Rabbia e tenerezza, la “fuori posto” di Rossella Sorbara

Coraggio espressivo e consapevolezza stilistica ne “Il cielo è nero la terra blu” di Rossella Sorbara. Tra le pagine fa capolino una ragazza fuori da qualsiasi canone, alle prese con conflitti familiari, e la cui monotonia è spezzata dall’arrivo di un circo…

Nel panorama della narrativa italiana contemporanea, Il cielo è nero la terra blu (176 pagine, 17 euro) di Rossella Sorbara si impone come un oggetto letterario difficile da classificare e proprio per questo magnetico. È un romanzo, pubblicato da Neo edizioni, che lavora per sottrazione e densità, dove la parola non si limita a raccontare ma scava, graffia, trattiene.

Lo spazio degli outsider

Nicoletta, protagonista indimenticabile, è una ragazzina “fuori posto”, di quelle che non rientrano nei canoni: piatta, vestita con abiti smessi, lo sguardo curioso nascosto sotto un cappello a visiera. Vive in una piccola cittadina piemontese soffocata dal giudizio altrui, mentre sogna Torino, con la sua aria “nera e malsana”, luogo mitico dove la vita accade davvero. Accanto a lei c’è Cosimo, amico taciturno e complice nell’esclusione: insieme abitano quel margine che è insieme condanna e privilegio, lo spazio degli outsider che osservano il mondo con lucidità disarmante.

La frattura familiare

Ma il vero nucleo incandescente del romanzo è la frattura familiare. L’infanzia di Nicoletta implode quando nasce la sorella Giulia: da quel momento, la madre — segnata nel corpo e nella mente — diventa “quella lì”, una presenza distante, incapace di amore. È qui che Sorbara affonda il colpo, raccontando con precisione quasi chirurgica il trauma del rifiuto, il bisogno disperato di essere visti, toccati, riconosciuti.
L’arrivo del circo incrina la monotonia e introduce una dimensione quasi visionaria: Nadir, ragazzo rom immune al giudizio dei “gagi”, e soprattutto la trapezista, in cui Nicoletta crede di riconoscere la madre di un tempo, diventano figure di proiezione e desiderio. In questo cortocircuito tra realtà e immaginazione si gioca una delle intuizioni più potenti del romanzo: la costruzione di sé passa anche attraverso l’invenzione, il bisogno di riscrivere la propria storia per renderla sopportabile.

Racconto autentico, non addomesticabile

Sorbara intreccia rabbia e tenerezza, filosofia adolescenziale e crudezza quotidiana, restituendo una voce autentica, mai addomesticata.
Tematicamente, Il cielo è nero la terra è blu affronta questioni profonde quali identità, appartenenza e perdita senza mai cadere nel didascalico. Tutto passa attraverso una corporeità della scrittura che rende tangibili anche le emozioni più elusive. C’è una dimensione quasi sensoriale nella lettura: odori, colori, consistenze emergono con forza, creando un’immersione totale.
Neo edizioni conferma ancora una volta la propria attenzione per voci fuori dal coro, capaci di spostare l’asse della narrativa verso territori meno battuti. E Rossella Sorbara, con questo romanzo, dimostra una consapevolezza stilistica rara, insieme a un coraggio espressivo che non cerca compromessi.
Non è un libro “facile”, né vuole esserlo. Ma è proprio questa sua resistenza a rendere la lettura un atto necessario. Chi accetterà di entrarci, ne uscirà con la sensazione di aver attraversato qualcosa di autentico, di non addomesticabile. E, forse, con il desiderio di tornarci ancora.

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