Maria La Tela, se il dolore è come un destino familiare

Due bimbe orfane, un padre vedovo e un ambiguo rapporto con la balia. Fra prosa concreta e incursioni visionarie Maria La Tela con “Nel nome tuo” allestisce un romanzo di donne che non trovano pace, oppure vulnerabili ma resistenti…

Ostro, tra anni Trenta e dopoguerra.

La storia si apre con un parto difficile: Maria muore pochi giorni dopo aver dato alla luce Amalia, lasciando il marito Salvatore, la figlia Teresa e la neonata in una casa svuotata.

Erminia, la nonna, trova in Luciè, balia segnata da lutti e violenze, una soluzione necessaria ma destabilizzante.

Teresa infatti, ancora bambina, reagisce all’assenza materna con una gelosia feroce che si intreccia a un immaginario religioso ossessivo e a visioni di un uomo calvo, presenza enigmatica che la accompagna negli anni.

Le sorelle si allontanano

Il legame ambiguo tra Salvatore e Luciè acuisce il conflitto domestico e spinge Teresa a rifugiarsi in convento, dove amicizie, rivalità e manipolazioni replicano le dinamiche di potere già sperimentate in famiglia.

Intanto la guerra irrompe: Amalia cresce tra nuove conoscenze e perdite, mentre le sorelle si allontanano, comunicando per lettere che restano per Amalia senza risposta, fino a quando il ritorno a Ostro riapre ferite e segreti mai elaborati.
Il romanzo di Maria La Tela, Nel nome tuo (328 pagine, 20 euro), per Ventanas edizioni, mette a fuoco la trasmissione del dolore come eredità morale.

Tensione continua

Teresa incarna una coscienza che non trova pacificazione: la fede diventa strumento di controllo, più che di salvezza, e la colpa e l’odio si trasformano in motore d’azione.
«Il tuo dolore ha generato una mente feconda, ma subdola, pericolosa»: il giudizio della superiora nei confronti di Teresa sintetizza una parabola in cui l’intelligenza emotiva scivola nella manipolazione.

Accanto a lei, Amalia offre un controcampo: vulnerabilità e resistenza che interrogano la possibilità di sottrarsi al destino familiare.
Lo stile alterna una prosa concreta, quasi cronachistica, a incursioni visionarie che rendono instabile la percezione del reale. I capitoli scandiscono un percorso simbolico che procede per accumulo e ritorni, con immagini ricorrenti (il corpo, lo sguardo, il silenzio) a costruire una tensione continua.

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