Uno dei migliori libri di viaggio di tutti i tempi è “La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier, che assieme al pittore Thierry Venet, compì una traversata epocale per gli anni Cinquanta. Un viaggio fatto con pochissimi mezzi, contando solo sulla propria benevolenza verso il mondo e viceversa…
«Potete davvero fidarvi, perché avete tra le mani uno dei più grandi libri di viaggio di sempre, non solo letteratura di viaggio, ma molto di più: un viaggio nella letteratura» si legge nella prefazione al libro di Nicolas Bouvier La polvere del mondo (432 pagine, 15 euro) del 1963, ripubblicato da Feltrinelli nel 2020. In compagnia del pittore (e fisarmonicista) Thierry Venet, autore degli schizzi contenuti nel volume, Nicolas Bouvier, il grande scrittore, fotografo e giornalista svizzero, compì una traversata epocale dai Balcani all’India, negli anni Cinquanta, in un periodo in cui la strada non aveva perso la sua voce millenaria e la fobia dello straniero non aveva ancora contaminato il mondo.
Una Topolino che arranca
I due partono portandosi dietro l’essenziale, cioè la voglia di immergersi in altre culture e tradizioni, e lo fanno a bordo di una Topolino che continua ad arrancare e a fermarsi continuamente, venendo assalita da nugoli di bambini scalzi, spinta su per le montagne roventi della Persia o caricata su camion dai freni guasti per compiere una tratta che proprio si rifiuta di coprire. In mezzo a tutte queste disavventure che sono, esse stesse, pilastri portanti di un viaggio e materia incandescente dei ricordi, scorrono sotto i nostri occhi pastori nomadi, cammelli, poliziotti, pecore, ruote sgonfie, canti che si perdono nell’alba e stelle, così tante e così chiare da poter disegnare le montagne in una notte nel deserto.
Zero barriere, giudizi e pregiudizi
L’intento dello scrittore è lineare quanto complesso da realizzare: vedere e capire il mondo che ha di fronte senza porsi filtri e barriere, senza avanzare giudizi e pregiudizi. Viaggiare senza denaro, così da rendere necessario fidarsi di chi ci ospita, sapersi adattare e saper fare di tutto, saper incontrare il mondo che si visita e da esso lasciarsi attraversare. Il viaggiatore diventa così entità sacra perché vulnerabile, lontano dalla sua terra, dagli affetti, potendo contare soltanto sulla propria benevolenza verso il mondo e su ciò che questa benevolenza può rimandargli indietro.
Non un semplice racconto
A chiudere il cerchio è poi la sapiente scrittura di Bouvier, mai didascalica, mai prevedibile e soprattutto in grado di resistere alla tentazione di sostituire l’esperienza sul campo con prolisse descrizioni. Il viaggio, ed è questa una delle tante meraviglie di questo volume, non è mai raccontato, ma sempre vissuto sulla pelle dei viaggiatori, coperta dalla polvere del mondo. Perché il viaggio, sembra dirci Bouvier, non si presta a delle regole scritte: voi pensate di farlo, ma è il viaggio che “vi fa, e poi vi disfa”. È il viaggio che, se vissuto con lo spirito giusto, basta sempre a sè stesso.
Guarda il video di Carmela Scotti, disponibile anche sulla sua pagina Instagram (clicca qui)
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