L’universo Onetti, il disincanto è una questione di metodo

La narrativa breve di Juan Carlos Onetti torna nel volume “Tutti i racconti” e parla ai lettori con estrema modernità: l’autore uruguayano scrive della vita che non mantiene le sue promesse, dei fallimenti, di come perdere sia una lente attraverso cui leggere il mondo

Leggere Onetti oggi? Significa continuare ad affrontare una delle più riconoscibili e profonde scritture della letteratura ispanoamericana, di quelle che non cercano effetti speciali, ma densità, frasi avvolgenti e lunghe, che suggeriscono e alludono, con descrizioni che scavano dentro, procedendo per accumulo e improvvise accelerazioni. Juan Carlos Onetti, uruguayano di nascita, è uno scrittore profondamente moderno, che continua a parlare ai lettori con forza sorprendente, lontano da certe mitologie del Boom, estraneo alle posture profetiche, scrittore del margine, della deriva, della disillusione, del disincanto come una questione di metodo, dal lirismo spoglio, dalla scrittura essenziale, distante da García Márquez e dal suo continente mitico, distante da Vargas Llosa e dalla sua esplorazione della macchina sociale e politica del potere, ma non meno grande, Onetti, amatissimo da Bolaño .

Una forma diversa di modernità

Di cosa scrive Onetti? Di fallimenti, della vita che non mantiene le sue promesse. È un universo che anticipa certa narrativa della precarietà, della disillusione contemporanea, di solitudini, di desideri mancati, di vite che non trovano un centro. Parla di uomini e donne che cercano un appiglio in un mondo che non offre appigli. Leggerlo oggi significa accettare una forma diversa di verità: una verità che non si impone, ma che si insinua; che non illumina, ma che permette di vedere meglio nel buio. Leggere Tutti i racconti (564 pagine, 25 euro), splendido volume proposto dalla casa editrice Sur – prefazione di Matteo Nucci e traduzione di Angelo Morino e Gina Maneri –  significa attraversare circa sessant’anni della sua vita e della sua letteratura, entrare in un universo narrativo che non assomiglia a quello di nessun altro.

La sconfitta? Una forma di conoscenza

La città immaginaria di Onetti, Santa María, è uno dei grandi luoghi della letteratura latinoamericana del Novecento e attraversa tutta la sua opera. Non ha la vitalità mitica di Macondo, semmai appare come un organismo stanco, fatto di bar, stanze, uffici dove non succede molto, strade percorse da personaggi che si consumano lentamente, che sembrano sempre sul punto di sparire. Un luogo che è un teatro del desiderio frustrato, un paesaggio che riflette la fragilità dei suoi abitanti. Onetti è, infatti, uno dei più radicali inventori dell’antieroe moderno. I suoi personaggi non sono mai all’altezza delle proprie aspirazioni: vivono in un continuo scarto tra ciò che vorrebbero essere e ciò che riescono a fare. Questa attenzione alla vulnerabilità non è mai pietistica: è una forma di lucidità. Onetti guarda i suoi personaggi mentre si difendono con le armi che hanno: l’autoinganno, la fantasia, la rassegnazione. È qui che nasce la sua grandezza: nella capacità di trasformare la sconfitta in una forma di conoscenza, una lente attraverso cui leggere il mondo.

Il tempo e le donne

I racconti di Onetti sono il più delle volte percorsi da un tempo che non porta da nessuna parte, non produce cambiamenti, non risolve.
Una specie di immobilità che è una scelta precisa. Il tempo è interiore, fatto di esitazioni, di ritorni, di ripetizioni. Non scorre, ristagna, si ripiega su se stesso. I personaggi di Onetti vivono in un presente che non passa, per loro il passato è una nebbia, il futuro non esiste, è un orizzonte che non promette nulla, un’ipotesi che non si realizza mai, stallo più che progresso. Questa sospensione è spesso la condizione esistenziale dei personaggi: non agiscono, attendono. Non decidono, esitano. Non cambiano, si consumano, non imparano, non evolvono, non si emancipano. Forse le figure femminili percorrono altre orbite, sono forze, a volte salvifiche, a volte distruttive, sempre enigmatiche, spesso mettono in crisi l’identità maschile, rivelandola per ciò che è:fragile, incompleta, costruita su un equilibrio instabile.

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