I “sette libri per la primavera” di… Rocio Marian Ciraldo

Un’agitatrice culturale innamorata della letteratura sudamericana e sette consigli di lettura in linea con questa passione: libri famosi di autori importanti, ma anche titoli di scrittori non sufficientemente noti alle nostre latitudini. Rocio Marian Ciraldo, che cura l’ufficio stampa della casa editrice Gran via, è divulgatrice culturale su più fronti (la newsletter Sudestada su Substack, il blog Claveldelaire e il podcast su Spotify Fuori dal giocoe firma suggerimenti che rinnovano l’appuntamento con la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)

“Il deserto” di Jorge Baron Biza (La Nuova Frontiera), traduzione di Gina Maneri

Opera unica di uno scrittore maledetto e sfortunato. Libro a cui sono legatissima, e con cui ho deciso di iniziare la mia avventura di divulgatrice culturale su Substack (qui il link). Comincia così: le carte del divorzio sul tavolo, per porre fine a un matrimonio tossico. Lui, dandy al tramonto; lei importante figura pubblica nell’Argentina degli anni ‘60. E poi, il gesto folle: un raffinato bicchiere da whisky pieno di acido scagliato da lui contro il viso di lei. In mezzo il figlio, impotente. Il distacco con cui quel figlio, che è lo stesso scrittore Jorge Baron Biza, scrive questa storia è un’avvisaglia dell’abisso, della domanda terribile che per sempre lo affliggerà: il morbo della violenza è ereditario?

“Gennaio” di Sara Gallardo (Solferino), traduzione di Bruno Arpaia

Con una prosa poetica che ricorda Rulfo e un’ambientazione rurale e asfittica alla Faulkner, Sara Gallardo ci porta nella Patagonia di metà ‘900 e nella testa di Nefer, una sedicenne che si porta dentro un terribile segreto. Il peggior tipo di solitudine, quello che provi pur essendo circondato/a da gente che però non ti capirà mai, il bigottismo religioso, le ingiustizie sociali e la mancanza di speranze di una ragazza umile, raccontati con grandissima sensibilità ed empatia da una scrittrice, Sara Gallardo, che era nata invece in una delle più illustri famiglie di latifondisti argentine ma non volle mai farne parte.

“Gli anni falsi” di Josefina Vicens (Angelica editore), traduzione di Isabel Espinosa Arronte e Gianni Caria

La storia della perdita d’identità di un figlio che non riesce a liberarsi di un padre violento, arrogante e prevaricatore, nemmeno dopo che questi è morto. Ne eredita abitudini, vestiti, amici, e persino l’amante. Una fortissima critica del machismo da parte di una delle più grandi scrittrici messicane di sempre.

“In dicembre tornavano le brezze” di Marvel Moreno (Castelvecchi), traduzione di Monica Molteni

Scrittrice meravigliosa, che ha lottato per tutta la vita per essere riconosciuta come tale e perché il suo talento letterario non fosse offuscato dalla sua bellezza e dal machismo della società colombiana. È diventata poi, purtroppo, una delle tante scrittrici dimenticate post-mortem. Con una prosa sinuosa e ricchissima e un’ottica intimista, Marvel Moreno racconta qui una storia corale in cui la resistenza, la violenza patriarcale e la sensualità attraversano tutte il corpo delle donne.

“Glossa” di Juan José Saer (La Nuova Frontiera), traduzione di Gina Maneri

Un romanzo che parte da un fatto piccolo: una festa di compleanno alla quale i due protagonisti, che dialogano tra loro, non sono stati invitati. Da qui si alternano contraddizioni, variazioni, anticipazioni e ridondanze che rendono impossibile ricostruire una storia unica e attendibile. Il punto è: ha senso farlo? Tutto si svolge in 55 minuti e 21 isolati di camminata, un tempo sufficiente per insinuare in noi lettori il dubbio su tutto ciò che crediamo di percepire e di vivere. Glossa è una lettura complessa, filosofica, in cui si rischia di perdersi ma il finale è una vera folgorazione.

“L’illusione monarca” di Marcelo Cohen (Gran vía), traduzione di Francesca Lazzarato

Inquietante romanzo breve di uno scrittore argentino purtroppo poco noto in Italia, ma il cui progetto letterario consisteva nel limare il più possibile la linea che separa il realismo dal genere fantastico. L’illusione monarca del titolo riprende un verso di Trilce, raccolta poetica del peruviano César Vallejo, e si riferisce al mare, che è «un’illusione di continuità che a ogni istante si disintegra in violenze». Protagonista è un detenuto condannato per traffico illegale di ghiandole di feti e rinchiuso nel carcere più insolito che si possa immaginare: uno in cui le porte di ogni cella sono aperte sulla spiaggia. Tra liti violente e tentativi di fuga, il dubbio atroce dei prigionieri è se il mare restituisca davvero la libertà, o dia solo la morte.

“La chiamata” di Leila Guerriero (Sur), traduzione di Maria Nicola

Questo libro ha appena vinto il Premio Strega Europeo, ed è la prima volta che lo vince sia un’autrice latinoamericana che un’opera di non-fiction. È un ritratto, un saggio narrativo, una riflessione su dove può spingersi il/la giornalista nell’intervistare una persona che ha vissuto cose terribili; e su come raccontare quell’orrore senza morbosità. Silvia Labayru è una ex-guerrigliera del movimento di estrema sinistra Montoneros, durante la dittatura argentina fu torturata dai militari e partorì in prigione. Dopo qualche tempo, però, fu rilasciata con sua figlia. Entrambe vive. Iniziò allora un altro incubo: quello di essere accusata di avere tradito i suoi ex-compagni. Solo Leila Guerriero poteva raccontare una storia così fitta di chiaroscuri.

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