Vale la pena riscoprire Romain Rolland, Nobel 1915, e il suo romanzo breve “Pierre e Luce”, la storia di un amore post-adolescenziale nella Parigi della prima guerra mondiale, vulnerabile e segnata dalla paura. Un sentimento antidoto al male del tempo, una condanna di quella cieca assurdità che è ogni conflitto…
Un cuore semplice, anzi due. E un idillio d’amore sotto le bombe, la storia di due giovanissimi «uniti da una muta determinazione a non guardare al futuro», e poi anche un’invettiva contro ogni guerra, contro la prima guerra mondiale e contro la borghesia, ritenuta fra i principali responsabili del conflitto. Pierre e Luce (118 pagine, 12 euro) è un gioiello di Romain Rolland, pubblicato dall’audace casa editrice Storie Effimere, con sede a San Donà di Piave, specializzata nel recupero di autori dimenticati, mai tradotti o finiti fuori catalogo. L’incontro tra i due protagonisti avviene in una Parigi segnata dai bombardamenti, dove la vita quotidiana si mescola all’angoscia collettiva. Ed è un amore che è, in qualche modo, risposta e resistenza agli eventi bellici, antidoto alla violenza del tempo, al male del mondo. Un meccanismo ingenuo? No, per nulla, solo la naturale evoluzione sulla pagina delle idee coerenti di un pacifista radicale.
L’ammirazione di Zweig
Oggi Romain Rolland è uno scrittore dimenticato. Romanziere, drammaturgo, autore di biografie, storico dell’arte e musicologo, uno dei tanti francesi ad aggiudicarsi il Nobel – a lui toccò nel 1915, quando aveva quarantanove anni, sarebbe scomparso nel 1944. Romain Rolland conquistò la fama con quattro volumi pubblicati in circa nove anni, una quadrilogia completata nel 1912, intitolata Jean-Cristophe, con una forte vocazione europeista ante litteram, contro la logica dei nazionalismi. L’opera gli valse il Nobel, proprio mentre la Prima guerra mondiale iniziava a travolgere l’Europa. Rolland, che viveva allora in Svizzera, scelse una posizione scomoda, un pacifismo intransigente; questa posizione gli procurò ostilità in patria, ma consolidò la sua immagine di intellettuale indipendente, fedele a un ideale di giustizia più che a un’appartenenza nazionale. Infatuatosi di filosofie orientali e perfino dell’Urss, salvo ricredersi dinanzi al patto fra Stalin e Hitler, Romain Rolland ebbe amicizie con intellettuali di spessore internazionale, da Hesse a Freud a Zweig, che firma uno scritto su Rolland (definito «una guida della nostra generazione»), proprio in coda al volume edito da Storie Effimere, tradotto da Beatrice Stefani.
La morte attorno a loro
Mentre tutto o quasi, attorno a loro, parla di morte, trovano teneramente rifugio l’uno nell’altra, Pierre e Luce, in una Parigi vulnerabile, segnata dalla paura: lui è un giovane di buona famiglia, lei una ragazza pragmatica e vitale, che vende riproduzioni neanche troppo fedeli di quadri famosi, un espediente per sopravvivere, cosa che fa anche la madre di lei, sopravvivere, operaia in una fabbrica di armi; si incontrano quasi per caso, Romain Rolland racconta i nemmeno due mesi che, fino al Venerdì santo, vivono con il cuore sopra le nuvole. L’inquieto Pierre, che ha un fratello maggiore al fronte, si prepara a essere richiamato, ma è convinto che non cederà mai alla violenza, agli istinti, forse nemmeno allo spirito di sopravvivenza.
«Quello che so» disse Pierre, offeso dall’insistenza del fratello «è che quando sarò laggiù, non ucciderò».
Contro l’ipocrisia delle vecchie geerazioni
Eppure, i due innamorati non lo sanno, la guerra è pronta a divorare i loro corpi, le possibilità di immaginare un futuro e i sogni che covano, la guerra è un’assurdità cieca, capace di sopraffare la fragilità umana. Ora, come allora, è intatta la forza di questo libro breve ma potentissimo, che condanna la guerra, ombra che inghiotte qualsiasi cosa sfiori. Mentre attorno infuria il male, e ne sa qualcosa anche chi vive nel 2026, basta una storia d’amore post-adolescenziale, vissuta fino in fondo, come forma di difesa e resistenza al male assoluto e all’ipocrisia delle generazioni adulte che rubano adolescenze e mandano i propri figli sull’orlo dell’abisso, in difesa di una patria che loro, a cominciare da Pierre, non riconoscono più…
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