I “sette libri per la primavera” di Sara Cavarero

Spazia tra classici e libri più recenti, con un occhio di riguardo per la penisola iberica. E non potrebbe essere altrimenti, i suggerimenti di lettura sono quelli di Sara Cavarero González, torinese di madre spagnola, traduttrice (anche del recente “La penisola delle case vuote” di David Uclés, ne abbiamo scritto qui) editoriale da catalano, spagnolo e portoghese. I suoi consigli arricchiscono la nostra rubrica più amata (qui tutte le puntate)

“La cura” di Concita De Gregorio (Einaudi)

Una narrazione personale e intima, ma al tempo stesso universale e condivisibile. Una narrazione che non è, come potrebbe sembrare, sulla malattia, ma sulla guarigione, sulla cura, sul mondo interiore che cambia facendo cambiare anche quello esteriore, nel mondo del “dopo”. Ci sono un prima, un dopo e un tempo del “durante” che è il tempo prezioso della scoperta, dell’osservazione con occhi nuovi, delle amicizie che cambiano, ritornano, svaniscono. Un tempo del durante che prepara al tempo del dopo perché sia prezioso e non negoziabile. Un tempo del durante in cui la malattia non è battaglia, ma è quello che è: malattia. Da curare. Con cura.

“Il quaderno grigio” di Josep Pla (Settecolori), traduzione di Stefania Maria Ciminelli

In un periodo in cui la letteratura catalana si sta facendo strada con tante pubblicazioni anche qui in Italia, credo che non debba passare inosservata l’uscita di questo libro, impegnativo e importante, che non seduce con grandi colpi di scena, ma che è una guida nell’osservazione ordinaria del mondo e, in particolare, della Catalogna e dell’Europa di inizio Novecento (la vita provinciale prima, a Palafrugell, poi Barcellona, l’università, i caffè, il dopoguerra). Ed è anche l’osservazione della nascita di uno scrittore, di un giovane studente catalano che, nel 1918, inizia a scrivere un lungo diario in cui mostra il suo apprendistato trasformando le pagine in un esercizio di costruzione della propria voce.

“Io e la lepre” di Chloe Dalton (Neri Pozza), traduzione di Marinella Magrì

Davanti a un cucciolo, difficilmente ci si ferma a valutare lo spazio del rispetto, necessario soprattutto se si tratta di un animale selvatico. Ed è proprio quello che fa, invece, la scrittrice e protagonista di questo libro delicato: trova una lepre, sola, senza la madre, nella campagna in cui si è rifugiata durante la pandemia, e decide di intervenire, di salvarla, ma fin da subito decide anche di rispettarla e non trasformarla in una animale da addomesticare. La osserva, non la umanizza (motivo per cui non le darà mai un nome), si fa tentare, e resiste. E in questo incontro scopre anche una parte di sé, la capacità di amare senza trattenere, l’osservazione della natura e dei suoi ritmi (e dei propri ritmi). Un libro che è pace, che aiuta a rallentare e a trovare un luogo di serenità a cui tornare. Un libro che ci porta per mano nel mondo di questi piccoli animali, ma ci permette di addentrarci in quel mondo solo con la delicatezza dell’autrice, camminando piano per non spaventare la lepre, per permetterle di essere lei a decidere fin dove ci possiamo avvicinare.

“La memoria dell’albero” di Tina Vallès (Solferino) traduzione di Sara Cavarero

Non voglio essere autoreferenziale, ma non posso evitare, quando mi si chiede quale libro consiglierei, di citare questo piccolo gioiello che è il primo romanzo di Tina Vallès edito in Italia e al quale ho avuto il piacere di lavorare. Perché? Perché c’è poesia, perché in poche pagine si parla di tutto: infanzia, famiglia, memoria, incontro tra generazioni.
La storia ruota attorno a Jan e Joan: un bambino e suo nonno. Un nonno che inizia a perdere parti di sé, parti di memoria che vengono accolte dal nipote nel tentativo di custodirle e non permetterne la perdita. È un libro sulle radici, da leggere con calma, godendosi ogni pagina come fosse una poesia.

“Weyward” di Emilia Hart (Fazi), traduzione di Enrica Budetta

Una storia avvincente che ci trascina nella vita di tre donne: Altha (accusata di stregoneria nel Seicento), Violet (adolescente ribelle negli anni Quaranta) e Kate (donna dei giorni nostri che scappa da una relazione cercando rifugio nel Weymard Cottage). Una storia al femminile, che si legge tutta d’un fiato, con tre voci narranti che creano un continuo senso di attesa in chi legge e si immerge in atmosfere che hanno un qualcosa di selvatico, di ancestrale, di misterioso. Un romanzo sulla forza del femminile, sul controllo esercitato nei secoli sulle donne; donne viste come “streghe” in quanto libere, scomodo, curiose. Donne che, insieme, trovano la forza.

“La Spagna è diversa” (People) di Roberta Cavaglià

Mi pare di sentire risuonare la voce di mia madre arrabbiata quando mi diceva: «sembra che la Spagna sia solo paella e flamenco» e poi «quando sentivo dire che le spagnole erano ‘calienti’» mi veniva il voltastomaco. E finalmente ecco un libro, breve, una sorta di pamphlet, che parte proprio dalla distruzione dei soliti stereotipi per andare a fondo nella realtà di un Paese. E lo fa con dati, lo fa con storie, lo fa con l’attenzione giornalistica che merita l’argomento trattato. Lo fa rovesciando e rendendo “diverso” già il titolo che parte da uno slogan adottato nel 1959 dal ministero del Turismo franchista e viene appunto utilizzato in modo diverso, per una Spagna diversa: una Spagna reale. Una Spagna fatta di crisi abitativa, crisi climatica, migrazioni, turistificazione e tanto altro.

“Dona Flor e i suoi due mariti” Jorge Amado (Garzanti), traduzione di Elena Grechi

Un romanzo che è un capolavoro. La storia, ambientata a Bahia, di Dona Flor che resta vedova del primo marito, Vadinho – giocatore, seduttore, irresponsabile e al tempo stesso irresistibile –, e sposa in secondo nozze Teodoro – farmacista rispettabile, fedele, prevedibile –. E tuttavia, Vadinho ritorna, sotto forma di spirito. Questo il nucleo del romanzo che è molto di più. È Bahia come personaggio vivo, come protagonista con i suoi mercati, le sue feste, le sue superstizioni, la sua religiosità. È un romanzo che forse può in parte sembrare datato, ma che ha la freschezza della scrittura di Jorge Amado a renderlo intramontabile.

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