Ida Sassi, che è anche valente traduttrice dal francese, è al quinto episodio della serie gialla dedicata al vicequestore Guido Valenti. Ne “I giorni della solitudine” il protagonista fa i conti con due fronti che si sovrappongono, la scomparsa della moglie e un cadavere che ha a che fare con la dinastia milanese di un colosso farmaceutico…
Un romanzo per chi conosce la serie che ha come protagonista il vicequestore Guido Valenti, ma anche per chi ne è all’oscuro. L’autrice – che è anche una valentissima traduttrice dal francese, a cominciare da Georges Simenon – è Ida Sassi. I giorni della solitudine (328 pagine, 18 euro), pubblicato da Leone editore, quinto episodio della serie, non è un semplice noir, non si accontenta di risolvere un caso, ma che vuole capire cosa resta dopo che la verità è stata trovata. L’indagine non basta a spiegare ciò che accade e la psicologia dei personaggi diventa il vero campo di battaglia. Senza effetti speciali, cercando la verità delle emozioni, la fatica delle decisioni, la fragilità che si nasconde dietro ogni gesto.
La manager che sfugge alle definizioni
In questo episodio il vicequestore Guido Valenti fa i conti con il rapimento di Isabella, la moglie, durante una breve fuga dalla città. È un colpo che incrina la sua capacità di restare lucido mentre un caso di enorme portata lo richiama a Milano. Da quel momento, ogni passo è un tentativo di tenere insieme due fronti che si sovrappongono, fino a diventare indistinguibili. Al centro dell’indagine c’è la dinastia dei Mandelli, proprietaria di un colosso farmaceutico e custode di una lunga tradizione di potere. La figura più esposta è Lisa, manager brillante e inquieta, trovata accanto a un cadavere in circostanze che la polizia non riesce a decifrare. Lisa è il personaggio che più sfugge alle definizioni. Forte e vulnerabile, determinata e disorientata. È una presenza che obbliga Valenti a interrogarsi su ciò che vede e su ciò che preferirebbe non vedere. La sua storia personale, segnata da fragilità negate e da un ambiente familiare che confonde protezione e dominio, diventa una lente attraverso cui osservare un mondo che preferisce occultare le proprie crepe.
Che tensione fra indizi ed esitazioni
Parallelamente, Valenti riceve una serie di comunicazioni minacciose, sempre più dirette, sempre più intime. La minaccia non riguarda più l’indagine, ma la sua identità di uomo, marito, investigatore. La solitudine evocata dal titolo del volume di Ida Sassi è la condizione in cui Valenti si ritrova. È un territorio mentale dove la legge e la vendetta si guardano da vicino, senza più confini netti. Il romanzo mette in scena diverse forme di solitudine: quella di Guido, che teme di perdere ciò che ama; quella di Lisa, cresciuta in un ambiente che non ha mai previsto per lei un posto sicuro; quella di chi ha scelto il denaro come unico linguaggio possibile; quella di chi si isola per non essere più ferito. Il ritmo è serrato, ma non frenetico: ogni scena ha il tempo di depositarsi, ogni dialogo apre una possibilità che non viene subito chiusa. La tensione nasce da questa alternanza tra movimento e sospensione, tra indizi e esitazioni. Una bella sorpresa, una bella scoperta.
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