Matteo Nucci, Platone e la filosofia come avventura amorosa

La filosofia del desiderio e l’eros come conoscenza, nell’incontro dei corpi e delle anime, in “Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci. Mappa emotiva e intellettuale dei celebri dialoghi platonici, il romanzo fonde felicemente narrazione e saggistica

Niente cronache efferate, niente ombelichi da scandagliare. In un panorama letterario affollato da altro, la scelta di Matteo Nucci di rimettere al centro della scena la grande tradizione classica si rivela un atto di straordinaria freschezza. Lo fa con un voluminoso e riuscito romanzo, Platone. Una storia d’amore (576 pagine, 22 euro), edito da Feltrinelli, che nella corsa al premio Strega proverà a ritagliarsi uno spazio da guastafeste. Un’opera che ci ricorda come la filosofia non sia un monumento da venerare a distanza, ma un fuoco ancora acceso, una conversazione mai interrotta che continua a interrogarci sul senso profondo dell’esistenza.

Mito, fragilità e passioni

Matteo Nucci, romano, classe 1970, ha dedicato gran parte del suo percorso intellettuale a scardinare l’equivoco secondo cui si tende a considerare la filosofia antica come un esercizio algido, un repertorio di formule polverose e di astrazioni lontane dalla carne. Con il suo ultimo lavoro prova, ambiziosamente, a sottrarre uno dei più grandi pensatori dell’Occidente alle raggelanti accademie per restituirlo alla dimensione che gli è propria, quella del desiderio – che neanche la morte può interrompere, e dell’eros, forza motrice che il presente sembra aver smarrito. La filosofia diventa così l’avventura amorosa per eccellenza, un cammino che non si compie nella solitudine della mente, ma nell’incontro, nello scontro e nella seduzione reciproca dei corpi e delle anime. Già in alcune sue precedenti prove, come Le lacrime degli eroi e L’abisso di Eros, Matteo Nucci ha costantemente indagato il nesso tra il mito, la fragilità umana e la forza delle passioni. Ma in Platone. Una storia d’amore si supera. Con una prosa fluida e avvolgente ricostruisce il clima della democrazia ateniese, i vicoli caldi di Atene, i dialoghi serrati nei ginnasi e un Platone che è, principalmente, un uomo ferito dalla morte di Socrate, un intellettuale che pensa all’unico modo di onorare il maestro, continuare a praticare la sua stessa scandalosa arte: quella di far nascere la verità attraverso il calore della discussione.

L’inappagamento dell’amore

L’opera si sviluppa come una mappa emotiva e intellettuale dei celebri dialoghi platonici. L’amore, per il Platone di Nucci, non è un sentimento pacifico, ma un demone – quel daimon socratico – che lacera, inquieta e costringe a muoversi. Chi ama non è mai appagato, si trova in una condizione di perenne mancanza, ed è proprio questa indigenza a innescare la ricerca filosofica. La scrittura abbandona ogni rigidità concettuale per farsi racconto teatrale, in cui le figure di Alcibiade, di Agatone o della misteriosa Diotima riprendono vita con la stessa urgenza di personaggi di un romanzo contemporaneo. La saggistica si fonde felicemente con la forza della narrazione, il rigore filologico non soffoca mai la tensione drammatica. Il felice connubio tra profondità dei contenuti e accessibilità stilistica pone questo libro di Matteo Nucci tra i più belli delle ultime stagioni, specie fra quelli capaci di ibridare i generi e di offrire strumenti interpretativi per il presente attraverso il recupero dei grandi miti fondativi.

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