì quando sto in cucina penso che se riesco a sposare un signore non ci starò più neanche io e così il lavoro mi pare più leggero. Ma quando anche i signori lavorano che ti resta? Nemmeno la speranza di diventare come loro”. “Dunque non stavi volentieri con me?” Le chiesi. Erminia scrollò il capo, dicendo: “Le volevo troppo bene. Non ho mai fatto un soldo di cresta sulla spesa perché pensavo: poveraccia, se li guadagna come me, non c’è coscienza”.
Erminia lascia la casa di Irene per un semplice motivo: vedere l’indipendenza, la realizzazione di un’altra donna, la libertà le mette paura. L’anticonformismo inizia a essere contagioso, l’emancipazione di Irene ispira e spaventa la domestica con la sua carica sovversiva. Queste sono le motivazioni che si ricavano dalla lettura di Prima e dopo.
«Una donna che lavora vale più di quelle che si fanno mantenere», dice Erminia in un dialogo con Irene.
La scelta di Irene
Irene, dopo aver messo tutto in discussione: lavoro, rapporti sentimentali, amicizie e legami familiari, alla fine sceglie.
“Al mondo, prima o poi, bisogna scegliere tra la felicità e la ragione”.
Irene, perdendo Erminia – la rappresentazione felice di un legame istintivo –, resta sola con la “ragione” di Pietro. Quest’ultimo non comprende fino in fondo il turbamento della protagonista per l’abbandono della domestica. Questo sottolinea l’incomunicabilità tra i generi: Pietro vede solo una lavoratrice che se ne va, Irene vede il crollo di equilibrio sociale e personale.
Il romanzo è costruito sul prima e dopo della relazione tra le due donne, un equilibrio ricco di sfumature che mette a nudo le fragilità e la forza, destabilizza gli equilibri di potere. Alba De Céspedes con questo libro fa una riflessione profonda, acuta ed affilata sulla condizione della donna attraverso diverse sfumature. Il romanzo, seppur scritto nel 1955 appare ancora oggi attuale nei temi e nella dimensione dei personaggi. Una perla rara da non perdere.
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