Franco Faggiani, la Lunigiana e la pazza sfida di vendere libri

Una donna, vedova con un bambino, incapace di leggere e scrivere, riesce a cambiar vita… vendendo libri. Una storia di tenacia ed emancipazione, quella raccontata da Franco Faggiani ne “La luce del primo mattino”, con un omaggio ai bancarellai, venditori ambulanti di volumi, che idearono anche il premio Bancarella

C’è una zona di Italia incastonata tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna che prende il nome di Lunigiana. Una terra difficile, a volte dimenticata, dove Franco Faggiani torna nel suo ultimo romanzo per Fazi, La luce del primo mattino (276 pagine, 18,50 euro), per raccontare una storia che profuma di terra, libri e inchiostro, e si incardina su una prospettiva di resistenza e di rinascita. La Lunigiana è il territorio dove nel primo Novecento nacquero i bancarellai, i primi venditori ambulanti di libri. Tra Rozzano, Pontremoli e borghi che dall’Appennino guardano già il mare, uomini e donne coraggiosi si muovevano a piedi con pesanti gerle piene di storie da raccontare, e vendere in giro. Sono proprio quelli rappresentati sulla copertina del romanzo.

Un’avventura dentro la storia

Franco Faggiani traspone dati ed elementi reali in una storia romanzesca che, attraversando i decenni, permette di conoscere Dina Mite, diminutivo di Andina, giovane orfana e poi vedova analfabeta completamente dedicata all’orto e alla dura vita di campagna, e suo figlio Orlando, detto Lando, bambino e poi ragazzo di grande determinazione e tenacia, pronto a imparare tutto e ridarsi nuove e inaspettate opportunità. Ed è proprio dalle possibilità colte quasi per caso, o per segrete intuizioni, che si sviluppano i capitoli di questa storia, una rinascita pressoché perpetua fatta di scommesse, di coraggio, di amicizie importanti. Morto Olivero, il marito carbonaio, Dina si ritrova in grande difficoltà economica. È nella frattura col passato generata da questa crisi che scopre che, oltre alla fatica della campagna e degli animali, esiste un’altra attività iniziata da qualche avventuroso venditore tra i boschi e i borghi della Lunigiana: si possono vendere i libri. Per una donna incapace di leggere e scrivere, accettare questa sfida sarà una vera svolta, e nonostante un lavoro faticosissimo e stancante, per lo più svolto da persone ritenute fragili, come una donna e da un ragazzino, si snoderà un’avventura fatta di scommesse vinte, di cadute e nuovi sogni da realizzare. Un’avventura dove le storie saranno centrali.

Costruirsi tra le pagine

Tenacia ed emancipazione sono le batterie che animano la tempra della protagonista, e che Dina trasmetterà al figlio Lando che conosciamo ragazzino e vediamo crescere. I capitoli si dividono in più parti, seguendo lo sviluppo della storia piccola, quella familiare, e della grande Storia che sconvolgerà più volte i piani e le direzioni, ma sono narrati in prima persona da Dina e, alternativamente, dal ragazzo. Il lettore tocca così con mano le difficoltà e la fatica che i personaggi devono fare per sopravvivere, tra lavori nell’orto, nel bosco e con gli animali. Finché la scintilla dei libri non cambia tutto, tendendo la mano a una nuova vita. Questi insoliti oggetti da vendere, apparentemente senza scopo, sussurrano a Dina un’idea di futuro diverso, una storia che dapprima non era contemplata, ma che la porterà a fare di sé una nuova donna, emancipata, sicura, felice. Non è facile spostarsi di paese in paese convincendo un pubblico non abituato a leggere storie che lei stessa non sa leggere, figuriamoci vendere. Le cose, con la tenacia che caratterizza tutta questa storia, iniziano a raddrizzarsi. Ma soprattutto germoglia dalle pagine la voglia di riscatto di una donna che impara a leggere da adulta, e accetta sfide sociali, personali, fino ad approdare a Genova, nella grande città del porto dove costruire una prima bancarella di libri insieme all’amica e compagna di vita Stella. Un altro germoglio, che darà vita alle prime librerie traghettando i personaggi e la loro appassionante vicenda nel mondo di oggi.

Il Premio Bancarella

Sullo sfondo di questa storia c’è un omaggio che FRanco Faggiani fa a una realtà peculiare, quella dei bancarellai – i librai “itineranti” della Lunigiana. Furono proprio loro, nel 1952 a ideare quello che oggi è riconosciuto come premio letterario tra i più ambiti d’Italia, il Premio Bancarella. Il nome è frutto proprio dell’esperienza nata come una scommessa dalla tenacia dei tanti librai ambulanti che, di borgo in borgo, allargarono la vendita dei libri portati in spalla a un territorio sempre più ampio, fino ad arrivare nelle città, fino a “stabilirsi” con le bancarelle che danno il nome al premio, i primi germi delle librerie. Il merito di quei librai non è stato solo quello di sfidare le condizioni difficili di questo insolito commercio, ma di cogliere il potenziale di una merce insolita, percepita come “inutile”. È anche grazie a loro se il pubblico ha saputo appassionarsi alle storie, sostenendo un vero e proprio mercato editoriale. Intorno al Premio furono quindi da subito riuniti i veri protagonisti di questa storia, i librai, vere sentinelle del mercato del libro, che premiano ogni anno il libro più gradito dal pubblico. Il primo autore a vincere questo riconoscimento fu nientemeno che Ernest Hemingway, che lega il suo nome a Pontremoli, il borgo della Lunigiana dove ancora oggi si svolge il Premio Bancarella.

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