Culicchia e il personaggio ritrovato che tutto travolge

Volgare, criminale, estremista di destra, razzista, misogino, politicamente scorretto. In “Uah! Vita e opinioni di Franz Zazzi, gentiluomo” Giuseppe Culicchia riprende per mano l’irresistibile figura di uno dei suoi primi romanzi. In un inarrestabile flusso di coscienza, col ritmo del parlato, Zazzi confessa picaresche disavventure e nefandezze in serie, sfidando il lettore, non abdicando al conformismo

Non chiamatela operazione nostalgia, sarebbe ingeneroso, irrispettoso. Se lo scrittore piemontese, di origine siciliana, Giuseppe Culicchia ha ripescato un personaggio di un romanzo di oltre vent’anni fa, è perché ha probabilmente chiuso i conti con gli anni Settanta e con la lotta armata (dedicando a quel periodo, negli ultimi anni tre libri, Il tempo di vivere con te, La bambina che non doveva piangere, Uccidere un fascista), proseguendo il suo percorso al fianco di una serie di personaggi “irregolari” e sopra le righe, un percorso variegato e profondo di scrittore non generazionale.

Trappole scansate

Giuseppe Culicchia è uno scrittore che ci piace perché, a turno, scontenta ogni parte politica, ricevendo critiche ora da destra ora da manca. Dal successo del suo volume di debutto, Tutti giù per terra, in poi, Culicchia ha fatto storia a sé: non si è accontentato, evitando la trappola di replicare formule magari vincenti nel breve periodo, ma non nel lungo. Ha sempre cambiato strada e spesso ha avuto ragione. Ha tradotto, ha scritto memoir, senza disdegnare invenzione e osservazione sociale, ha pubblicato libri satirici con vari bersagli, quasi sempre con uno sguardo leggero e feroce, scomodo e non allineato. Come nell’ultima opera, che diventerà a breve la penultima, perché è in uscita per Neri Pozza un altro suo titolo autobiografico, La mia Germania.

La confessione furiosa

In Uah! Vita e opinioni di Franz Zazzi, gentiluomo (159 pagine, 19 euro), pubblicato da Mondadori, Giuseppe Culicchia si ricollega più che idealmente a un suo romanzo del 2004, per Garzanti, ovvero Il paese delle meraviglie, un libro che guarda al 1977, alla provincia, introducendo una figura destinata a rimanere nell’immaginario dei lettori, Franz Zazzi. Un tipo così disinvolto da sciorinare lungo tutte le pagine una furiosa e irresistibile confessione, politicamente scorretta, in linea con certi personaggi di Irvine Welsh evocati dallo stesso Culicchia e con il blurb di Bret Easton Ellis, non un vezzo, non un ornamento, ma il riconoscimento di una parentela… estetica. Culicchia, come Ellis che ha tradotto e di cui conosce bene la poetica, non teme di dare voce a personaggi che mettono a disagio, che sfidano il lettore, che non si prestano a letture edificanti.

Un personaggio che “sfugge” al suo autore

Quando Culicchia lo aveva introdotto per la prima volta, Zazzi era il compagno di banco del protagonista, Attila: un adolescente sboccato, ripetente, che si dichiara fascista, Zazzi, uno specchio deformante. In Uah! quel personaggio – conosciuto dai lettori nel contesto di fine anni Settanta – ritorna e si ribella allo scrittore, lo chiama per nome («Pè»), lo affronta. Pretende di raccontarsi, senza filtri, senza chiedere redenzione di tanti eccessi, violenze, ma anche fragilità (c’è di mezzo la paternità, la figlia Francesca a lungo lontana…). Un modo originale per riflettere sul rapporto fra autore e personaggio, chi appartiene a chi?

La voce dei senza voce

Tra una bestemmia e un delirio, fra razzismo e misoginia, Zazzi racconta decenni di avventure, l’impiego da bodyguard nel mondo della pornografia, la regia di una rete di spaccio, le notti in discoteca, la tossicodipendenza, le rapine, la prigione, i rimpianti per il nazismo sconfitto durante la seconda guerra mondiale. Racconta – all’amico diventato scrittore – decenni e luoghi (le isole Egadi sono il suo ultimo approdo) lontanissimi fra loro, metropoli e periferie, mescolando alto e basso, con una lingua che ha il ritmo del parlato, ma nell’accezione migliore del termine. Un personaggio così, protagonista di un romanzo sfilacciato e picaresco, voce di un perpetuo flusso di coscienza, vale il costo del biglietto: esplosivo dal punto di vista narrativo, ingestibile e inaccettabile moralmente, è la voce di chi non ha voce.

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