Felix Nesi, violenze e diseguaglianze nel sud-est asiatico

Timor tra la fine del colonialismo portoghese e l’aggressione indonesiana, un assalto notturno e una guerra che coinvolge generazioni. Con uno stile sensoriale e intenso Felix Nesi, in “Gente di Timor” restituisce un tempo di paura e sopravvivenza, accendendo i riflettori su una realtà troppo marginale nella letteratura contemporanea…

Nel Timor degli anni Novanta, tra villaggi isolati, caserme militari e cappelle cattoliche, si racconta una terra segnata dall’occupazione indonesiana e da decenni di violenza politica.

Un’ora prima che gli assassini attaccassero la casa di Martin Kabiti, la notte della finale della Coppa del Mondo, il sergente Ipi era andato a prenderlo con la sua moto.

Il romanzo Gente di Timor (216 pagine, 19 euro) di Felix Nesi si apre nella notte della finale dei Mondiali del 1998: mentre gli uomini del villaggio si ritrovano alla stazione di polizia per guardare Francia-Brasile, la casa di Martin Kabiti viene assaltata da un gruppo armato deciso a regolare i conti con il passato.

I salti temporali di un conflitto

Da questa scena iniziale la narrazione si allarga, ricostruendo le vicende che hanno trasformato il villaggio di Oetimu in un luogo sospeso tra paura, memoria e sopravvivenza.
Attraverso continui salti temporali, Felix Nesi segue le conseguenze della fine del colonialismo portoghese e dell’invasione indonesiana, mostrando come la guerra abbia attraversato intere generazioni. La storia passa dagli ultimi anni dell’amministrazione portoghese alla nascita della resistenza indipendentista, seguendo personaggi che, pur provenendo da mondi diversi, finiscono per essere legati dallo stesso conflitto. Un funzionario portoghese abbandonato dal proprio paese trova rifugio tra i rivoluzionari timoresi; una giovane sopravvissuta alle violenze dell’occupazione viene accolta in un villaggio remoto e dà alla luce il futuro sergente Ipi, cresciuto tra il culto degli antenati e il potere militare. Intorno a lui si muovono ex guerriglieri, sacerdoti combattuti tra desiderio e vocazione, donne segnate da lutti e soprusi, studenti brillantissimi costretti a confrontarsi con la povertà, uomini spezzati dall’alcolismo o dalla guerra e giovani reclutati nella resistenza clandestina.
Le relazioni tra questi personaggi si intrecciano lentamente fino a ricondurre tutto alla notte iniziale della finale dei Mondiali, quando rancori, vendette e memorie della guerra riemergono con violenza.

Un romanzo corale

Attraverso le loro vite il romanzo racconta anche la storia di Timor Est: la repressione militare, la propaganda anticomunista, la presenza della Chiesa cattolica, i rituali ancestrali e le profonde disuguaglianze sociali emergono in modo naturale dalla quotidianità del villaggio.
Lo stile di Nesi è intenso e immersivo, ricco di dettagli concreti, immagini sensoriali e improvvise esplosioni di brutalità.
Un grande romanzo corale, questo di Felix Nesi – edito da Utopia nella traduzione di Elena Ricchitelli – che unisce dimensione privata e tragedia storica, restituendo voce a una realtà raramente raccontata dalla narrativa contemporanea.

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