Dimenticare ed essere dimenticati, Cristò vedeva lontano

Alle origini di Cristò, uno dei migliori nomi della scena italiana. Ripubblicato il suo romanzo “Sull’orizzonte degli eventi”, omaggio dichiarato a John Barth, protagonista un vecchio e famoso autore che, leggendo un libro, non ricorda di averlo scritto. Un recupero importante, un volume su vuoto e assenza…

Il senso di Cristò per la… gavetta. Cristò chi? Quello di Penultime parole, portato in libreria da Mondadori, con fascetta firmata da Mario Desiati, premio Strega? Quello che scrive libri per ragazzi, griffati Giunti? Sì, anche lui, ma soprattutto quello che ha costruito passo dopo passo un mondo letterario, una lingua, una capacità di intercettare personaggi, azioni, pensieri. Cinquantenne, ex libraio e anche musicista, capace di conquistare traduzioni anche con opere pubblicate da coraggiose sigle indipendenti, Cristò deve tanto a editori come TerraRossa e Neo, e ancora più a ritroso nel tempo, correva l’anno 2011, all’editore Il Grillo, che pubblicò L’orizzonte degli eventi. Titolo che corrisponde all’identikit (tassello fondamentale nel percorso di autori di talento, spesso introvabili) che finiscono nella collana Fondanti di TerraRossa. Titolo che nella nuova edizione è diventato Sull’orizzonte degli eventi (100 pagine, 13 euro).

Quando la memoria si sfalda…

Snello, ma molto denso, questo vecchio libro di Cristò dimostra di non essere… vecchio. Riemerge come oggetto narrativo ancora attivo, ancora capace di lasciare il segno su chi gli sta intorno, sui lettori che gli stanno addosso. La riedizione di TerraRossa è un’intuizione felice. Giovanni Bartolomeo, anziano scrittore celebre, legge e rilegge il suo romanzo più famoso senza ricordare di averlo scritto. Lo insulta, lo respinge, lo teme. Il libro diventa un oggetto estraneo, un frammento di un passato che non gli appartiene più. Attorno a lui, Caterina e Davide orbitano come satelliti instabili: la figlia e l’agente. L’abilità dell’autore sta nel restituire la soglia in cui la memoria si sfalda, il punto in cui il tempo smette di scorrere e comincia a ripetersi, la zona grigia in cui un padre non riconosce più la figlia e un artista non riconosce più la sua creatura: l’orizzonte degli eventi è così il limite oltre il quale nulla torna indietro, un modo di guardare il mondo quando il mondo si ritrae.

Un paradosso narrativo, un cortocircuito

Il romanzo nel romanzo non è un gioco postmoderno, ma una ferita aperta. Giovanni legge la storia di Donatello – il ragazzo che diventerà scrittore – e non riconosce la propria voce. È un paradosso narrativo che funziona come un cortocircuito. Espliciti sono i riferimenti a un grande della letteratura, John Barth, esplicito e cercato è l’omaggio. Siamo di fronte a un romanzo di fantasmi senza fantasmi: ciò che perseguita è l’assenza, la possibilità di essere dimenticati, il timore d’essere in qualche modo cancellata è quello con cui fa i conti Caterina, la figlia di Giovanni Bartolomeo. Rileggere Sull’orizzonte degli eventi significa confrontarsi con un libro che vedeva lontano, con occhio profetico, pagine in cui si intuivano molte delle inquietudini della nostra attualità.

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