Ben Pastor, Martin Bora e un misterioso omicidio a Odessa

Ben Pastor e Martin Bora tornano con “Lo specchio del pellegrino”. Protagonista ancora il soldato tedesco fedele alla moglie e alla patria, che non approva gli orrori nazisti, e si muove nella città caduta in mano all’esercito romeno alleato di Hitler, fra esecuzioni e deportazioni che riguardano soprattutto gli ebrei. C’è da indagare sull’assassinio di un maggiore

25 ottobre – 11 novembre 1941. Odessa e dintorni. Martin-Heinz Douglas Wilhelm Frederick von Bora, molto alto con capelli scuri e occhi verdi, nobile famiglia sassone (diplomatici militari proprietari terrieri, pure editori da un paio di secoli), genitori cugini di primo grado con una differenza d’età di trent’anni, padre naturale direttore d’orchestra morto e madre anglo-scozzese risposatasi col patrigno autorevole generale, sta per compiere 28 anni (l’11 novembre) agli inizi dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica ed è capitano nella 1° Divisione di Cavalleria sul fronte a Brjank in Russia. Va fuori in perlustrazione avanzata e incrocia una pattuglia nemica, si salva ma si trova col braccio sinistro rotto. Viene ingessato e all’ospedale militare arriva il tenente colonnello Gummert dell’Ufficio Crimini di Guerra, che gli ordina di partire per il Mar Nero, dovrà indagare sull’uccisione del maggiore Alt, giudice dello stesso Ufficio.

Dopo il ricovero, una nuova indagine

Non è un novizio, incarichi del genere li ha già ben affrontati in Spagna, Polonia, Francia, Grecia. Dal precedente agosto, dopo un assedio di due mesi, Odessa è caduta in mano dell’esercito romeno, alleato della Germania nazista. Non per la prima volta nella storia cittadina, sono in corso stragi arresti esecuzioni espulsioni deportazioni, che riguardano soprattutto ebrei. Chi e perché ha ucciso Alt non si capisce proprio: partigiani resistenti, nemici sovietici, odessiti indagati oppure è una questione privata? L’affascinante area costiera è piena di segreti, rivalità, vendette; nessuno sembra davvero voler aiutare Bora che s’arrangia fra comandi militari e bordelli abbandonati, chiese e ospedali. Si dota di un cavallo e di un auto, lentamente supera l’ostilità di falsi amici, prende note e appunti, gira e interroga molto, si conferma abile investigatore.

Avanti e indietro nel tempo

La bravissima docente universitaria americana Ben Pastor, di gioventù italiana (Maria Verbena Volpi, Roma 1950), pubblicò nel 1999 negli Stati Uniti il primo romanzo della splendida serie di Martin Bora. Bilingue, preferisce scrivere in inglese. Accanto a decine di altri romanzi storici e racconti gialli e a saggi di scienze sociali, da allora ne sono seguiti ben tredici della serie, ambientati fra l’estate 1937 e l’inverno 1944, narrati non in ordine cronologico, ogni volta con notevoli documentazione e cura per gli aspetti storici e geografici. La complicata biografia scelta per il ricco severo protagonista (si tratta di un soldato fedele, alla moglie e alla patria qui, pur contrario ai “metodi” nazisti) consente all’autrice di andare avanti e indietro nei tempi e nei luoghi del secondo conflitto mondiale, dagli antefatti spagnoli all’evoluzione della Germania nazista, approfondendo con cura storica ecosistemi geografici distanti e contesti sociali differenti. Non a caso per Bora si è parzialmente ispirata all’identità di Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg (Jettingen-Scheppach, 15 novembre 1907 – Berlino, 21 luglio 1944), il militare tedesco autore dell’attentato del 20 luglio contro Adolf Hitler, la nota Operazione Valchiria.

Un dramma sociale globale

Le prime pagine de Lo specchio del pellegrino (553 pagine, 18 euro) di Ben Pastor – edito da Sellerio con la traduzione di Luigi Sanvito – elencano i personaggi (come nei “gialli”, alcuni sono realmente esistiti), tedeschi, ucraini, romeni, russi e di altre nazionalità, prima della premessa storica dell’autrice e di una mappa della città di Odessa nel 1941 (opera della sorella Simona Volpi). L’avvincente narrazione è in terza sul protagonista, alternando spesso in prima e in corsivo il diario, gli appunti, le bozze di note e lettere del capitano (“originariamente” in minuto corsivo gotico). In esergo ai dodici capitoli Goethe (i primi quattro), San Paolo, Meister Eckhart (gli ultimi sette). Il titolo fa riferimento allo specchio interiore dell’investigatore pellegrino, che rende nitido ogni dettaglio e non concede illusioni, all’interno di un dramma sociale globale. In fondo una nota dell’autrice su luoghi, fatti e persone reali, i ringraziamenti, un breve glossario e la cronologia delle “inchieste” di Bora.

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