Peyton Place fece tremare l’America, bentornata Grace Metalious

Il peccato di aver scritto la verità ha sempre inseguito Grace Metalious e il suo “Peyton Place” che torna nelle librerie italiane e, piaccia o meno, è un classico. Un libro che ha difetti e imperfezioni, ma è autentico e a suo modo femminista. Negli anni Cinquanta squarciò il velo su una società ipocrita, sulla disparità di genere, sulle diseguaglianze sociali, raccontando tradimenti, aborti, violenze domestiche. Quello che l’America non voleva farsi ricordare, ma che tutti corsero a leggere…

Benedetta la casa editrice Blackie che colma un vuoto, ripubblicando Peyton Place (496 pagine, 22 euro) di Grace Metalious, nella traduzione di Adriana Pellegrini; un libro non più pubblicato, prima da Longanesi e poi da Einaudi. Indipendente, giovane, attenta alla letteratura contemporanea e alla riscoperta di autori trascurati, Blackie ha creduto, a ragione, di riportare in vita quello che, piaccia o meno, è un classico. Non come Melville o Philip Roth, ma in virtù di un’autenticità che ha aperto la strada a una lunga serie di narrativa provinciale americana, anche sul grande e sul piccolo schermo, che hanno inquadrato piccole cittadine dove tutti si conoscono e tutti fingono. La scrittura di Metalious, con tutti i suoi difetti, ha una qualità rara: è vera. E le storie che racconta si reggono sulle gambe di esseri umani contraddittori, che fanno scelte sbagliate per ragioni comprensibili, che cercano la felicità con mezzi inadeguati, che si perdono e a volte si ritrovano. Questa umanità, che la critica alta bocciò come banalità, è il cuore di un romanzo che non si può non leggere.

Il tempo più equo della critica

Nel 1956, una giovane casalinga del New Hampshire, Grace Metalious, scrisse un libro che nessuno avrebbe dovuto leggere. Almeno, secondo molti bibliotecari, preti, educatori e buona parte della stampa. Nelle sue pagine raccontava la vita di una cittadina dove le facciate bianche delle case coloniali nascondevano adulteri, incesti, aborti clandestini, alcolismo e violenze domestiche. Grace Metalious aveva semplicemente tolto la vernice da un mondo che preferiva considerarsi immacolato. Il risultato fu un cataclisma editoriale, record di vendite nelle librerie, un film, una serie televisiva, processi per oscenità e una trasformazione radicale del modo in cui l’America guardava la propria provincia. Grace Metalious morì di cirrosi epatica, trentanovenne, convinta di aver fallito. Pensava di aver sprecato la propria vita, di non essere stata una vera scrittrice. La critica, per decenni, le diede ragione, relegandola nel dimenticatoio dei best seller effimeri. Ma il tempo è un giudice più equo di certa critica. Oggi sappiamo che Peyton Place è un libro importante. Non impeccabile, ma che ha scansato il disprezzo e conquistato una riscoperta: il peccato di quel che racconta Grace Metalious non è il sesso, non è la violenza, non è l’incesto, è la verità. La verità che le comunità umane si costruiscono sulle menzogne, che la rispettabilità è spesso un alibi per la crudeltà, che le donne soffrono in silenzio perché il loro dolore è considerato indecente. Per questo Grace Metalious è stata punita.

Un sottosuolo di segreti, vergogne e dolori

L’autrice di Peyton Place si sposò giovanissima con George Metalious e divenne madre di tre figli. Viveva in un villaggio rurale di meno di tremila anime, dove il marito era preside della scuola superiore. La sua esistenza era quella di tante donne americane degli anni Cinquanta del secolo scorso: cura dei figli, faccende domestiche e solitudine, in una comunità dove tutti si conoscevano e tutti giudicavano. Ma Grace non era adatta a quel ruolo. Leggeva voracemente, sognava di scrivere, e osservava il mondo circostante. La scintilla del romanzo si accese nel 1954, quando una barista di Gilmannon confessò di aver ucciso il proprio padre. La donna, costretta per anni a sopportare i suoi abusi, aveva sparato dopo che lui aveva tentato di violentare la figlia. Il caso scosse la comunità, ma venne presto archiviato. Grace Metalious iniziò a raccogliere storie, a parlare con le donne del posto, a scoprire che esisteva un sottosuolo di dolore, vergogna e segreti tenuti a bada con la forza della convenzione sociale. Grace Metalious battezzò il suo romanzo con il nome di una cittadina immaginaria e la collocò nel Maine, lontano da casa, ma vicina nella geografia… morale. Il libro uscì il 24 settembre 1956, pubblicato da Julian Messner, una casa editrice di New York specializzata in narrativa popolare. Nessuno si aspettava un successo, ma quella verità senza eufemismi scosse l’America che usciva dalla guerra, che prosperava economicamente, ma sentiva crescere un disagio sotto la superficie del boom.

Tanti personaggi, nessuno innocente

Peyton Place è un affresco corale. La cittadina è il vero personaggio, e i suoi abitanti ne sono le cellule, i nervi, le ferite. Il romanzo si snoda attraverso le vite di diverse famiglie, intrecciate da legami di parentela e complicità. Al centro della vicenda troviamo c’è Allison MacKenzie, ragazza sensibile e ambiziosa che sogna di diventare scrittrice e di fuggire da Peyton Place. È il personaggio più vicino all’autrice: osservatrice, insoddisfatta, prigioniera di un ambiente che la soffoca. La madre di Allison, Constance, gestisce un negozio di tessuti e nasconde un passato scandaloso: ha messo al mondo una creatura fuori dal matrimonio, e la cittadina non l’ha mai perdonata. Questo segreto, uno dei motori della trama, è chiave tematica del romanzo, la vergogna femminile come meccanismo di controllo sociale. Poi c’è Selena Cross, la giovane che Metalious modellò sulla barista di Gilmanton. Selena vive in una capanna alla periferia, sopporta un patrigno violento e alcolizzato, e alla fine uccide lui per difendere la propria dignità. Il suo processo è il climax del romanzo, il momento in cui tutte le ipocrisie di Peyton Place vengono esposte alla luce di un’aula di tribunale. La galleria dei personaggi è vasta, la struttura del romanzo è deliberatamente frammentata. Si passa da una storia all’altra con una rapidità che a volte disorienta, tra il bene e il male, l’amore e l’odio, la purezza e la corruzione. Non ci sono personaggi completamente innocenti. Persino Allison, la voce più autorevole della narrazione, è costretta a riconoscere che la sua aspirazione a fuggire è anche una forma di codardia.

Quanti tabù infranti

I dialoghi sono uno dei punti di forza di Peyton Place. Grace Metalious ha l’orecchio per il linguaggio provinciale, per le frasi fatte che nascondo il giudizio, per le battute da salotto che pungono come coltelli. Quando le donne di Peyton Place si incontrano per il tè, parlano di ricami e di ricette, ma il sottotesto è sempre lo stesso: chi ha peccato, chi sta peccando, chi sta per essere scoperto. Il vero scandalo del romanzo, però, è tematico. Nel 1956, in America, si poteva scrivere di omicidio, di furto, perfino di guerra, ma non di sesso. E soprattutto non di sesso femminile, non di desiderio, non di piacere, non di aborto. Peyton Place infrange tutti questi tabù. Parla di masturbazione, di relazioni extraconiugali, di ragazze che perdono la verginità prima del matrimonio, di donne che rifiutano la maternità. E lo fa con una naturalezza che è più offensiva della trasgressione stessa. La pubblicazione del romanzo scatenò una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto prevedere. Nelle prime settimane, il libro venne sequestrato in diverse città, i procuratori distrettuali aprirono indagini per oscenità. Le autorità religiose lo inserì nella lista delle letture proibite, associazioni organizzarono roghi di protesta, anche se raramente bruciarono copie fisiche, alcune librerie rifiutarono di esporlo, biblioteche lo relegarono nei magazzini. Ma il divieto alimentò il desiderio. Peyton Place divenne il libro che tutti volevano leggere ma nessuno voleva ammettere di aver letto. Le vendite esplosero. Julian Messner dovette ristampare il romanzo ogni settimana, e alla fine del 1956 fu in cima alle classifiche del New York Times.

Successo, denaro e autodistruzione

Il successo travolse anche la vita di Grace Metalious. Da casalinga sconosciuta divenne una celebrità, intervistata, invitata nei talk show, oggetto di fotografie scandalistiche. La stampa la presentava come una sorta di mostro: una donna che scriveva di sesso, che tradiva il marito, che beveva, che non si curava dei figli. La realtà era più complessa, ma l’immagine pubblica la divorò. Il marito, George Metalious era il preside della scuola della cittadina in cui vivevano, e il romanzo della moglie lo esponeva a un ridicolo insostenibile. I personaggi di Peyton Place erano riconducibili a persone reali. Il dottor Makris, il preside seduttore, era chiaramente ispirato a George stesso. La cittadina si sollevò: petizioni, minacce, richieste di dimissioni. George Metalious perse il lavoro, il matrimonio vacillò, e la famiglia finì per trasferirsi. Ma il danno peggiore per Grace fu l’isolamento. Diventò una paria letteraria: i critici la snobbarono, i circoli letterari la esclusero, e persino i colleghi scrittori di romanzi popolari la guardarono con sospetto. Era troppo vera, troppo pericolosa, troppo vicina alla realtà. Il successo le diede denaro, ma non legittimità. E il denaro la condusse a un consumo eccessivo di alcol, a relazioni disastrose, a una spirale di autodistruzione che si concluse con la morte prematura. La trasposizione cinematografica, nel 1957, fu un successo immediato, anche se molto diverso dal libro, con toni ammorbiditi e un effetto culturale enorme, facendo conoscere Peyton Place a un pubblico che non avrebbe mai comprato un libro. Sette anni dopo arrivò anche una serie televisiva, praticamente una soap opera, dall’effetto paradossale. Da un lato, banalizzò ancor di più il romanzo. Dall’altro, lo rese immortale, perpetuò il mito, pur svuotandolo del contenuto politico.

Donne che combattono

Grace Metalious scrisse un libro femminista in un’epoca in cui la parola stessa era sospetta. Le sue donne non sono vittime passive: combattono, mentono, tradiscono, uccidono se necessario. Selena Cross non aspetta il salvatore maschile: prende un fucile e si libera del proprio aguzzino. Constance MacKenzie non si scusa per aver avuto una figlia fuori dal matrimonio: costruisce una vita indipendente, anche a costo dell’isolamento sociale. Allison rifiuta il destino di moglie e madre per inseguire la propria vocazione artistica. I critici dell’epoca non seppero riconoscere i toni da denuncia sociale, come le diseguaglianze nel rapporto tra classe e sessualità che il sogno americano ignorava: a Peyton Place, le donne ricche possono permettersi di nascondere i propri scandali, le donne povere sono esposte alla pubblica vergogna. Solo negli anni Settanta alcune critiche iniziarono a rileggere il romanzo con attenzione. Si comprese che Grace Metalious aveva anticipato temi che diventavano centrali per il movimento femminista: la violenza domestica, il diritto all’aborto, la sessualità femminile come campo di battaglia politico. Il suo libro merita di sopravvivere, di essere letto e amato. Antidoto in una società che ha fatto molti progressi, ma in cui accade ancora che le piccole comunità puniscano chi esce dai ranghi, in cui la vergogna sociale continua a essere un’arma potente, specie contro le donne, e la facciata di rispettabilità nasconde abusi che nessuno vuol vedere.

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