Due cuori in fiamme in una grigia Londra, due giovani donne vivono un amore clandestino. Attraverso loro Han Suyin in “Amore d’inverno” racconta una passione che è anche odio, e poi il costo della codardia e il modo in cui il passato non guarito avvelena il presente…
Ma di quell’inverno, l’inverno di Mara, continuo a sentire la sostanza, la trafittura della felicità come fosse dolore, un’estasi che divampa, nonostante il male che poi ci facemmo; persino quando quella felicità cercai di ucciderla.
Un breve romanzo che ci ricorda come l’amore, anche quando è perduto, lasci un’impronta indelebile, una ferita che non smette di far male. Poche pagine in cui si può trovare tutto ciò che la letteratura sa dire a proposito di ciò che non si può rimediare. È un bellissimo recupero Amore d’inverno (175 pagine, 15 euro) di Han Suyin, che fa capolino nel catalogo della casa editrice Storie Effimere, grazie alla traduzione di Silvia Amalia Di Cocco; la valorizzazione di un romanzo breve sull’amore fra due donne, a cui sta stretta l’etichetta di opera queer: pubblicato inizialmente nel 1962, in coppia con il racconto di una storia d’amore eterosessuale, non fu rieditata fino al 1994. Un libro quasi nascosto, dunque, un testo sul costo della codardia, sulla fragilità delle connessioni umane, sul modo in cui il passato non guarito avvelena il presente.
Calore in una stanza fredda
Rosalie Elisabeth Kuanghu Chow nacque nel 1917 a Xinyang, nella provincia cinese dell’Henan, figlia di un ingegnere cinese di origine Hakka e di una madre fiamminga. Assunse il nome Han Suyin, che significava “voce comune”. Medico, scrittrice, attivista politica, sostenitrice della Cina maoista pur senza aderire mai al partito comunista, morirà a Losanna nel 2012, a novantacinque anni. È universalmente nota per il romanzo L’amore è una cosa meravigliosa, divenuto film che vinse qualche Oscar. Amore d’inverno è un altro universo rispetto a gran parte della sua produzione, è il frammento più intimo e meno celebrato. Non c’è la Cina, non c’è la politica, non c’è la grande Storia. C’è solo una stanza fredda e due corpi che cercano calore, nel college medico femminile di Londra. E c’è qualche indizio che porta a pensare che ci siano tracce di autobiografia. Nel 1944, Han Suyin era effettivamente nella capitale inglese per studiare Medicina, seguendo il marito Pao-Huang Tang, un uomo violento, un militare che morirà nel 1947 durante la guerra civile cinese.
Un desiderio feroce
Bettina Jones, soprannominata Red, è una studentessa di Medicina nel 1944, anno in cui una grigia e Londra ancora tossiva le polveri dei bombardamenti. Nella sua squallida pensione conduce un’esistenza da orfana indurita. Arriva Mara Daniels, compagna di corso, sposata con un uomo d’affari svizzero, elegante e profumata, e Red la desidera immediatamente, con la ferocia di chi non ha mai posseduto nulla. L’assenza del marito Karl, spesso in viaggio per lavoro, lascia campo libero a un’intimità che cresce in segreto, in una camera doppia affittata, un rifugio dal mondo. La voce narrante di Red arriva in un futuro lontano, quando l’amore è già cenere, e quella prospettiva di rimpianto avvelena ogni pagina di bellezza.
Fra passione e distacco
Han Suyin, oscillando tra distacco e passione, non scrive per scandalizzare. Red odia Mara con la stessa intensità con cui la ama.
Ero già innamorata di lei. Fin dal primo istante.
Eppure a volte sentivo che Mara aveva su di me l’influsso di un incantesimo maligno, qualcosa da cui dovevo liberarmi. Ero incantata, ma anche terrorizzata. Aveva un potere su di me, e io gliene serbavo rancore. Scrivendo ora queste righe, torna l’antica esaltazione, e anche l’antico odio e il desiderio di ferire.
Amore d’inverno è una gemma che ha bisogno di farsi scoprire da lettori curiosi, voraci, stufi di storie scontate. Han Suyin torna dal passato per ricordarci quanto è bello trascorrere del tempo leggendo.
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